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Lavori in corso a Milano

Fontana mette mano (robusta) alle utilities e ai trasporti. Sulle infrastrutture soffia il vento M5s

10 Giugno 2018 alle 06:07

Lavori in corso a Milano

Foto LaPresse

Lo tsunami che sta attraversando la Lombardia politica – alimentato dall’onda lunga del governo carioca, e chissà quali conseguenze potrà avere, sul lungo periodo, dalla travolgente vittoria del governatore Attilio Fontana (che ha sepolto con 20 punti le aspettative del sindaco di Bergamo Giorgio Gori ma anche rosicchiato elettori a Forza Italia) e che sta archiviando anche il sistema di potere di Bobo Maroni – rischia di coinvolgere anche il mondo delle utilities locali. E non è detto che sia un male. Anche se l’arrivo di un lombardo no-tutto alle Infrastrutture qualche preoccupazione nel mondo delle grandi opere la sta già provocando. Andiamo per ordine.

IL CASO PEDEMONTANA - Fontana ha preferito chiarire subito la sua posizione, a scanso appunto di equivoci targati Cinque stelle: la Pedemontana va completata, perché serve al territorio. E con l’aria che tira (leggi Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture) il governatore lombardo non perde occasione per ricordare che l’autostrada è un’opera fondamentale per la Lombardia. La Pedemontana deve essere fatta. Tutta. “La prima parte è sicuramente importante, ma solo quando sarà conclusa l’infrastruttura potrà realmente esprimere tutte le proprie potenzialita”. Vanno ancora risolte “alcune questioni di carattere burocratico-amministrativo, ma non possiamo dimenticare che e’ un’opera che interessa a tanti e che potrà contribuire in maniera positiva alla mobilità regionale”, spiega il pacato Fontana.

 

L’ADDIO A LOMBARDIA MOBILITA’ -L’affondamento del progetto Lombardia Mobilità è la prima vera picconata al sistema voluto da Bobo Maroni. Costruita attorno all’alleanza con le Fs-Anas di Renato Mazzoncini, Lombardia Mobilità (50% della Regione) doveva gestire il sistema stradale regionale e in futuro le ferrovie locali. Fontana ha bloccato tutto e restituito le strade alle province. Sulle ferrovie locali, tormento dei pendolari, partita aperta con Fs, ma senza complessi d’inferiorità.

 

TRENORD MON AMOUR - E a proposito di pendolari, il governatore non ha nascosto il disappunto per com’è gestita l’azienda di riferimento: Trenord. Si parla da tempo di un ricambio dei vertici ma il nodo da sciogliere è la qualità del servizio. Trenitalia (Fs) ha fatto un’offerta: 160 nuovi treni entro il 2022, in cambio del controllo della società “in leasing”. Fontana ci sta pensando, perché risparmierebbe oltre un miliardo e mezzo. E poi sai mai che il governo carioca non decida di avvicendare Mazzoncini con un bravo manager lombardo, esperto di trasporti, già presidente della Sea…

 

BREBEMI ANDATA E RITORNO - Tanto sofferta, tanto amata, tanto odiata. E’ L’A35 Brebemi, l’autostrada direttissima Brescia-Milano contestata dagli ambientalisti, voluta ad ogni costo dal presidente Francesco Bettoni, che permette di evitare le eterne code sulla A4 per raggiungere il capoluogo lombardo in un amen. Costata sangue e lacrime, ora passa di mano: Intesa Sanpaolo, che attraverso Autostrade Lombarde ne controlla il 55,7%, ha deciso di cedere al gruppo F2i. Una scelta strutturale che negli auspici rafforzerà il sistema della mobilità lombardo.

 

LOMBARDIA INFORMATICA, sorvegliata speciale. Fontana ha anche deciso di accendere un faro su tutte le aziende regionali. Ma è chiaro a tutti che l’azienda sulla quale le verifiche (due diligence) saranno impietose è Lombardia Informatica. 470 addetti, stipendi per quasi 32 milioni di euro, 210 milioni a carico della Regione. Fontana vuole vederci chiaro e poi agire di conseguenza.

 

A2A IL GIOIELLINO - Ma si vota a Brescia. A2A ha chiuso il 2017 con ricavi a quota 5,91 miliardi di euro, in aumento del 16% (817 milioni di euro) rispetto all’anno precedente. La società va forte. I due comuni (Milano e Brescia) che la controllano hanno lo stesso colore, per ora. Ma domenica si vota a Brescia e il vento potrebbe cambiare. Se uno dei due candidati – per il centrodestra Paola Vilardi, (avvocato voluto da Forza Italia) o Guido Ghidini, esponente pentastellato – la spuntasse sul sindaco uscente Emilio Del Bono (Pd), si riaprirebbero probabilmente i giochi sulla governance di A2A. Oggi molto renziana. 

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