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Toninelli e i Signor No

Fare infrastrutture o deludere il Movimento? Dilemma per un ministro

7 Giugno 2018 alle 06:11

De Siervo & Co. contro il comitato di conciliazione grilloleghista

Danilo Toninelli (foto LaPresse)

Un paese come l’Italia, se vuole puntare a innovarsi e cavalcare il futuro, non può fare a meno di un continuo miglioramento delle proprie infrastrutture materiali e immateriali”. Sembra di leggere la dichiarazione ambiziosa di un neo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. In effetti il virgolettato è tratto dall’intervista di ieri del Sole 24 Ore a Danilo Toninelli. Il problema è che il ministro pentastellato non è credibile quando dice che dal suo punto di vista le infrastrutture sono un “volano” per l’economia, se non a patto di credere a una conversione in tempi record verso un sano pragmatismo. E non solo perché la linea grillina è da sempre quella di associare le grandi opere e l’edilizia alla corruzione e alle colate di cemento.

 

Toninelli ha un problema ulteriore rispetto ad altri suoi predecessori che hanno affrontato i movimenti del No, come quelli contro l’Alta velocità ferroviaria per merci e passeggeri o contro le infrastrutture stradali.

 

Il nuovo ministro verrà valutato su quello che riuscirà a fare, ma dovrà opporsi agli oppositori che sono la constituency del M5s e che il grillismo ha allevato e pasciuto per anni. O altrimenti avrà le proteste, con tanto di cartelloni, sotto al ministero di Porta Pia. Le prime avvisaglie ci sono già. Come scriveva Italia Oggi, la politica del No ha fatto la prima vittima: i grillini vogliono bloccare il potenziamento del raccordo autostradale che da Milano porta a Firenze o a Roma – e collega l’ovest e l’est del paese – permettendo di scavalcare l'imbuto di Bologna. Ovvero il “nuovo passante di Bologna”, già approvato da un accordo tra stato e regione Emilia Romagna. Toninelli è avvisato: “Confermo – dice Marco Piazza, consigliere bolognese M5s – che vogliamo bloccare l’opera”. Concorda il collega grillino Massimo Bugani: “E’ una delle prime opere folli italiane da fermare”. La Lega si accoda. Se Toninelli vorrà essere un pragmatico ministro delle Infrastrutture dovrà deludere il Movimento, o rischierà di spaccare il paese a metà.

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Commenti all'articolo

  • vinci61

    07 Giugno 2018 - 17:05

    Quando si decide di cambiare una legge si dovrebbero avere idee chiare su cosa cambiare e come cambiare. Non fare proclami in nome della semplificazione. Ricordo a me stesso e a Voi che il Codice degli Appalti è cosi complicato per evitare, in primo luogo, le infiltrazioni mafiose negli appalti e nei subappalti. Poi quando si propongono cambiamenti su di una legge si dovrebbe avere il buon gusto di studiarla. Io sono 4 anni che la applico e ancora oggi ho diverse lacune. Il ministro il giorno dopo la fiducia ha già capito cosa cambiare? Beato lui.

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  • odradek

    odradek

    07 Giugno 2018 - 12:12

    Lo so, lo so, non si può fare, è squalificante in partenza, andrebbe evitato in ogni confronto civile, ma come minchia si fa, guardando Toninelli, a non pensare a Lombroso? Soprattutto quando all'evidenza dei tratti somatici e dello sguardo si affianca il "senso" dell'eloquio? Riuscirà nella missione impossibile di far rimpiangere Di Pietro? Si accettano scommesse

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  • alessandrogradenigo

    07 Giugno 2018 - 08:08

    Il problema verrà risolto rimandando sine die l’opera...

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