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Come si fa a governare la Lombardia. Appunti post 4 marzo

Caso per caso, tutto il risiko delle partecipate della regione. Nomi, strategie, bilanci e idee

10 Febbraio 2018 alle 06:17

Come si fa a governare la Lombardia. Appunti post 4 marzo

Il progetto Arexpo

Roba complicata, guidare la Regione Lombardia. Perché ci vuole prima il consenso, per vincere le elezioni. Al contempo ci vogliono le idee, merce pur sempre rara. Infine, per dirla con Marcinkus, una vecchia, neppure la chiesa si governa con le Ave Maria. E dunque, per governare una Regione, bisogna fare i conti con le partecipate. Il sistema di gestione del potere, l’erogazione dei servizi, il volto della Regione sul territorio, il punto di contatto con i cittadini. Non c’è niente di più fondamentale delle partecipate: agiscono sul sistema del credito, sulla tecnologia, sulle infrastrutture, sul rilancio urbanistico di Milano, sulle esposizioni, sul sistema di case popolari, sui trasporti su ferro e gomma, sul sistema sanitario. Appunti per il dopo 4 marzo. Vediamo nel dettaglio.

 

CASSAFORTE O BANCA? - Il dilemma, per Finlombarda è questo. Fino ad oggi Finlombarda è stata il braccio operativo della Regione. Direttamente dipendente dall’assessore più pesante, a livello di potere, del sistema Maroni, ovvero Massimo Garavaglia (Bilancio), alla presidenza fino al 2019 ha Michele Vietti, già deputato, membro del Csm, sottosegretario. Garavaglia se ne va a Roma a fare il deputato. Finlombarda è la cassaforte di Regione Lombardia. Ma da grande, se l’ambizione del nuovo governatore andrà nella direzione dell’aiuto alle categorie produttive, Finlombarda potrebbe diventare una banca territoriale. La sfida per Finlombarda è quella di andare verso le piccole e le medie imprese non solo con i bandi di finanziamento, ma con un’azione strutturata nel tempo.

 

TEMPORANEAMENTE OFFLINE - Lombardia Informatica ha molti problemi. Non tanto di conti e bilanci. Quanto di prospettiva. Uno slogan del sito istituzionale recita: “Ecosistemi digitali, processi telematici, reti tecnologiche e soluzioni online. Per far funzionare il sistema regionale e migliorare la vita alle persone”. Nel 2017, a due anni dall’archiviazione della governance duale, alla presidenza è stato nominato Giorgio Caielli, già segretario della Lega di Gallarate. E’ in scadenza. A Lombardia Informatica è mancato il progetto, in questi anni. Dai tempi della tessera sanitaria (con tutti gli intoppi del caso), quello che dovrebbe essere il gigante dell’IT, non ha performato: il sistema per le assegnazioni delle case popolari? Il sistema per le agende condivise nella riforma sanitaria? Tutto vago. Manca il progetto a quello che era una volta un feudo di Sant’Ignazio La Russa e che invece adesso pare un castelletto abbandonato. Fontana o Gori avranno da metterci le mani.

 

UN BINARIO CHIAMATO DESIDERIO - Di tram non ne ha, la Regione. Però tramite FNM Group, che a sua volta “possiede” Trenord (insieme alle Ferrovie è di Mazzoncini), l’operatore che fa viaggiare le carrozze sulla rete RFI. Il tema della proprietà e di Trenord e dell’infrastruttura a terra andrà affrontato radicalmente, sollecitato anche dall’ultimo incidente di Pioltello. Regge una parità assoluta di proprietà tra FNM e le Ferrovie? O manca un polo forte? Tema da affrontare tenendo conto che la Regione, con la presidenze Gibelli in FNM, ha investito tra il 2015 e il 2025 ben 2 miliardi e 100 milioni in treni nuovi. Inoltre nel 2016 il piano strategico ha dato il via libera a una vasta azione di rafforzamento macroregionale. Verso Est FNM ha acquisito il 50 per cento di ATV Verona, ed è presente in modo indiretto in  ATVO (Venezia Orientale) e MOM (provincia di Treviso). Poi c’è stata l’alleanza con Brescia e Bergamo. Verso Ovest, invece, è stato ricostituito il triangolo industriale grazie all’accordo Toti (azzurro), Maroni (Lega), Chiamparino (Pd). L’acquisizione di FNM al porto di Genova ricostruisce il triangolo e fa risparmiare ben 6 giorni alle merci verso il cuore dell’Europa rispetto ad Anversa o a Rotterdam. Sempre sui trasporti è da capire che cosa succederà a SEA: il Comune di Milano vuole venderla. La Regione potrebbe acquistare, magari all’interno di una holding complessiva di nuova costituzione.

 

NOSTALGIA DEL MOTORINO - Per la precisione, dello scooter che Antonio Rognoni usava per andare a controllare tutti i cantieri che in qualche maniera avevano a che fare con Infrastrutture Lombarde. Al punto che, il giorno dopo i guai giudiziari, il Corriere della Sera ne fece un ritratto oltremodo lusinghiero malgrado – appunto – la tempesta. Tempesta che non è finita e che ha portato a richieste di condanna pesantissime. A fine febbraio dovrebbe esserci il giudizio su Rognoni. Ma intanto Infrastrutture Lombarde ha visto progressivamente ridotto il proprio perimetro. Se sotto il formigonismo all’apogeo era una struttura che ha gestito la realizzazione di decine di ospedali, strade e autostrade, adesso rimesta nell’ordinarietà. Nulla più. Un po’ poco per una Regione che dovrebbe avere ambizioni.

 

FIERA DELLA FIERA - La Regione è sempre stata orgogliosa del proprio sistema fieristico. Ad oggi la Fiera Spa, la società che gestisce il polo fieristico di Rho Pero, è al centro di un profondo rinnovamento interno. Gli elementi di razionalizzazione sono già presenti, ma la strategia si capirà con il piano industriale che dovrebbe arrivare ormai a breve, probabilmente all’inizio della primavera. Il tema è sempre quello di migliorare ulteriormente la redditività. Da questo punto di vista rimane aperta la questione dell’internazionalizzazione, ovvero dell’apertura della Fiera al mondo. E rimane aperta anche la questione relativa all’equilibrio tra mostre proprie e di terzi. Equilibrio è la parola chiave. E per migliorarlo, in considerazione dei costi e degli investimenti una rinegoziazione, se fosse nella volontà degli stakeholders (in primis di Fondazione, e poi politici – per li rami verso l’alto –  in Regione), potrebbe portare a ulteriori miglioramenti nei conti e per l’outlook futuro. Il nuovo presidente, Lorenzo Caprio, e soprattutto il nuovo amministratore delegato, Fabrizio Curci, devono trovare il mix.

  

LA FONDAZIONE - Sempre su Fiera, la Fondazione guidata da Giovanni Gorno Tempini ha invece un tavolo bello affollato di dossier. Storicamente la sua vocazione è sempre stata quella di essere un veicolo di promozione industriale, e lo storico presidente Roth aveva pensato dovesse anche essere operatore di marketing territoriale. Vocazione da rinverdire. Chi guiderà la Fondazione (se Gorno o altri) dopo il rinnovo del governatore, sarà un uomo o donna fortunato/a: il debito sarà pari a zero grazie agli affitti di Fiera Spa. Il problema è che la discontinuità si vedrà sulle scelte concrete: anche la Rai al Portello può essere un buon indicatore, ma la strategia globale abbisogna di tanta ambizione.

  

ALER MILANO - Sul presidente di Aler Angelo Sala si è scatenata una bufera perché è entrato nella temperie della campagna elettorale. Al netto delle polemiche, che si spegneranno nei prossimi giorni, il problema di Aler e dunque delle case popolari è intricato. La morosità è scaricata sui conti aziendali. Gli sgomberi sono effettuati dal Comune e non dall’azienda. In più i fondi della Regione ogni volta sono dati con il contagocce e senza continuità. Per agire su Aler, non è solo l’azienda ma anche e soprattutto la Regione che deve fare la sua parte. Iniziando a stanziare una quota fissa del bilancio regionale su un tema che è di welfare, e dunque necessariamente a perdere. Altrimenti ogni gestore avrà lo stesso problema: conti in rosso, cittadini scontenti e periferie insicure.

 

LONTANO DALLA CATTEDRALE - Arexpo non è una cattedrale nel deserto. Rischio altissimo scampato, ma che in altri paesi si è tramutato in realtà. Munizioni di paura per i no Expo di qualche anno fa. Guardate che cosa è successo un po’ per tutta Europa, dicevano. Ed effettivamente i disastri non arrivavano a esposizioni in corso, ma a manifestazione finita. Grandi aree ben cablate e accuratamente deserte e in rovina. Soldi buttati, dicevano. Invece, con un manager di ottimo livello come Giuseppe Bonomi, Arexpo ha fatto un masterplan con i giganti di Landlease e ha attirato – notizia degli ultimi giorni – anche Banca Intesa in un luogo che vedrà già i massicci investimenti del gruppo San Donato, per dirne una. Paolo Rotelli, il presidente, parlando durante il convegno "Salute, Direzione Nord” ha detto di stare valutando addirittura l’edificazione di una torre per "accentrare la ricerca dei tre IRCSS del gruppo”. Insomma, un concentrato di eccellenza su un’area che poteva essere un campo di patate e che invece germina positività. Bonomi pare saldo, Gori o Fontana al comando.

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Commenti all'articolo

  • Platone86

    10 Febbraio 2018 - 21:09

    Per quanto riguarda le ALER non sono necessari fondi particolari ma solamente degli obiettivi certi. Definizione dei costi standard (come per la sanità) e, con pazienza ed un adeguato periodo, rendere efficiente le Aziende. Visto che qualcuna lo è già c'è la prova di come potrebbero essere gestite. Una delle riforme è già in corso (assegnazioni) che dovrebbe rendere più accessibile la casa anche a fasce diverse di popolazione e quindi creare un mix sociale invece dei ghetti che stanno diventando (come le banlieu). Per Milano il problema è il gigantismo, 60.000,00 alloggi gestiti sono troppi, dovrebbero essere non più di 20.000 quindi su tre aziende con protocolli di sicurezza per la delinquenza e le occupazioni abusive. In generale se i quartieri delle case popolari fossero controllati i tassi di delinquenza crollerebbero per tutta la città.

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