Fontana, il candidato della Lega in lotta contro il pensiero unico

Intervista con l’uomo del centrodestra in Lombardia. Antifascismo, gente, gente che stima

15 Febbraio 2018 alle 11:09

Fontana, il candidato della Lega in lotta contro il pensiero unico

Attilio Fontana (foto LaPresse)

Cita Pasolini e quella lettera a Moravia finita negli “Scritti Corsari”, Attilio Fontana, nel suo colloquio con il Foglio. Il candidato del centrodestra alla guida della Lombardia, l’uomo che Giorgio Gori sta sfidando ma che è avanti, nei sondaggi. Nel mezzo del dibattito nazionale esasperato, lui è più preoccupato del pensiero unico, e preferisce il PPP del fascismo degli antifascisti: “Non c’è più dunque differenza apprezzabile, al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando, tra un qualsiasi cittadino italiano fascista e un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente, interscambiabili”. Tema interessante, e chissà se sarà ancora vero, in una campagna elettorale brutta e sotto le aspettative, detto da osservatori, nella quale si continuano a ricorrere l’ossessione per la sicurezza e l’ossessione per il fascismo. “Io ho letto la lettera di Pasolini a Moravia. Parlava dell’antifascismo di facciata, ovvero di una cosa che serve per distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi. Poi lui parlava dell’omologazione, del consumismo e di altro. Ma penso che il concetto sul fascismo sia trasferibile ai giorni nostri: quando non ci sono idee e progetti, quando non ci sono possibilità di contrapporsi sulle cose concrete si sventola questo discorso che va bene per tutte le stagioni”.

 

L’antifascismo è un valore. “Sì, ma il fascismo è morto. E poi una cosa me la si deve spiegare: io non capisco perché se si parla di comunismo che oltretutto è durato più del fascismo e in certe parti del mondo è ancora esistente, si dice che il comunismo non c’è più, e se si parla del fascismo invece quello c’è, latente nascosto chissà dove, pronto a saltar fuori”. Quello che invece per Fontana c’è, eccome, è il pensiero unico. Inizia piano, questo varesino dalla voce sottile, rispondendo a una domanda sul rinnovamento delle liste: “C’è stato il rinnovamento, nelle mie. Dopodiché io dico la verità: non è che c’è tanta gente che si vuole mettere in gioco. Io ho degli amici che sparano sempre a zero contro la politica. E io dico: vieni, ti presento al mio partito ma se vuoi anche agli altri. Che ne so, a Forza Italia. Oppure al Pd: sono amico di Alessandro Alfieri, il segretario regionale che è di Varese come me. Perché per ora non c’è un divieto a impegnarsi e dire la propria opinione. Per ora”.

 

Il nocciolo del discorso sta in quel “per ora”. Spiega: “Dobbiamo stare attenti. Se andiamo avanti in questo modo sono convinto che la democrazia qualche rischio lo corra. Penso che ci sia un pensiero unico che sta prendendo sempre di più il sopravvento”. Poi avanza ancora di un passo: “Il pensiero unico dominante oggi è che se non sei politicamente corretto allora sei merda, devi essere cancellato dalla faccia della terra. E’ il primo passaggio di una storia che abbiamo già visto”. Il pensiero unico è quello del Movimento 5 stelle? Maroni batte molto sull’emergenza democratica in caso di affermazione dei pentastellati. “Anche quello è un rischio, ma non è quello a cui mi riferivo. Il pensiero unico oggi non è quello del M5s. I 5 stelle mi preoccupano perché la democrazia per frequentarla bisogna conoscerla. Se uno la conosce poco rischia di bistrattarla anche senza saperlo”. Il sonno della ragione genera mostri? “Sì, quello sì. Ma qui si parla proprio di conoscenza. Se non si sa bene quello di cui si parla, si può fare qualcosa che poi si ritorce contro”.

 

Ma Fontana ce l’ha con il politically correct, in una campagna così così. Grigina. Con qualche soddisfazione e qualche errore: “Una cosa sicuramente giusta che ho fatto, ogni giorno di questa campagna, è stata quella di impegnarmi dalla mattina alla sera. Me la prendo sempre con il mio staff quando mi fissano un appuntamento ogni mezz’ora, non mi fanno dormire, mangiare, vivere. Però quando arrivo alla fine della giornata e sono ancora vivo dico: meno male che l’ho fatto. Perché è giusto parlare con la gente, dare ascolto alle incazzature. La cosa sbagliata vabbè la sapete, no? E’ andata su tutti i giornali: preferisco non ricordarla”. Per parlare con la gente bisogna sintetizzarlo molto, il programma di 105 pagine in 16 capitoli che ha presentato proprio ieri. Del resto i temi chiave, i lombardi che secondo Ipsos al 66% sono soddisfatti dell’amministrazione, li conoscono già. Il faro è sempre la trattativa per l’autonomia, che va avanti con qualche fatica. Poi la continuità: sulle politiche del lavoro, su un welfare misto che sostenga le famiglie, sulla sicurezza (il tema decisivo, si sa).

 

Si vota anche per le politiche: le piace la legge elettorale? “Sono convinto che la legge elettorale perfetta non ci sia. Ma sicuramente mi vergogno per chi diceva che bisognava ridare ai cittadini la dignità di eleggere i propri rappresentanti e poi ha fatto una legge come questa nella quale addirittura non si può neppure fare il voto disgiunto. Dopodiché per me le leggi elettorali che premiano idealmente chi prende più voti e non chi ne prende meno, sono tutte accettabili”. Maroni? “Ha fatto benissimo, se vuole farà benissimo anche l’avvocato. Se devo trovargli una descrizione dico che è stato il miglior gestore della cosa pubblica: da governatore, da ministro. E’ stato il più bravo di tutti”. E di bravi a sinistra? Attilio Fontana i suoi preferiti li ha, e sono nomi pesanti: “Ne faccio tre, di nomi. Bassetti, Guzzetti e Borghini. Sono tre persone che stimo e ammiro. Lucidi, riformisti, per bene”. E Beppe Sala? “Con lui ho sempre avuto un buon rapporto. Lo avevo e ce l’ho. Mi ha telefonato all’inizio della campagna elettorale. Poi però ho visto che mi ha attaccato in maniera un po’ dura e mi è dispiaciuto. Ma questo non toglie che io non abbia nulla contro di lui”. Expo? “E’ stato un grande successo, senza dubbio”. E su Ema? Qui viene fuori l’anima leghista: “Dobbiamo far vedere all’Europa che non ci facciamo prendere in giro e che due coglioncini, magari piccoli, ma ce li abbiamo anche noi… Tegn dur”, insomma.

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