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Il Crocetta di Milano

Tutte le spine di Onorio Rosati, passato dal Pd a Mdp. Ha voluto le primarie, ma non trova il candidato

10 Settembre 2017 alle 06:10

Il Crocetta di Milano

Foto LaPresse

Con Rosario Crocetta ha in comune la fede calcistica, Onorio Rosati. Juventini entrambi, non è difficile arguire che l’ex segretario della Camera del lavoro, Rosati, potrebbe tranquillamente condividere la frase lanciata in direzione degli interisti dal governatore uscente della Regione Sicilia quando disse: “I loro tifosi, gli interisti, sono quelli della casta. Io sono juventino, il popolo tifa Juve”. Altre cose in comune, Crocetta e Rosati, non ne hanno. Salvo che in questo periodo convulso, nelle regionali di Sicilia e Lombardia, giocano un ruolo a un tempo centrale e sopravvalutato. Crocetta perché si è ritirato, pensando di influenzare meglio il successore. Rosati – che ha lasciatoil Pd per Mdp – perché dal Partito democratico ha ottenuto la disponibilità a fare le primarie, pensando di riuscire a influenzare Giorgio Gori. Il problema è che per farle, le primarie, Rosati ha bisogno di un candidato, che per adesso non è pervenuto, in barba agli atomi di sinistra (dalla Fiom – molto attiva ultimamente – a Sinistra italiana, da Possibile a Mdp) che si vogliono contrapporre al Pd. Civati ha detto no, intanto, stoppando il corteggiamento. L’ex segretario Fiom Mirco Rota, nella calura estiva, disse no pure lui. E sabato ci sarà una riunione nella quale Mdp dovrà pur prendere una decisione, tra un crampo e l’altro dell’ennesimo mal di pancia causato da Pisapia in terra siciliana.

 

Dunque, Onorio Rosati con il lanternino sta un po’ cercando e un po’ aspettando Godot (che non è Del Piero, stavolta). Del resto, il consigliere regionale eletto come terzo nella lista Pd di Milano (sfiorando i seimila voti, dietro a Fabio Pizzul e Massimo D’Avolio), alle mediazioni difficili ci è abituato. Classe 1963, non passa inosservato per la mole e per il vocione. Due figli, Luca di 15 anni e Valeria di 14. Ha percorso tutto il solito percorso rosso. Nel 1978 entra in Fgci, poi nel Partito comunista. Si diploma perito elettrotecnico al Galvani, di fronte al Niguarda. Nel 1984 inizia a lavorare come tecnico di trasmissione alla Sip. Sei anni dopo si distacca per iniziare la carriera nel sindacato. Carriera lunga, fino al 2012. Ventidue anni in Cgil che lo portano dalla Filpt (Poste e Recapiti) alla Funzione pubblica, della quale diventa segretario dal 1998 al 2002. Sono anni complessi, di sfide vere. Sono gli anni della durissima vertenza dei ghisa di Milano contro il primo cittadino Gabriele Albertini. La città si blocca, le polemiche sono roventi. La chiudono loro due, Albertini e Rosati, che ormai è lanciato verso il vertice di Milano. Nel 2002 entra nella segreteria confederale e nel 2006 diventa segretario generale della Camera del lavoro. Fino al 2012, quando entra in Regione Lombardia come consigliere. Al sindacato gli succede Graziano Gorla, ora a Roma, a lui vicinissimo. Chiusa l’era Rosati-Gorla, oggi in Cgil c’è Massimo Bonini, uno che con la politica parla, ma a distanza. Anche perché la cinghia di trasmissione, come la chiamavano ai tempi in cui la Cgil poteva eleggere da sola almeno due consiglieri regionali a suon di preferenze, si è interrotta da tempo, complice anche un lungo braccio di ferro con la Camusso e l’invio di ispettori nel sindacato milanese. Ad ogni modo, ora Rosati si trova il cerino in mano. Alessandro Alfieri spera che non ce la faccia ad accendere la miccia delle primarie. Lui prova a tenere disperatamente insieme un partito appena nato ma che a Milano subisce in modo forte la forza attrattiva di Pisapia, sempre più vicino al Pd e sempre più lontano da Mdp. Se sono rose, fioriranno. Per adesso, ci sono solo le spine. Tutte in mano a Rosati.

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