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I giorni caldi dell'Ema. Con rischio

Il dossier per la candidatura a ospitare l’Agenzia europea del farmaco è pronto, la scadenza per presentarlo è il 31 luglio. Ma il risiko della post Brexit non riguarda solo l’Ema, nel piatto c’è l’Autorità bancaria europea (Abe)

23 Luglio 2017 alle 06:12

I giorni caldi dell'Ema. Con rischio

La speranza è l’ultima a morire ma il realismo a volte evita brutti risvegli: così è assai probabile che il cerino Ema (European Medicines Agency), resti nelle mani di Paolo Gentiloni, acceso. Dopo la lettera accorata, scritta a quattro mani da Bobo Maroni e Beppe Sala, per chiedere al governo di formalizzare la candidatura di Milano per ospitare l’Agenzia europea del farmaco – un budget di 360 milioni di euro all’anno – in fuga da Londra (post Brexit), lunedì prossimo il premier sarà a Milano, nella speranza che la città che vinse l’Expo porti ancora fortuna. Il Pirellone, location prestigiosa e candidata ad ospitare un migliaio di dirigenti, tecnici e ricercatori dell’Ema, sarà illuminato e pronto per l’ipotetico trasloco.

 

Il dossier per la candidatura è pronto, la scadenza per presentarlo è il 31 luglio. Ma il risiko della post Brexit non riguarda solo l’Ema, nel piatto c’è l’Autorità bancaria europea (Abe). Soprattutto ci sono anche le trattative, più o meno trasparenti, sul fiscal compact e sulle quote migranti. Merce di scambio dunque. Gentiloni ha messo in campo Enzo Moavero Milanesi, ministro per gli Affari europei con Mario Monti e poi con Enrico Letta, già collaboratore in passato della Commissione europea, personalità apprezzata e profondo conoscitore della burocrazia dei palazzi bruxellesi. A fine aprile il premier lo ha incaricato come consigliere del premier per la promozione della dislocazione a Milano della sede dell’Ema. Sono stati stanziati 50 milioni, c’è una task force che lavora, e il lavoro di lobbying delle nostre industrie fa il tifo. Basterà?

 

Lui, Moavero Milanesi, ha messo le mani avanti: “Parliamo del trasferimento di Agenzie già attive che non possono permettersi un’interruzione dell’attività. In particolare non può permetterselo Ema, che esamina i nuovi medicinali: se rallentasse si rischierebbe addirittura di arrivare a ledere il diritto fondamentale dei cittadini alla salute”. Ad oggi corrono 20 città per ospitare l’Ema. Barcellona pare un po’ in calo, causa beghe catalane; pare vada forte Vienna, con un’inedita proposta di coabitazione con Bratislava. E la Germania tenta l’accoppiata vincente con l’Ema a Bonn e l’Abe a Francoforte. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo ma vecchia volpe degli uffici comunitari infatti dice: “Per Ema quella di Milano è una candidatura di altissimo livello. Vedremo come si concluderà la trattativa tra gli stati”. Appunto. Ma c’è un aspetto che pochi hanno voluto mettere in rilievo: a pesare sarà il vero padrone dell’Agenzia, il mondo dell’industria farmaceutica, che vorrebbe una decisione entro l’autunno.

Daniele Bonecchi

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