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La Fiera “commissariata” è un problemino politico

In attesa della decisione dei giudici, si fa qualche nome. Le lentezze del dimissionario cda

20 Gennaio 2017 alle 16:08

La Fiera “commissariata” è un problemino politico

(Foto LaPresse)

Il punto è capire se ne avremo il tempo. Però un management indipendente e non politicizzato è certamente qualcosa di auspicabile”. Così Beppe Sala, prudente e interlocutorio, ha commentato la vicenda della Fiera, per la quale la procura di Milano ha chiesto l’amministrazione giudiziaria. “Io non voglio entrare nelle decisioni operative della Fondazione Fiera. Credo che ci sia una volontà di lavorare sul cambio del management”.

 

La questione è complicata, e ancora in fase di schermaglia, perché riguarda una società quotata il cui pacchetto azionario è controllato, tramite Fondazione Fiera, da Regione, Camera di commercio e Comune di Milano. Alla procura non bastano le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione della Fiera Milano spa. “Non è cambiato nulla. Una mano di vernice”, ha detto il pubblico ministero Paolo Storari, durante la prima udienza del Tribunale per le misure di prevenzione, riconfermando la richiesta di commissariamento del cda dell’ente espositivo. Non è stata sufficiente la dichiarazione dei legali del cda della Fiera che hanno formalizzato la decisione delle dimissioni in blocco degli amministratori, a partire dal prossimo aprile, cioè, in base alle leggi, quando verrà approvato il bilancio della società quotata in Borsa.

 

Ora bisogna aspettare dieci giorni prima di decidere il destino di Fiera Milano spa, finita sotto i riflettori del Gico della Guardia di finanza nel settore delle forniture: frodi fiscali e riciclaggio in alcune cooperative o tangenti tra privati nei rapporti con i fornitori. Il “contagio” della parte sana della Fiera, secondo la Procura è forte. Bisogna intervenire subito. Una misura che segue gli arresti per infiltrazione mafiose del luglio scorso, con fornitori di Nolostand, una società controllata da Fiera Milano, a cui sono stati dati appalti per 18 milioni di euro. Il Tribunale presieduto da Fabio Roia con i giudici Veronica Talarida e Ilario Pontani, ha aggiornato l’udienza al 26 gennaio, quando per la difesa discuterà il professor Enrico Giarda. Poi i magistrati si riserveranno la decisione finale: commissariare o no Fiera Milano spa.

 

In Aula era presente anche il presidente di Fiera Milano, Roberto Rettani, che ha chiesto ai suoi legali di non dare il consenso alla partecipazione dei giornalisti alla Camera di consiglio in quanto “inopportuna”. Forse un errore. Sicuramente una contraddizione rispetto alla voglia di trasparenza che voleva dare il cda dimissionario. Certo in aula non sono mancate stoccate severe nei confronti degli amministratori. Non si tratta solo di un classico scontro tra magistratura e una società pubblica quotata. I vertici di Fiera avrebbero probabilmente dovuto essere più tempestivi nell’accogliere le richieste di “risistemazione” dei giudici, anziché ritrovarsi, dopo mesi, di fronte a un aut-aut drammatico, visto anche il ruolo strategico di Fiera Milano a livello non solo locale.

 

La politica cerca di correre ai ripari, ma prima, come hanno lasciato capire sia Giuseppe Sala che Roberto Maroni, occorre capire cosa deciderà il giudice. Intanto si fanno già nomi di garanzia per il futuro di Fiera Milano. Si parla di Livia Pomodoro, l’ex presidente del Tribunale di Milano. Una figura di spicco ad alta affidabilità. Maroni, Sala, il presidente di Camera di commercio, Carlo Sangalli, e Assolombarda, hanno il compito di costruire un cda indiscutibile che sappia affrontare le sfide future. Per questo si è delineato anche l’identikit di un amministratore delegato, oggi carica ricoperta dal dimissionario Corrado Peraboni. Il futuro ad dovrà essere una figura al di sopra di ogni sospetto, capace e con esperienza del mondo espositivo internazionale. "C’è in giro un cinquantenne che ha queste caratteristiche. Milano è pronta” dicono i più informati.

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