GranMilano
La squadra di Letizia
Un ex magistrato, un medico-politico, poteri veri. Ricostruire la Sanità in Lombardia è dura. La logica di Moratti

IL MESSAGGIO D’ALFREDO
Alfredo Robledo è ancora indeciso, pare, rispetto all’offerta di Letizia Moratti di far parte del suo staff nella nuova avventura all’assessorato al Welfare di Regione Lombardia. L’ex magistrato sta riflettendo su quel che vuole fare, se è pronto a rientrare. Fino a ora è stato laterale, defilato. L’ex procuratore aggiunto di Milano ha mollato procura e faldoni nel 2019 e si è messo a fare il presidente della Sangalli, azienda leader nei servizi ambientali, come presidio di trasparenza e garanzia di legalità. Forse vuole rientrare in un incarico più importante, più visibile, e che – chissà – magari lo proietti in una fase due della sua carriera lavorativa: quella frequentata da chi la giustizia la conosce benissimo e che per la sua sola presenza, e per la sua operatività, diviene scudo contro azioni temerarie. Fin qui, ipotesi su quel che vuole Alfredo Robledo. Ma che cosa si agita invece nella mente sempre all’erta di Letizia Moratti? Come si sta muovendo?
Certo la scelta di Robledo ha una sua logica profonda. Manda messaggi. Primo: è il magistrato che condusse le indagini sul figlio. Il messaggio è chiaro: non ho paura di chi ha guardato dentro la mia famiglia, non ho paura di mostrarmi alla magistratura. Secondo: Robledo è l’uomo che condusse una battaglia durissima contro Edmondo Bruti Liberati. Il motivo? Il fascicolo scordato in cassaforte sulla vicenda Sea. Lo scontro fu epocale, e costò a tutti. Bruti Liberati se ne andò prima in pensione, ma Robledo finì nei guai per alcuni messaggio scambiati con l’avvocato di Roberto Maroni, Domenico Aiello. Alla fine anche lui optò per la quiescenza. Tuttavia la storia in procura ha le gambe lunghe, e mostra sempre il conto. L’identikit di Robledo è quello di un uomo che non ha fatto sconti a destra né a sinistra, che conosce tutti, ma che non appartiene alla “cordata” figlia di Bruti Liberati, che ha portato al vertice Francesco Greco. Il quale però è in scadenza, e questo provoca altre fibrillazioni. Di certo Letizia Moratti tutto questo lo sa, ma vuole Robledo perché sa come muoversi, con chi parlare, e come evitare i problemi che indubbiamente arriveranno: se una cosa è certa è che l’ondata di cause e inchieste non può far altro che montare. Sono molti i fascicoli senza ipotesi di reato e senza indagati, aperti nei mesi scorsi: come procedono? Si archivia o si va avanti scrivendo qualche nome? L’inchiesta sui camici si è inabissata nel silenzio (e verso la scontata proroga delle indagini).
L’arrivo di Robledo è un segnale alla procura non solo di trasparenza, ma anche di competenza: avendoci lavorato, sa come si muove, e conosce le persone. Il tema, a questo punto, non è il perché Letizia Moratti abbia preso Robledo, ma che cosa faranno i suoi ex colleghi. Riprenderanno lo scontro frontale con la Regione, così come è stato in questi mesi? Perseguiranno (solo) quel che c’è stato prima? Oppure adotteranno un altro criterio?
UN MEDICO PER TRIVELLI
La domanda che circolava, prima di conoscere lo staff che si sarebbe portata Letizia Moratti, verteva prima di tutto su Marco Trivelli, il direttore generale Welfare che ha preso il posto di Luigi Cajazzo alcuni mesi fa. Rimarrà? Piacerà alla nuova vicepresidente? Pare proprio che Letizia non toccherà nulla all’interno della dg Welfare, almeno nei vertici.
Al suo posto Trivelli rimane e al suo posto rimane Giacomo Lucchini, il responsabile della distribuzione dei vaccini anti Covid. Scelta di stabilità, dunque. Ma l’uomo forte, in assessorato, è Eugenio Vignati. Medico, direttore di presidio degli ospedali di Legnano e Cuggiono, ha già iniziato a fare le riunioni che contano nel ruolo di capo segreteria. Collaborò per far funzionare l’Ospedale in Fiera, “prestando” personale dall’ospedale di Legnano, ma è sempre stato per una Sanità più attenta ai territori. E’ un tecnico, ma anche un politico. Perché? Perché è stato assessore democristiano a Busto Arsizio durante la Prima Repubblica, e poi – ancora – nel 2011 fondando il gruppo Indipendenti di Centro insieme al senatore Gian Pietro Rossi. Che cosa significa la nomina di Vignati? Significa che Moratti non vuole solo un tecnico che si occupi di questioni tecniche e che interpreti il linguaggio dei tecnici (che hanno fatto del loro meglio, a partire dal Cts, a non dare mai risposte univoche alla politica). Ma vuole anche un politico, uno che veda le necessità al di là dell’aspetto puramente sanitario.
IL COMUNICATORE
Letizia è di per sé un brand. Nella prima uscita, è andata da Fabio Fazio. Un due tre, via. Da un ex presidente della Rai, non ci si aspetta di meno. Però le mille richieste, le mille pressioni, i mille dettagli da controllare e i mille micro obiettivi di comunicazione di ogni giorno saranno presidiati da Andrea Rovelli, fino ad oggi ufficio stampa dell’Unione Artigiani. Professionista di valore, uomo fidato, è una novità per lo staff di Moratti, che non va così a recuperare antichi collaboratori, ma sceglie comunque una novità che avrà su di sé un peso non indifferente. Anche per lui, una sfida da far tremare i polsi.


