mr. flop

Fassino assolto a Torino: il metodo del pm Colace colpisce ancora

Ermes Antonucci

L'ex sindaco assolto nel processo sulle irregolarità al Salone del libro. Ad accusarlo era stato il pm Gianfranco Colace, lo stesso che ha processato il leghista Molinari (poi assolto) e intercettato illegalmente 500 volte il senatore Esposito

Si è concluso con dodici assoluzioni e cinque condanne il processo di primo grado per le presunte irregolarità commesse nell’ambito della vecchia gestione del Salone del libro di Torino. Fra gli imputati c’era l’ex sindaco del capoluogo piemontese Piero Fassino, assolto nel merito dalle accuse di turbativa d’asta nonostante i reati a lui addebitati fossero già caduti in prescrizione. E’ stata assolta nel merito anche Antonella Parigi, ex assessore regionale alla cultura. Tra i cinque condannati figura invece Giovanna Milella, ex presidente della Fondazione per il libro, alla quale è stato inflitta una pena di un anno di reclusione con la condizionale per una vicenda di falso ideologico.

 

Fassino si è detto “molto soddisfatto” per “un’assoluzione tanto più evidente perché i magistrati avrebbero potuto semplicemente prendere atto della prescrizione. Invece hanno voluto esprimere un giudizio di merito che rende giustizia alla trasparenza e correttezza del mio operato”. “Resta l’amarezza – ha aggiunto – di aver subito per quasi 15 anni l’ombra di un sospetto, quando fin dall’inizio era chiaro che non c'era nessun fatto che comprovasse le accuse infondate che mi venivano rivolte”. Insomma, nonostante le cinque condanne a pene lievi, destinate comunque quasi con certezza a essere annullate nei successivi gradi di giudizio per prescrizione, il processo si è rivelato un flop proprio per la decisione dei giudici di assolvere i principali imputati entrando nel merito delle accuse. A imbastire l’inchiesta è stato il pubblico ministero Gianfranco Colace, ormai abituato a finire sui giornali per le sue gesta fallimentari. 

 

E’ stato Colace ad accusare di falso elettorale Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei deputati, accusa caduta di fronte al tribunale di Torino lo scorso novembre con un’assoluzione piena

 

E’ stato Colace a condurre l’inchiesta in cui è arrivato a intercettare oltre 30 mila volte l’imprenditore torinese Giulio Muttoni, accusandolo prima (per otto anni) di associazione mafiosa, e poi, archiviato quel filone, aprendone un altro per corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Dopo sei anni e mezzo, questo procedimento è stato trasferito dalla Cassazione a Roma per incompetenza territoriale. Un errore da primo anno di giurisprudenza. 

 

E’ stato Colace, nell’ambito di quell’indagine, a intercettare illegalmente per tre anni circa 500 volte l’ex senatore del Pd Stefano Esposito, senza alcuna autorizzazione del Parlamento come invece richiederebbe la Costituzione (articolo 68). Questa attività è stata condannata dalla Corte costituzionale con parole non equivocabili: “Non spettava alle autorità giudiziarie che hanno sottoposto ad indagine e, successivamente, rinviato a giudizio Stefano Esposito, disporre, effettuare e utilizzare intercettazioni rivolte nei confronti di un terzo imputato, ma in realtà unicamente preordinate ad accedere alla sfera di comunicazione del parlamentare senza aver mai richiesto alcuna autorizzazione al Senato della Repubblica”. Proprio per questa vicenda Colace è ora sotto procedimento disciplinare da parte della procura generale della Corte di cassazione.

 

E’ stato sempre Colace a imbastire l’inchiesta a dir poco assurda nei confronti di mezza classe politica piemontese (l’ex governatore Sergio Chiamparino, gli ex sindaci Chiara Appendino e Piero Fassino, e gli assessori che hanno gestito la delega all’ambiente tra il 2015 e il 2019), accusandola di inquinamento ambientale colposo, cioè di non aver adottato misure adeguate per ridurre il livello di sostanze nocive nell’aria nel corso degli anni, e di aver così contribuito a determinare la morte di 900 persone. Un’inchiesta unica nel suo genere, in cui il pm si spinge a valutare l’“adeguatezza” e l’“efficacia” di scelte adottate dagli amministratori nella loro legittima discrezionalità politica. 

 

La domanda che sorge spontanea è: quando il ministero della Giustizia si deciderà a inviare degli ispettori alla procura di Torino per capire cosa sta accadendo, anche a tutela della credibilità dello stesso ufficio giudiziario? E il Csm ha intenzione di interessarsene? 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]