Sulla Riva dell'Ilva

Redazione

Gli ex proprietari del siderurgico di Taranto assolti anche per l’amianto

La Cassazione ha assolto in via definitiva Fabio Riva dall’accusa di omicidio colposo e omissione dolosa di cautele in relazione alla morte di alcuni lavoratori Ilva esposti all’amianto (assolto anche Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento tarantino). La decisione della Cassazione conferma quella della Corte di appello che già nel 2017 aveva riformato la condanna a 6 anni in primo grado. A maggio 2014 il tribunale di Taranto aveva inflitto condanne per complessivi 189 anni di carcere a 28 imputati ex manager e direttori generali dello stabilimento siderurgico Italsider/Ilva sia dell’èra di gestione pubblica sia di quella privata. Fra gli imputati c’era anche il patron Emilio Riva, morto poco prima della sentenza. La condanna arrivò a maggio 2014, quando la famiglia faceva ancora tutti gli sforzi per rilanciare il siderurgico di Taranto. In seguito a quella condanna l’allora segretario della Fiom Landini commentò laconico: “Il tempo è scaduto, è ora di procedere a forme di esproprio”. In un primo momento, a seguito dell’avvio dell’inchiesta “Ambiente svenduto” nel 2012, l’allora ministro dell’Ambiente Corrado Clini varò la famosa Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che i Riva avrebbero dovuto rispettare. Ma per due anni si susseguirono ulteriori sequestri senza facoltà d’uso da parte della procura di Taranto, che insieme alla condanna in primo grado per l’amianto contribuirono a sollevare l’indignazione dell’opinione pubblica cui la politica si accodò procedendo al commissariamento. E così oggi Fabio Riva riceve l’assoluzione definitiva per le morti di amianto, che segue quella di assoluzione dalla bancarotta fraudolenta, sentenza nella quale il giudice ha scritto che Riva nel 2012 stava effettuando investimenti proprio per le prescrizioni ambientali. Quelle stesse prescrizioni che la successiva gestione commissariale tramite l’Amministrazione straordinaria non ha effettuato rinviando con 12 decreti al 2023, e quindi a Mittal, il rispetto dell’Aia. Mentre si procede spediti a un nuovo ingresso pubblico, le uniche morti per tumore con nesso di causalità in Ilva sono quelle per amianto. E oggi tra i condannati restano soltanto i manager dell’epoca pubblica.

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