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Nuovo Cinema Consip. Vannoni, Scafarto e le “pressioni” di Woodcock

Il consigliere dell'allora premier Renzi: “Feci il nome di Lotti per cavarmi d'impaccio”. Il carabiniere smentisce: “Tutto si svolse in modo regolare. Parlò spontaneamente”

20 Giugno 2018 alle 16:20

Nuovo Cinema Consip. Vannoni, Scafarto e le “pressioni” di Woodcock

I pm John Henry Woodcock e Celeste Carrano in audizione davanti al Csm (foto LaPresse)

Nuovo Cinema Consip. Gianpaolo Scafarto e Filippo Vannoni riferiscono due versioni opposte di un medesimo interrogatorio. E il confronto all’americana tra i due non risolve il mistero: la parola dell’uno contro quella dell’altro. A Palazzo de’ marescialli si tiene l’udienza del procedimento disciplinare a carico dei pm Henry J. Woodcock e Celeste Carrano, originariamente titolari dell’inchiesta Consip, accusati di aver commesso con “inescusabile negligenza” una “grave violazione” dei diritti di difesa di Vannoni, consigliere dell’allora premier Matteo Renzi.

 

Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ascolta impassibile, di tanto in tanto riprende il legale di Woodcock, l’ex procuratore di Torino Marcello Maddalena, per domande ritenute troppo generiche. Poi volge lo sguardo al sostituto procuratore generale Mario Fresa, come alla ricerca di un appiglio. L’imbarazzo si taglia a fette. Vannoni ricostruisce il colloquio del 21 dicembre 2016 quando i pm partenopei lo sentono come persona informata dei fatti (in assenza del difensore).

 

“La sala era calda e piena di fumo, io sudavo mentre il dottor Woodcock teneva tra le dita una sigaretta. Scafarto verbalizzò l’intero colloquio, non ricordo quanto durò, persi la cognizione del tempo. Alla fine firmai un foglio senza neppure rileggerlo. Erano in quattro a pormi una sfilza di domande in modo incalzante e corale, non riuscivo a parlare. Mi chiesero se avessi detto a Marroni (ex ad Consip, ndr) che la sua utenza telefonica era intercettata. Io confermai tale circostanza. Allora presero a domandarmi da chi avessi avuto quell’informazione, io non lo ricordavo. Loro insistevano, facevano i nomi di Luca Lotti, di Renzi, di Saltalamacchia…Allora dissi Lotti, feci il suo nome perché era l’unico che conoscevo. Volevo soltanto cavarmi d’impaccio e uscire da quella stanza”.

 

Woodcock ascolta senza celare una vena di nervosismo, si mordicchia il labbro, borbotta qualcosa. Pochi minuti prima, Scafarto ha fornito una versione opposta: “Tutto si svolse in modo regolare. Io non rivolsi alcuna domanda, Vannoni fu interrogato esclusivamente da Woodcock e fece spontaneamente il nome di Lotti. Non ricordo chi verbalizzò, di solito se ne occupava personalmente il pm”. Vannoni evoca due episodi: “Woodcock mi fece notare che ero sudato ma non dovevo lamentarmi perché Firenze è una città umida mentre Napoli è un luogo assolato. Mi disse che avrei apprezzato qualche giorno a Poggioreale indicandomi il carcere attraverso i vetri della finestra. Scafarto invece afferrò dei cavi e mi disse: ‘Vi abbiamo intercettato tutti, confessi, confessi’. Mi chiedevano: ‘Lei ha mai parlato di Consip con Renzi?’. Io ero confuso, non riuscivo a completare una frase. ‘Consip, ha detto Consip, scrivetelo’, disse qualcuno”.

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