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Un bicchiere di Albana alla Nove Colli

C'è chi alla granfondo che parte e arriva a Cesenatico va per "fare il tempo" e chi per un brindisi con gli amici. Il sor Giulio è da 25 anni che ci va per questo. Il Giro doveva correrla oggi per festeggiare i 50 anni

21 Maggio 2020 alle 06:04

Un bicchiere di Albana alla Nove Colli

Foto tratta dalla pagina Facebook della Nove Colli @NoveColli

La dodicesima tappa del Giro d'Italia 2020 doveva partire e arrivare a Cesenatico, sul percorso della Nove Colli. La dodicesima tappa di GiroDiVino (qui trovate tutte le altre puntate) è da leggere bevendo una bottiglia di Centurione - Romagna Sangiovese superiore, della cantina Ferrucci, Castelbolognese (RA).

 


 

“Le gambe non sono più quelle di una volta”, anche se a vederle non si direbbe. “Ma gli anni si sa non si arrestano e tocca farci i conti”. E i conti parlano comunque di quasi una dozzina di migliaia chilometri all’anno. “Anche se quest’anno saranno un po’ meno visto che mio figlio e sua moglie lavorano e con le scuole chiuse i nipotini li teniamo a bada io e mia moglie”. Il sor Giulio ha dovuto accorciare le uscite, ma non si cruccia, che “con sto coronavirus bisogna ritenersi fortunati a non essere all’ospedale” e poi “l’appuntamento quest’anno non ci sarà”. 

 

L’appuntamento per lui è la Nove Colli, la granfondo che parte e arriva da Cesenatico. La prima la corse venticinque anni fa “per fare il tempo, ma non avevo ancora cinquant’anni e le gambe che andavano una meraviglia”. Poi del tempo “non me ne è più fregato niente, anche perché non sempre con i ragazzi della bici siamo riusciti a prendere il pettorale. Però ci siamo sempre presi qualche giorno per salire in camper e per infilarci nel percorso. Anche l’anno scorso, sempre noi quattro come venticinque anni fa. Anzi, prima eravamo in cinque ma uno si è risposato dodici anni fa a quasi sessant’anni e con una di quindici più giovane. E ha lasciato la bici”. 

 

Da quell’abbandono la Nove Colli del sor Giulio non è stata più la stessa. “Perché allora eravamo sulla sessantina, chi l’aveva già raggiunta e chi era in dirittura d’arrivo, e non aveva più senso prenderci una stancata cosmica a fare il lungo. Si iniziò a fare quello che si riusciva. E quello che si riusciva era sempre meno. Ma mica è stato peggio, anzi”. Perché le bici c’erano, gli amici pure e il vero appuntamento non è mai mancato. “Perché alla Nove Colli ci si può perdere strada facendo, ché uno va più forte e l’altro più piano. Ma in cima al Gorolo ci siamo sempre aspettati. E invece di proseguire per il percorso si facevano un paio di chilometri in più, si saliva su a San Giovanni in Galilea e al bar si brindava con un bicchiere di Albana bello fresco”. Sorride il sor Giulio, anzi se la ghigna proprio. “Perché a me l’Albana mica piace, ma le prime due volta c’avevano solo quella e una tradizione non la si può mandare a rotoli”.

 


  

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Ventuno storie di vino e biciclette per ventuno tappe che dovevano esserci ma non ci saranno. Ventun bottiglie da gustare per sopportare la mancanza della corsa rosa

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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