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Girodiruota – GiroDiVino

Un rosso con Pier Paolo Pasolini

Nei primi anni del dopoguerra PPP si mise a ruota di Egidio Feruglio e Giodano Cottur e per lunghi chilometri non la lasciò. Storia di un brindisi a Casarsa

24 Maggio 2020 alle 16:22

Un rosso con Pier Paolo Pasolini

foto LaPresse

La quindicesima tappa del Giro d'Italia 2020 doveva partire dalla base aerea di Rivolto e arrivare al Piancavallo. La quindicesima tappa di GiroDiVino (qui trovate tutte le altre puntate) è da leggere bevendo una bottiglia di Fumo Rosso de I Vini di Emilio Bulfon, Valeriano (PN).

 


 

Il Tagliamento l’avevano lasciato alle spalle qualche decina di minuti e ora scorreva alla loro sinistra. La strada era deserta, avvolta in una nuvola di polvere per il vento forte che li spingeva gentile sulla schiena e quasi non serviva pedalare da quanto soffiava. Le ruote scorrevano veloci sulle strade da sassose che univano le ferite di una guerra ancora evidenti nelle facciate delle case di paesi e paesini. Spilimbergo, Provesano, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, Valvasone apparirono e scomparvero alla loro vista, nel totale disinteresse della gente che li vide passare, ma che aveva cose più importanti da fare che perdere il loro tempo nel contemplare le loro vivaci maglie rosse. 

 

Qualche macchina aveva concesso loro una doccia di polvere, non fosse bastata quella che le ruote alzavano. Un ragazzino che a stento arrivava ai pedali aveva provato a mettersi a ruota, avevano pedalato per qualche minuto al suo ritmo, poi l’avevano salutato con una pacca sulle spalle augurandogli buona fortuna. Le altre biciclette che avevano incontrato strada facendo le avevano seminate facilmente. Ad eccezione di quel giovinotto intabarrato e con una borsa di tela sul portapacchi posteriore. Lui s’era messo in scia che Casarsa era appena un punto nell’orizzonte e l’aveva lasciata solo quando, esausto e rosso come le loro magliette, era già diventata uno sfondo vicino. 

 

E all’osteria, mentre brindavano con il solito bicchiere di rosso di metà allenamento, quello che serviva loro a darsi la carica per il ritorno, ne risero, ma un filo risentiti: “Eh il vento fa miracoli”. Le loro labbra si erano appena bagnate di vino quando quel giovinotto intabarrato apparve nella piazza. Era ancora rosso in volto e ancora ansimante, ma era già arrivato. I due gli fischiarono e gli fecero cenno di avvicinarsi. Il più giovane dei due gli fece i complimenti, gli disse che andava forte. Lui rispose con un timido anche voi, mentre cercava ancora il fiato per sopravvivere. I due risero. “Se vanno forte loro che sono corridori, chi dovrebbe andar forte?”, si intromise l’oste, rimproverando il giovinotto per non aver riconosciuto Giordano Cottur. 

 

I tre parlarono qualche minuto, chiacchiere da osteria, qualche formalità. Poi si complimentarono ancora. “Mai visto un professore difendersi in bicicletta”, disse Egidio Feruglio, rimettendosi in sella. “Come ti chiami?”. “Pier Paolo”, rispose il giovinotto. “Pier Paolo Pasolini”. I due corridori della Wilier Triestina ripresero a pedalare. Pasolini continuò a riprendere fiato. 

 


 

Tutte le altre tappe di GiroDiVino le trovate qui

 

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Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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