Tutte le tappe della Vuelta di Spagna (e dove vederle)

Giovanni Battistuzzi

Ventun tappe, due cronometro (una a squadre), otto arrivi in salita e qualche occasione per i velocisti. Il percorso della corsa a tappe spagnola che inizia il 24 agosto e finisce il 15 settembre

Più salite e meno rampe di garage. Più tappe miste e meno profili tutti uguali. La Vuelta a España prova a reinventarsi senza inventare niente. Ritorna a un passato recente, a quando la corsa strizzava gli occhi agli scalatori e non soltanto ai fachiri delle pendenze a doppia cifra.

 

Si parte da Salinas de Torrevieja, Costa Blanca, si arriva al solito a Madrid. In mezzo ci sono 3.272,2 chilometri, 57 Gran premi della montagna, due cronometro (una a squadre), otto arrivi in salita e (forse) sei occasioni per i velocisti. Il resto sono tappe mosse fatte apposta per cercare di fare un po' di confusione, spettacolo, per dare occasioni ai coraggiosi.

 

Per vincere questa Vuelta ci vorrà buona volontà e voglia di rischiare. Disse nel 1987 José Manuel Fuente, straordinario scalatore degli anni Settanta e vincitore per due volte della corsa a tappe spagnola, che "la Vuelta è la grande occasione per i grimpeur di prendersi quello che molte volte viene tolto loro". Ma non è solo questo, "è soprattutto la corsa a tappe dove è più importante che altrove rischiare. La Vuelta è un gioco a carte che premia l'azzardo".

 

    

Le 21 tappe della Vuelta a España 

 

sabato 24 agosto: 1a tappa, Salinas de Torrevieja-Torrevieja, 18 km (cronometro a squadre)

domenica 25 agosto: 2a tappa, Benidorm-Calpe, 193 km

lunedì 26 agosto: 3a tappa, Ibi-Alicante, 186 km

martedì 27 agosto: 4a tappa, Cullera-El Puig, 177 km

mercoledì 28 agosto: 5a tappa, L’Eliana-Observatorio de Javalambre, 165.6 km

giovedì 29 agosto: 6a tappa, Mora de Rubielos-Ares del Maestrat, 196.6 km

venerdì 30 agosto: 7a tappa, Onda-Mas de la Costa, 182.4 km

sabato 31 agosto: 8a tappa, Valls-Igualada, 168 km

domenica 1 settembre: 9a tappa, Andorra la Vella-Cortals d’Encamp, 96.6 km

lunedì 2 settembre: giorno di riposo

martedì 3 settembre: 10a tappa, Jurançon-Pau, 36.1 km (cronometro individuale)

mercoledì 4 settembre: 11a tappa, Saint Palais-Urdax, 169 km

giovedì 5 settembre: 12a tappa, Los Arcos-Bilbao, 175 km

venerdì 6 settembre: 13a tappa, Bilbao-Los Machucos, 167.3 km

sabato 7 settembre: 14a tappa, San Vicente de la Barquera-Oviedo, 189 km

domenica 8 settembre: 15a tappa, Tineo-Santuario del Acebo, 159 km

lunedì 9 settembre: 16a tappa, Pravia-Alto de la Cubilla, 155 km

martedì 10 settembre: giorno di riposo

mercoledì 11 settembre: 17a tappa, Aranda-Guadalajara, 199.7 km

giovedì 12 settembre: 18a tappa, Colmenar Viejo-Becerril de la Sierra, 180.9 km

venerdì 13 settembre: 19a tappa, Ávila-Toledo, 163.4 km

sabato 14 settembre: 20a tappa, Arenas de San Pedro-Plataforma de Gredos, 189 km

domenica 15 settembre: 21a tappa, Fuenlabrada-Madrid, 105.6 km

 

(La Vuelta sarà trasmessa in Italia solo su Eurosport e commentata da Luca Gregorio e Riccardo Magrini)

tappa 1: Salinas de Torrevieja-Torrevieja, 18 km (cronometro a squadre)

Diciotto chilometri tutti in piano, una dozzina di curve vere, un'altra dozzina di curvoni da percorre a tutta. Conta velocità e intesa tra i compagni di squadra. Diciotto chilometri che sono un invito a spingere, costruiti ad arte per gli specialisti delle cronosquadre. Chi va forte può guadagnare più di quanto si può pensare. Non saranno distacchi abissali ma senz'altro buoni per dare una direzione alle tappe future.

tappa 2: Benidorm-Calpe, 193 km

Da Benidorm a Calpe ci sono una ventina di chilometri che diventano centottanta se ci si perde per le alture dell'entroterra. La Costa Blanca è avvio e conclusione, il resto sono un saliscendi continuo, un'infinità di salitelli e tre Gran premi della montagna. L'ultimo è a una trentina di chilometri dall'arrivo, l'Alto de Puig Llorença, 2,9 chilometri al 9,5 per cento di pendenza media. Chi vuole tentare la sorte può usarlo come rampa di lancio. Anche perché dopo la cima e la corta discesa la strada è un lungo falsopiano pieno di curve dove rincorrere non è così semplice. 

Terza tappa: Ibi-Alicante, 186 km

Ultimo giorno in Costa Blanca, prima occasione vera per i velocisti. Non ce ne sono molto, ma gente come Fernando Gaviria, Max Walscheid, Fabio Jakobsen e Sam Bennett hanno squadre più che attrezzate per tenere la corsa chiusa. Per i finisseur l'ultima occasione buona per scompaginare i piani delle ruote veloci è avenguda de Dénia: un chilometro in leggera ascesa e un altro a testa in giù con due curvoni buoni per sparire dal radar del gruppo. Non è molto, ma qualcuno potrebbe farselo bastare.

Quarta tappa: Cullera-El Puig, 177 km

Gli ultimi 25 chilometri completamente piatti sono un disincentivo alla speranza. Sprint quasi assicurato.

Quinta tappa: L’Eliana-Observatorio de Javalambre, 165.6 km

L'obiettivo iniziale dell'Osservatorio astrofisico di Javalambre era ambizioso: mappare tutto lo spazio visibile per studiare l'energia oscura. È stato costruito nel 1992, o almeno lo si è iniziato a costruire quell'anno. Poi i fondi promessi dallo stato spagnolo non sono arrivati e tutto è stato abbandonato. Nel 2007 c'ha pensato il Governo di Aragona a riaprire i cantieri grazie anche a finanziamenti privati. I primi studiosi sono arrivati nel 2008, tutti gli altri nel 2013. La Vuelta ci arriva per la prima volta quest'anno al termine di undici chilometri di salita al 7,8 per cento. Ma la pendenza media inganna perché c'è una discesetta in mezzo all'ascesa e gli ultimi sei chilometri sono tosti e non scendono mai sotto il nove per cento. Il destino di avanguardisti e uomini di classifica dipenderà molto dal vento che nella zona del Pico del Buitre solitamente si fa sentire.

Sesta tappa: Mora de Rubielos-Ares del Maestrat, 196.6 km

Ares è stata distrutta e ricostruita innumerevoli volte. D'altra parte non poteva andare altrimenti per quella che era considerata, almeno sino al Seicento, un avamposto strategico verso le cave e le riserve d'acqua di quel fazzoletto di terra tra Castellón e Aragona. Aveva un castello Ares, sono rimaste le rovine. Quelle che scopriranno i ciclisti della Vuelta per la prima volta al termine di undici chilometri pedalabili ma che possono essere insidiosi se caldo, umidità e vento decidono di presentarsi all'appello. Sta al sole decidere le sorti di questa tappa.

Settima tappa: Onda-Mas de la Costa, 182.4 km

Sembrava impossibile che non fosse stata ancora inserita nel percorso della Vuelta una rampa di garage. Gli organizzatori hanno questa volta aspettato per ben sei tappe, poi non ce l'hanno fatta. La strada che porta all'Alto Mas de la Costa è una serpe in cemento di quattro chilometri al 12 per cento ma con punte massime che superano il venti.

 

Nel 2016 vinse Mathias Frank al termine di una fuga. Chi lottava per la maglia rossa, ossia Alberto Contador, Chris Froome, Nairo Quintana e Esteban Chaves arrivarono assieme. Disse Froome: "Le pendenze erano troppo alte per fare vera selezione".

Ottava tappa: Valls-Igualada, 168 km

Tra i velocisti e Igualada c'è il Puerto de Montserrat: sette chilometri al sei per cento. Se qualcuno vuole fare lo sprint, per altro in leggera salita, deve farsi forza e coraggio lì, stringere i denti e non perdere troppo. L'arrivo della fuga potrebbe essere la soluzione più plausibile. Una mattata di qualcuno la più emozionante.

 

Igualada è il paese spagnolo con la più grande fiera di mongolfiere del sud dell'Europa. La speranza è che qualcuno possa prendere spunto. Un nome? Pierre Latour.

Nona tappa: Andorra la Vella-Cortals d’Encamp, 96.6 km

Arrivano i Pirenei. Cinque salite (che in realtà sono tre, perché quella finale è spezzettata in tre gran premi della montagna), le prime due saranno l'antipasto per l'ultima (anticipata da due passi sulla stessa strada che parte da Andorra La Vella) che parte cattiva e poi spiana leggermente per permettere di fare distacchi. Che non saranno comunque abissali. La tappa è lunga nemmeno cento chilometri e servirà dunque tanta buona volontà per creare grandi buchi in classifica.

 

L'anno scorso il Coll d'Ordino e il Coll de la Gallina furono affrontati alla ventesima tappa. Una frazione che ricorda quella di oggi e che fu spettacolare. L'animò Miguel Angel Lopez, gli diede una mano Enric Mas. Il primo punta alla vittoria finale, il secondo invece non ci sarà.

 

Decima tappa: Jurançon-Pau, 36.1 km (cronometro individuale)

Dopo il giorno di riposo si riparte dalla Francia. Gli organizzatori della Vuelta sono gli stessi di quelli del Tour de France, l'Aso. E il finale della cronometro di oggi è lo stesso di quella della Tour. Rispetto alla Grande Boucle cambiano la sede d'avvio e i chilometri iniziali. E ci sono dieci chilometri in più.

 

Per il resto stesso terreno mosso che premia i corridori completi a scapito degli specialisti da alte velocità. Insomma il terreno perfetto per Roglic.

Undicesima tappa: Saint Palais-Urdax, 169 km

Dopo i Pirenei andorriani, quelli basco-francesi. Dalle salitone alle salitelle, quelle buone per rendere difficoltoso il compito di controllo del gruppo, quelle che richiamano le fughe. Ci sono oltre tremila metri di dislivello e pochissimi metri in pianura.

Dodicesima tappa: Los Arcos-Bilbao, 175 km

Tre strappi per decidere la tappa. A Bilbao arriverà davanti chi saprà arrampicarsi sul muro dell'Alto de Arraiz, due chilometri e mezzo ma tutti in doppia cifra. Da là in cima mancheranno poco più di sette chilometri tutti in discesa. 

Tredicesima tappa: Bilbao-Los Machucos, 167.3 km

Prima del 2007 in cima all'Alto de los Machucos ci arrivavano solo tre sentieri. Gli altopiani del Pas erano zone impervie, praticamente disabitate e del tutto fuori dall'interesse sia turistico che ambientale. Poi nel 2004 in cima trovarono una quarantina di mucche di una razza che si credeva estina nell'Ottocento. E così in onore della mucca Pasiega ci fecero un monumento e una strada. La Vuelta la scoprì nel 2016, ci arrivò nel 2017 e vinse Alberto Contador. Lo spagnolo era all'ultima grande corsa a tappe della carriera e si pensava che quella potesse essere la sua ultima vittoria. Poi arrivò quella sull'Angliru e in molti si dimenticarono dell'Alto de los Machucos. La salita è durissima (le pendenze raggiungono il 25 per cento) e arriva dopo quasi quattromila metri di dislivello a bassa quota e dure pendenze. 

Quattordicesima tappa: San Vicente de la Barquera-Oviedo, 189 km

A Oviedo se sarà volata sarà volata ristretta. Prima dell'arrivo c'è infatti uno strappo di qualche centinaia di metri al sei/sette/otto per cento che può risultare indigesto a molti.

Quindicesima tappa: Tineo-Santuario del Acebo, 159 km

Alla Vergine di Acebo sono attribuiti almeno una cinquantina di miracoli. La prima testimonianza è del 1575 quando una ragazzina storpia dalla nascita per via di una "gamba secca" iniziò a camminare senza l'ausilio delle stampelle. L'ultimo risale al 1993 quando una signora di Cuenca che aveva perso l'uso di due dita a causa di un'ischemia toccando il mantello della Madonna riuscì di nuovo a muoverle. 

 

Al Santuario della Vergine di Acebo la Vuelta non c'era mai arrivata. Le prove generali in vista di un suo inserimento erano state fatte poco più di un anno fa, il 28 aprile 2018. Era la Vuelta Asturias e quel giorno Richard Carapaz conquistò la sua prima vittoria in carriera. Disse: "Ero sempre solo riuscito a sfiorare il successo. È arrivato quassù in una tappa nella quale ero sicuro di stare male. Non mi spiego cosa è successo, ma a un certo punto le mie gambe hanno iniziato a girare come mai non avevano girato". Se non un miracolo, un miracolino.

 

La quindicesima tappa è dura, ci sono oltre quattromila metri di dislivello, ma poche possibilità di provare qualcosa prima dell'ultima ascesa. 

Sedicesima tappa: Pravia-Alto de la Cubilla, 155 km

Poteva una salita che richiama sui suoi tornanti oltre cinquemila cicloamatori ogni estate rimanere fuori dalla più importante corsa a tappe spagnola? Sino a oggi sì. Lunedì 9 settembre questa lacuna sarà colmata nel corso della sedicesima tappa. La frazione che si concluderà all'Alto de la Cubilla (17,8 chilometri al 6,2 per cento di pendenza media) rappresenta la vittoria dei cicloamatori sui professionisti. Tre Gran premi della montagna, quattromila e cento metri di dislivello, penultimo arrivo in salita, forse il più selettivo, non tanto per pendenze, quanto per possibilità di fare distacco. Prima dell'ultimo giorno di riposo si può chiudere i conti per la classifica generale.

Diciasettesima tappa: Aranda-Guadalajara, 199.7 km

Sprint o fuga? Se sarà la prima toccherà fare i conti con lo strappetto finale. Se sarà la seconda pure. In ogni caso sono quasi duecento chilometri con qualche salitella e poche possibilità di creare qualcosa.

Diciottesima tappa: Colmenar Viejo-Becerril de la Sierra, 180.9 km

Quattro Gran premi della montagna, tutti sopra i 1.700, e uno dietro l'altro. Non c'è però l'arrivo in salita, e l'ultimo Gpm è a ventisei chilometri dal traguardo. Una volta in cima al Puerto de Cotos però non si scende, ci sono sette chilometri di falsopiano. È lì che durante la rivoluzione spagnola ci fu uno dei focolai di resistenza più duri e convinti al franchismo. È lì che il 12 settembre che si potrebbe decidere la tappa. E chissà cos'altro. Chi avrà gamba può attaccare in salita e aumentare il distacco sul piano. I distacchi si possono così dilatare e le certezze del giorno prima possono trasformarsi in incubi.

Diciannovesima tappa: Ávila-Toledo, 163.4 km

Salita all'inizio, pianura alla fine. A Toledo si sprinta. Ma forse non a gruppo compatto. Dipende dalla volontà di fuggitivi e inseguitori.

Ventesima tappa: Arenas de San Pedro-Plataforma de Gredos, 189 km

Se si punta alla tappa basterà scattare sulla Plataforma de Gredos, tre chilometri duri ma non impossibili. Se si vuol tentare la rivoluzione invece è sui quattordici anni del Puerto de Pena Negra che bisogna inventarsi qualcosa. La ventesima tappa può essere una libidine o un'attesa infinita che rasenta la noia. Chissà.

Ventunesima tappa: Fuenlabrada-Madrid, 105.6 km

Sprint finale. Si brinda o ci si deprime per le occasioni mancate. Anzi no, si brinda in ogni caso. Prima di notte si è tutti a casa. Alcuni in vacanza sino all'anno prossimo.

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