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Clint Eastwood al Giro delle Fiandre: chiamatelo "Gunny" Van der Poel

L'olandese è caduto a circa 60 chilometri dall'arrivo, si è rialzato, ha inseguito da solo, è rientrato sul gruppo e si è piazzato quarto alle spalle di Bettiol, Asgreen e Kristoff

8 Aprile 2019 alle 16:00

Avesse avuto una mimetica invece di una maglietta da ciclista e la faccia impiastircciata di pittura verde e nera invece che di polvere sarebbe stato perfetto per prendere la parte che fu di Clint Eastwood in Heartbreak Ridge, qui da noi semplicemente Gunny. D'altra parte il mantra di Mathieu Van der Poel è lo stesso di quello caro al sergente Tom "Gunny" Highway: "Siamo pagati per improvvisare, adattarci e raggiungere lo scopo!".

 

  

Così ha fatto il corridore olandese domenica quando il Giro delle Fiandre che aveva progettato è stato stravolto dagli eventi. Van der Poel era partito da Anversa con un obiettivo preciso, semplice, almeno nelle intenzioni: "Stare davanti il più possibile e, se le gambe reggono, provare qualcosa sull'Oude Kwaremont", aveva detto alla televisione olandese Omroep Brabant. D'altra parte questa era la sua prima Ronde, la sua prima corsa che superava i duecentocinquanta chilometri, la sua prima classica monumento. E quando si prende il via per la prima volta in una corsa che non solo fa parte della storia del ciclismo, ma di un intero popolo, è meglio non fare progetti troppo ambiziosi.

 

Quello che l'olandese aveva in testa è però andato in frantumi a circa 60 chilometri dall'arrivo, quando si è ritrovato sul lato sinistro della carreggiata e, nel tentativo di sopravanzare alcuni corridori, si è ritrovato di fronte una fioriera di quelle che mettono a bordo strada per delimitare i parcheggi. Van der Poel l'ha saltata, ma nell'atterraggio la sua ruota anteriore si è prima afflosciata, poi, qualche decina di metri dopo, incastrata in una buca del marciapiede. L'olandese è finito a terra di faccia. Ha controllato che tutto fosse a posto e niente fosse rotto ed è ripartito, con sul groppone un dolore distribuito in tutto il lato destro del corpo e oltre mezzo minuto di ritardo dai migliori. 

 

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Van der Poel poteva scomparire nelle retrovie, sarebbe stato qualcosa di assolutamente normale. Non fosse che l'olandese è uno che, per sua stessa ammissione, non è mai "stato capace di mollare". È qualcosa che non fa per lui: "Sin da piccolo mi hanno insegnato che soffrire, sopportare qualsiasi cosa, è qualcosa di naturale". E così si è trasformato in Clint Eastwood, ha improvvisato, si è adattato: si è messo a inseguire, da solo. D'altra parte funziona così nel ciclocross – disciplina nella quale ha conquistato 4 ori mondiali (due nella categoria junior, due nella categoria elite), "si è da soli, bisogna bastare a se stessi".

 


Mathieu Van der Poel durante il Mondiale di ciclocross, categoria junior, del 2013 (foto LaPresse)


 

Si è fatto una ventina di chilometri portandosi dietro un gruppetto di una decina di atleti senza ricevere un cambio. Sull'Oude Kwaremont ha accelerato, si è sbarazzato dei questuanti di tirate e ha recuperato i primi. E quando ha conquistato la testa del gruppo, quando ha raggiunto lo scopo, si è girato e con un ghigno fiero ha guardato uno a uno i suoi rivali. Fosse stato diretto da Clint avrebbe detto quello che disse Gunny: "Non è così facile farmi fuori". Invece era il Giro delle Fiandre, è stato in silenzio e sul Paterberg, ha provato a forzare le resistenze altrui negli ultimi metri d'ascesa. Invano. Davanti c'era Alberto Bettiol, nessuno lo ha seguito e quando il gruppo si è compattato la paura di perdere ha prevalso: sedici uomini per tre posti sul podio erano troppi, soprattutto se tra questi sedici tre vestivano la maglia della Deceuninck-Quick Step.

 

 

Van der Poel ha chiuso quarto. "Tutto sommato è stata una bella giornata. Soprattutto per quello che è successo in un momento cruciale della gara come quello", ha detto a Cycling Weekly. "Dopo la caduta ho dovuto inseguire da solo. In quel momento avevo la sensazione di aver già perso la gara, invece sono rientrato. Sono soddisfatto di questo".

  

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Van der Poel ha chiuso quarto. "Sono rimasto sorpreso della mia tenuta. E peccato, perché forse poteva andare pure meglio", ha detto a Cycling News. "La Gent-Wevelgem è stata la mia prima gara con un certo chilometraggio. Ho fatto fatica, ma nei giorni seguenti mi sentivo sempre meglio. L'ho dimostrato alla Dwars door Vlaanderen, che non è la Ronde, ma si avvicina. Ho bisogno di chilometri da fare, ma grazie alla tenacia ho disputato questa corsa molto meglio rispetto alla Gent-Wevelgem".

 

 

Van der Poel ha chiuso quarto. Ha chiuso dicendo che "questa corsa è fantastica. Ci vediamo l'anno prossimo". Un appuntamento che per molti sa di minaccia.

 

All'anno prossimo sergente Mathieu 'Gunny' Van der Poel.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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