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Greipel e la pazienza dei re. Il tedesco vince alla Tropicale Amissa Bongo

Lo sprinter del Team Arkea-Samsic ha conquistato la sesta tappa della corsa in Gabon. Bonifazio ancora in maglia gialla

26 Gennaio 2019 alle 14:54

Greipel e la pazienza dei re. Il tedesco vince alla Tropicale Amissa Bongo

Racconta una leggenda gabonese di un vecchio re che, ormai superata la metà della vita, si era fatto costruire una torre, la più alta del regno, ed era andato a vivere sulla cima di questa. Da lì guardava il suo territorio raggiungere l'orizzonte e ciò che facevano i giovani figli, intenti a prepararsi e a sfidarsi per dimostrare al padre di essere i più forti. Quando un giorno il re scese nel parco della sua tenuta, venne organizzata una festa e al termine di questa una giostra durante la quale i ragazzi avrebbero dimostrato al vecchio chi di loro meritasse i favori dell'eredità. Per ore si impegnarono in prove di forza e abilità. Quando fu chiaro a tutti che uno di loro era stato il migliore il padre scese dal trono e sfidò questo a trafiggere un serpente con una freccia. Il giovane armò l'arco più grande e potente e dopo pochi secondi scagliò la freccia. Lo mancò. Il re ne prese uno piccolo e instabile, ne tirò il filo e rimase immobile diverse ore. Solo quando il sole iniziò a tramontare lasciò andare il dardo. Il serpente fu trafitto. Il vecchio se ne tornò sulla torre. Prima di chiudere la porta disse: "Solo con la pazienza l'uomo può governare se stesso. E se non sapete governare voi stessi...".

 

André Greipel è un vecchio re che scende dalla sua torre ogni volta che c'è una bicicletta da spingere. Ogni volta si trova ragazzotti più giovani e determinati a fargli le scarpe, ogni volta ne subisce l'audacia e la forza. Ogni volta arma il suo arco di pazienza e al momento giusto se li mette tutti dietro. Lo ha fatto anche alla prima gara dell'anno. Alla Tropicale Amissa Bongo André Greipel ha aspettato cinque tappe che i rivali esibissero il meglio del loro repertorio, alla sesta ha deciso che era tempo di dimostrare loro che un re può essere anche invecchiato, ma non sarà mai decrepito, da buttare.

 

E così si è messo in scia ai giovanotti, ne ha controllato la volontà di vittoria e poi l'ha tramortita partendo a razzo e a razzo continuando. Ha preso la testa e più non l'ha lasciata. Ha alzato le braccia al cielo, ha sorriso, quasi una bicicletta davanti a Youcel Reguigui, secondo.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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