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Biniam Girmay Hailu e la religione del ciclismo

Il corridore eritreo sorprende tutti (al fotofinish) nella terza tappa della Tropicale Amissa Bongo. Bonifazio rimane in maglia gialla

23 Gennaio 2019 alle 13:52

Biniam Girmay Hailu e la religione del ciclismo

Foto tratta dal profilo Twitter latropical2019

Dice che la bicicletta più che una passione "è una religione e tutta la mia famiglia si è convertita al ciclismo. Anche perché in Eritrea ci sono circa 100 gare all'anno". Dice che il suo sogno è il Tour de France, "ma pure il Giro non è male". Dice che il suo meglio lo dà "quando la strada sale, ma anche quando la strada scende non vado male". Dice che "bisogna essere pronti a tutto", che "bisogna sempre provarci, che nella vita non si sa mai". Quindi già che c'era c'ha provato. Uno strappo, il gruppo che si sfalda e non si rimargina, qualcuno davanti, tutti i più veloci d'accordo, ma con una salita sulle gambe. Biniam Girmay Hailu si è guardato attorno: ha visto Niccolò Bonifazio e André Greipel in tiro per la vittoria, ha visto Lorrenzo Manzin voglioso di fare il terzo incomodo, ha visto Youcef Reguigui rimontare. Ha visto soprattutto il traguardo di Franceville avvicinarsi e non c'ha visto più. L'eritreo ha così accellerato, ha pensato bene che darsi per vinti è da stolti. Ha dato di polpacci e gambe, di fiato e cuore, persino di reni. Primo sotto lo striscione d'arrivo della terza tappa della Tropicale Amissa Bongo. Primo ma con sospiro: è servito il fotofinish. Primo all'arrivo e primo 2000 a vincere una corsa nel calendario internazionale.

 


Foto tratta dal profilo Twitter della @tropicale2019


 

Girmay Biniam Hailu come nemmeno Remco Evenepoel, il belga che vorrebbe studiare da Cannibale, il belga che tutti vogliono vedere al varco per capire non quanto è forte, ma quanto è fortissimo. Il belga che l'eritreo ha già battuto, anche se per un giorno appena, anche se evitando di dare qualche cambio, anche se era categoria junior, mica professionismo. Era l'Aubel-Thimister-Stavelot, era il 4 agosto 2018 era un giorno di sole e di caldo e Girmay Biniam Hailu era partito con un solo accorgimento: tenere la ruota del più forte. Gli avevano detto che era Evenepoel e lui rispettò l'impegno: non la perse mai. Poi vide il traguardo e gli fece più gola del palmer del belga. Si inventò sprinter, si staccò addirittura di dosso il bambino prodigio e passò la linea a braccia alzate. Giù di sella sorrise. "Sono contento. Mi sono divertito", disse.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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