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Ripensamenti al Giro d'Italia: Boivin fugge, Viviani vince

Il velocista veronese regola nettamente i rivali a Tel Aviv dopo una volata caotica. Il canadese, che doveva ritirarsi tre anni fa, va in fuga, Rohan Dennis invece in Rosa grazie agli abbuoni

5 Maggio 2018 alle 18:21

Ripensamenti al Giro d'Italia: Boivin fugge, Viviani vince

Ripensamento - dal vocabolario Treccanis. m. [der. di ripensare]. – Il fatto di ripensare e di ripensarci, spec. nel senso di nuova e più attenta e ponderata meditazione (la questione, la situazione esige un r.); o anche di mutamento d’opinione, cambiamento di una decisione.

 

In mezzo a centinaia di biciclette lanciate a sessanta all'ora verso il traguardo bisogna avere le idee chiare per non finire chiappe a terra. Al Giro d'Italia e non solo al Giro d'Italia, gli spazi sono stretti, tutti vogliono stare tutti davanti e più vogliono stare davanti più la velocità si alza. In questo turbinio ci vuole occhio e tempismo per capire cosa succede, quale corridore seguire, trovare il momento giusto per scattare sui pedali, accelerare il ritmo, lanciarsi in volata. Ci sono stati velocisti che per ovviare a molti problemi sceglievano i migliori passisti in circolazione, li mettevano a far velocità, ne sfruttavano la scia, si facevano lanciare. Così Rik Van Looy e Mario Cipollini, così Beppe Saronni e Alessandro Petacchi, gente brava e veloce che al caos preferiva l'ordine.

 

Elia Viviani dell'ordine se frega il giusto, viene dalla pista, dove si gira in tondo e può sempre succedere qualsiasi cosa, dove secondo dopo secondo tutto cambia e nulla si può davvero controllare. E così mentre il gruppo accelerava e tutti provavano a dar dimostrazione di avere le idee chiare, il veronese della Quick-Step Floors si guardava attorno e rifletteva, lasciava la scia dei suoi compagni e ne prendeva un'altra, poi un'altra ancora. Un ripensamento, forse il seguire una sensazione, un'illuminazione. Forse invece la consapevolezza che è meglio vedere le mosse dell'avversario più pericoloso, Sam Bennett, che farsi fregare da chi ti prende la scia e ti supera a un soffio dall'arrivo. Viviani alla ruota dell'irlandese c'è stato, l'ha studiata. Poi con la coda dell'occhio ha visto una maglia giallo e rossa sopraggiungere veloce, ha capito che era Jakub Mareczko, ha capito che se non chiudeva lui non ce la faceva nessuno ed è partito. In tempo per raggiungere l'uomo della Wilier Triestina, in tempo per superarlo, in tempo per dare un'occhiata a cosa succedeva, risedersi sul sellino e alzare le braccia verso il cielo di Tel Aviv.

 

 

Se Viviani ha fatto tutto questo in pochi minuti e in pochi chilometri, Guillaume Boivin c'ha messo qualcosa di più a ripensare a sé stesso e alle sue decisioni. Era fine ottobre del 2015 e il canadese era tornato a casa dalla Vuelta a Guatemala con qualche botta di troppo, la maglia di campione nazionale strappata e l'idea che si era rotto del ciclismo. Disse all moglie che dopo la fine dell'esperienza nel World Tour con la Cannondale, ripartire era stato duro e ora che la Optum p/b Kelly Benefit Strategies, la squadra per cui correva, stava per chiudere i battenti, era meglio dedicarsi a altro. Sua moglie disse aspetta, vedrai che qualcosa arriva. Lui disse che aveva già deciso: mi ritiro. Fortuna che le decisioni si cambiano e le opinioni si mutano. E così quando Sylvan Adams, un ricco immobiliarista di Montreal con interessi a Tel Aviv che ha scoperto il ciclismo a 41 anni e se ne è innamorato un attimo dopo, lo ha chiamato dicendo che avrebbe investito qualche soldo per fare una squadra di base in Israele e portarla al Giro, Bevin rimase ad ascoltarlo, poi disse immediatamente sì.

 

Al Giro d'Italia Boivin non era mai stato, lo corre quest'anno per la prima volta. Prima del Giro aveva detto che era qui per aiutare Kristian Sbaragli, il velocista della Israel Cycling Academy, e che avrebbe provato a trovare una fuga, ma dalla Sicilia, che c'erano più possibilità che questa arrivasse al traguardo. C'ha ripensato anche su questo. Seconda tappa prima occasione ed eccolo davanti a prendere vento. E c'ha ripensato anche quando il gruppo lo aveva ripreso perché Rohan Dennis aveva deciso che doveva vincere il traguardo volante e grazie ai 3 secondi di abbuono conquistare la Maglia Rosa. Si era fatto sfilare, poi si era detto perché no? Un'altro scatto, altri cinquanta chilometri di fuga.

 

ORDINE DI ARRIVO — 1. Elia VIVIANI (Quick-Step Floors) 167 km in 3h51’20”; 2. Mareczko s.t.; 3. Bennett (Irl) s.t.; 4. Bonifazio s.t.; 5. Modolo s.t.; 6. Venturini (Fra) s.t.; 7. Gibbons (SAf) s.t.; 8. Belletti s.t.; 9. Planckaert (Bel) s.t.; 10. Drucker (Lus).

 

CLASSIFICA GENERALE — 1. Rohan DENNIS (Bmc) 177 km in 4h03’21”; 2. Dumoulin a 1”; 3. Campenaerts (Bel) a 3”; 4. Gonçalves (Por) a 13”; 5. Dowsett (Gb) a 17”; 6. Bilbao (Spa) a 19”; 7. Yates (Gb) a 21”; 8. Schachmann (Ger) a 22”; 9. Martin (Ger) a 28”; 10. Pozzovivo a 28”.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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