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Nibali al Ghisallo e quella storia che non finisce

Dopo la seconda vittoria al Giro di Lombardia lo Squalo donerà la maglietta al Museo del ciclismo. Un fascino che non tramonta. L'appuntamento è martedì 20 febbraio

18 Febbraio 2018 alle 06:00

Nibali al Ghisallo e quella storia che non finisce

Foto LaPresse

Lombardia, nel senso di Giro di, significa tante cose: corsa e classica, "foglie morte" e autunno, salite e discese. E' un albóre di Novecento, memoria storica di un ciclismo che fu, che è stato, che è e che sicuramente sarà. E' un racconto che parte da Milano e che per Milano è passato spesso, anche se proprio Milano ha dovuto abbandonare per starsene più su o più a ovest, per stare più vicino a quelle montagne che sono luogo di elezione, di fatica e di imprese, di vittorie o di sconfitte, che altro non sono che facce opposte di una stessa avventura, quella in bicicletta. Il Lombardia è l'ultima processione di "una fede laica e sportiva che ha bisogno dei suoi santuari" per essere celebrata e celebrarsi, scriveva Antoine Blondin. E poco importa se si riferiva al Puy de Dôme, massiccio vulcanico sopra Clermont-Ferrand, e ai resti del tempio di Mercurio, il senso è lo stesso, quello che cambia è la longitudine e la latitudine, la religiosità italiana rispetto al secolarismo francese. E la processione del Lombardia, sebbene cambi partenze e arrivi, percorsi e protagonisti, da un punto passa sempre, quasi a rendere grazia a un secolo (meno un anno) di biciclette. E' un luogo piccolo, uno spiazzo che il bosco ha concesso agli occhi degli avventori, uno spioncino per osservare l'immobile bellezza del lago. E' un luogo che c'è da sempre, di riposo, ristoro e preghiere per i pellegrini dell'anno Mille, di riposo, ristoro e preghiere per i pellegrini di adesso, che cambiano la dinamica di avvicinamento, che dalle calzature sono passate ai pedali. Un luogo che si è trasformato da poche pietre e una statua della Madonna, a chiesetta seicentesca, ma piccola e umile, che ha portato all'interno l'amore che la circondava, biciclette ai muri e un altare per lei, la Madonna del Ghisallo, santa protettrice dei ciclisti.

 

Ogni Lombardia è transito, ogni giorno è invece pellegrinaggio e avvicinamento, un segno della croce, un'entrata curiosa, un museo che dall'interno si è espanso, è diventato un impianto vero, grande, con dentro tutta la storia della bicicletta e del ciclismo. Su verso Magreglio partendo da Bellagio, come è norma oramai, oppure dalla parte opposta, da Asso, o meglio da Erba, perché già da lì si inizia a salire, come fu in principio, come fu per Costante Girardengo, primo a transitare lassù che era il 1919.

 

La strada sale, i chilometri al traguardo diminuiscono, ci si avvia verso il finale se l'arrivo è posto a Como, si pensa alla strada da fare se invece si va verso Bergamo. Si fa l'inchino, che poi altro non è che passaggio, a volte ci si affida a lei per trovare le forze per lo scatto, a volte quelle buone solo per arrivare. Chi non gareggia invece di queste cose se ne frega, l'inchino lo fa davvero, dai pedali stacca le tacchette e dal portaborraccia estrae la borraccia. Un salto in chiesa, uno giù verso quel mondo che è storia ed esposizione, che è un tributo al ciclismo e alla sua regina, la bicicletta. Una teca che troneggia sul lago tanto che tra un cimelio e l'altro sembra che dentro il lago ci si possa immergere, che la salita fatta fosse soltanto un'illusione e che tutto sia vicino, tutto a portata di mano, come la storia, come Coppi e Bartali, come Girardengo e Moser. E pure Merckx sembra avvicinabile.

 

Vincenzo Nibali e il Ghisallo

Il Ghisallo è sempre una promessa, come ogni salita ché è un "far il conto con la fatica e con la volontà, un luogo nel quale non si passa soltanto, si lascia un passaggio, un pensiero, un voto", raccontava il poeta trevigiano Andrea Zanzotto. E forse sarà stata una promessa quella che ha spingerà il 20 febbraio Vincenzo Nibali fino lassù, fino al Ghisallo, alla chiesetta e soprattutto al museo. L'appuntamento è alle 17.30. Una maglia, quella della vittoria dell'ultimo Lombardia, quella rossa con le maniche blu, quella che si è involata a salire verso Civiglio, che ha fatto il vuoto giù da Civiglio, che è risalita e ridiscesa da San Martino della Battaglia in un assolo finito a braccia alzate sul lungolago di Como. Una maglia che chissà se è un voto, sicuramente è una nuova pagina, l'ennesima, di un luogo che rappresenta tutto quello che il ciclismo è stato e che continua a essere.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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