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Girodiruota – GiroDiVino

Una Cuneo-Pinerolo alcolica

Ezio Cecchi fu il primo a scattare nella tappa del capolavoro di Fausto Coppi al Giro d'Italia del 1949. Giù dal Monginevro rischiò di finire in un burrone, in cima al Sestriere trovò conforto nel vino

30 Maggio 2020 alle 07:13

Una Cuneo-Pinerolo alcolica

foto LaPresse

La ventesima tappa del Giro d'Italia 2020 doveva partire da Alba e arrivare al Sestriere. La ventesima tappa di GiroDiVino (qui trovate tutte le altre puntate) è da leggere bevendo una bottiglia di La Cota - Valsusa doc della Azienda Agricola Isiya, Exilles (To).

  


 

Fausto Coppi era passato da talmente tanto tempo che qualche tifoso che aveva raggiunto la cima si stava ormai annoiando ad attendere i corridori. Anche perché anche Gino Bartali aveva superato e pure Giordano Cottur e anche la maglia rosa Adolfo Leoni. Chi ancora rimaneva a bordo strada in vetta al Sestriere lo faceva per un irrefrenabile amore per il ciclismo e ancora aveva la forza e la voglia di applaudire nonostante le decine di minuti che erano passate dal passaggio dei primi. 

 

Uno addirittura lo riconobbe, lo incitò, gli disse di non arrendersi, ché poteva ancora rientrare. Mica era scemo, la corsa era già andata da così tanto tempo che neppure c’era più una macchina sulla quale salire per ritirarsi. 

 

A poche centinaia di metri dal passo un tifoso gli urlò a tutta voce che era finito, che ormai era passato il suo tempo: “Cecchi ritirati”. Lo lasciò urlare. Non aveva torto, andava piano quell’anno, ma comunque non era ancora tempo per tornarsene a Monsummano, ché se non fosse stato per lui, se non fosse stato per quel suo scatto sulla Maddalena mica sarebbe venuto fuori tutto sto casino, mica ci sarebbe stata quella Cuneo-Pinerolo

 

Il Sestriere passò sotto le sue ruote stanche, la salita si tramutò in discesa. La strada planava cheta verso valle. Qualche curva, i pedali che si muovevano con più facilità, ma non riuscivano a essere vorticosi come lo erano stati un tempo. Giù dal Monginevro si era preso un bel spavento, aveva rischiato di finire in un burrone e ancora al ricordo le gambe gli tremavano.

 

Fece qualche chilometro, ma la situazione non migliorò. Lo passarono in una decina. Passò Pratemuche, Traverses, poi decise di reagire nell’unico modo possibile: non pensare a cosa era successo. Fermò la bici davanti all’osteria del paese di Pragelato, scese di bicicletta e chiese un po’ di vino avvisando che non aveva una lira. L’oste non fece una piega. Riempì un bicchiere, poi un altro ancora. E già che c’era riempì a mezzi pure la borraccia. Ezio Cecchi ringraziò e si rimise in sella. Le gambe tornarono a funzionare, quel minimo di ebbrezza gli aveva curato la testa. L’oste lo vide scomparire dietro la curva. “Speriamo non si faccia male”, sussurrò, “che io mica voglio rogne”. 

 


 

Tutte le altre tappe di GiroDiVino le trovate qui

 

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Ventuno storie di vino e biciclette per ventuno tappe che dovevano esserci ma non ci saranno. Ventun bottiglie da gustare per sopportare la mancanza della corsa rosa

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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