Foto via Getty Images

In Europa

L'Ue approva la controriforma della Pac, ma a Bruxelles ci sono (ancora) i trattori in piazza

David Carretta

I ventisette adottano la proposta della Commissione che esenta gli agricoltori da gran parte delle condizionalità ambientali in vigore. “Vittoria”, dice il ministro Lollobrigida. Ma per le strade belghe i trattori non contenti spargono letame davanti ai palazzi delle istituzioni

Bruxelles. I ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea hanno dato la loro benedizione alla controriforma della Pac. Con i trattatori che assediavano nuovamente la capitale europea, i ventisette hanno approvato la proposta della Commissione per esentare gli agricoltori da gran parte delle condizionalità ambientali in vigore dal primo gennaio 2023 per rendere più verde la Politica agricola comune. Sparito l’obbligo di mettere a riposo il 4 per cento dei terreni. Sparito l’obbligo della rotazione delle colture. Sparito l’obbligo di copertura del suolo durante i periodi sensibili. Le condizionalità dei cosiddetti “Gaec” (“Good agricultural and environmental conditions”), che prevedevano di versare i pagamenti diretti della Pac solo agli agricoltori che rispettano le “buone condizioni agronomiche e ambientali”, sono praticamente scomparse, sostituite dai vecchi “ecoschemi” volontari.

I governi potranno proporre aiuti finanziari aggiuntivi per incentivare gli agricoltori a fare quello che sarebbero stati obbligati a fare con i “Gaec” della riforma della Pac. Presi dal panico della collera rurale, Commissione, governi e Parlamento europeo hanno fatto un’altra concessione: i piccoli agricoltori con meno di 10 ettari saranno esentati da controlli e multe. Sono il 65 per cento degli agricoltori europei e potranno tranquillamente incassare soldi in più violando le regole. “Vittoria”, ha detto il ministro Francesco Lollobrigida. Le grandi lobby agricole europee hanno salutato la controriforma. A 75 giorni dalle elezioni europee, basterà a far tornare i trattori nelle fattorie? Le manifestazioni a Bruxelles – con nuove scene di violenza – lasciano spazio a dubbi.

 

 

Gli agricoltori sono in Europa quel che i tassisti rappresentano per l’Italia: la categoria intoccabile, che al primo segnale di protesta costringe i governi a capitolare, soprattutto se ci sono elezioni in vista. L’agricoltura rappresenta meno del 2 per cento del pil europeo, ma il 32 per cento del bilancio dell’Ue (386 miliardi in sette anni). Nei provvedimenti del Green deal, la Commissione ha sostanzialmente risparmiato gli agricoltori, concentrando sforzi e costi su altre categorie (dall’industria alle famiglie). L’agricoltura è l’unico settore economico in cui le emissioni di CO2 sono rimaste stabili nell’ultimo decennio e le proiezioni della Commissione dicono che resterà così anche in futuro. La riforma della Pac doveva almeno garantire un’agricoltura un po’ più sostenibile. Siccità, alluvioni, sovraproduzione stanno distruggendo la qualità del suolo e compromettendo la capacità di produzione. Lo sforzo richiesto era minimo. Approvata nel novembre del 2021, la riforma della Pac era stata votata anche dai partiti che oggi la contestano (da Fratelli d’Italia al Rassemblement National) e applaudita dalle lobby nazionali ed europee (dalla Coldiretti a Copa-Cogeca). Ma i trattori, i blocchi, il letame davanti ai palazzi del potere hanno spaventato tutti.

 

 

Da gennaio l’Ue ha moltiplicato le concessioni. Ursula von der Leyen ha bloccato la firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur. Nemmeno l’Ucraina è stata risparmiata. I governi europei oggi potrebbero approvare nuove restrizioni alle importazioni di prodotti agricoli ucraini che costerà 1,2 miliardi di euro di entrate in meno a Kyiv. Le rivendicazioni nelle manifestazioni mostrano che non esiste una bacchetta magica politica per rimettere il genio della collera rurale nella lampada. “Fare troppe concessioni subito è stato un errore. Ogni concessione alimenta ulteriori richieste”, ammette un diplomatico. Alcune associazioni agricole sono soddisfatte di quanto ottenuto. Il ministro Lollobrigida ha tenuto a sottolineare che nessuna delle organizzazioni italiane ha protestato a Bruxelles. Ma altre associazioni vogliono molto di più. Alcuni agricoltori insistono sulla “giusta remunerazione” (prendendosela con grande distribuzione e intermediari). Altri spingono per imporre “prezzi agricoli fissi” (adottando un’economia pianificata).

 

 

“Basta con la politica ultraliberale”, ha detto al Foglio un agricoltore in collera con il sistema capitalista. Il bersaglio sono anche le importazioni da paesi terzi e gli accordi di libero scambio, nonostante il fatto che l’Ue sia diventata una potenza esportatrice dell’agroalimentare che macina surplus su surplus commerciali. Le grandi associazioni di categoria sono favorevoli alle “Nuove tecniche genomiche” che l’Ue vuole favorire. Le piccole sono contro. “Non sappiamo davvero cosa vogliono gli agricoltori”, ammette un funzionario dell’Ue: “L’agricoltura europea è troppo diversificata e frammentata per una soluzione unica”.

Di più su questi argomenti: