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L'editoriale dell'elefantino 

Cessate il fuoco, terroristi di Hamas

Giuliano Ferrara

Sanremo propone e Roma dispone, quindi va bene l’accordo fra Schlein e Meloni. Ma è curioso che nel paese delle canzonette nessuno in Parlamento chieda mai tregue umanitarie ai palestinesi

Capisco Schlein che da buona cittadina americana deve sentire quel che dice Blinken, a parte il caro Provenzano, ma Meloni, che da buona italiana ha fatto il suo sugli ostaggi e si è astenuta su un cessate il fuoco beninteso umanitario, bè, forse doveva aspettare un momento per sapere che cosa ne pensi Burns, il capo della Cia che è al Cairo, forte della minaccia di Bibi contro Rafah, per strappare gli ostaggi dalle mani dei carnefici. Ma sono ghirigori del dopo Sanremo, come sa Tajani che contende a Ghali il primato nella politica estera. Passando alle cose serie.

Perché nessuno chiede il cessate il fuoco a Hamas? Strano, davvero curioso. Hanno sparato 14.000 missili dal 7 ottobre, mentre minacciavano di ripetere il pogrom. Hanno ammazzato gente d’Israele attraverso i loro amichetti Hezbollah nel nord, molti giovani eroici soldati di Tsahal, e sacrificato quasi trentamila palestinesi, i loro combattenti compresi, sull’altare della resistenza, parola oscena sulle loro bocche, sotto lo scudo di scuole ospedali moschee Unrwa eccetera. Hanno espulso dalle loro case decine di migliaia di israeliani, rifugiati di fortuna. Hanno cercato di intimidire con la minaccia del genocidio un paese diviso politicamente ma fieramente deciso a essere, anzi a esistere nonostante tutto e tutti e tutte, esistere come Israele, come start up nazione, come comunità ebraica, al riparo dalla vanga, dall’incenerimento, dagli stupri dei loro nemici islamisti.            

Insomma, ce ne sarebbero di motivi, per l’Onu, per Amnesty, per quei bravi ragazzi d’occidente, il campus globale ormai potenzialmente così simile ai campi, per chiedere a Hamas di uscire dai tunnel con le mani alzate e consegnare gli ostaggi. Ma non tutti ragionano come quel ragazzo di Milano che ha indicato la strada. FREE GAZA FROM HAMAS, quattro parole decisive che nessuno osa pronunciare. Tutti e tutte invece chiedono continuamente non l’autoconsegna di Sinwar ma quella di Netanyahu. Sarebbe lui a dover risparmiare la sofferenza di un popolo, non i sequestratori dei palestinesi e pogromisti dei tunnel. Non è una bizzarria? Non è una forma di assurdismo settario e una punta satanico?  


Va bene che oggigiorno le campagne di comunicazione sono importanti, e Israele è forte quando combatte, quando cerca di evacuare i civili, quando bombarda Hamas e i suoi ricettacoli infami in mezzo alla gente, quando informa e fa inchieste sui propri tragici errori, ma meno forte nella famosa Com umanitaria. D’accordo. Però alla brava gente canaglia che lascia risorgere l’antisemitismo, cercando di coinvolgere nella partita anche gli ebrei progressisti disponibili, non viene in mente che il prezzo di questa campagna internazionale è un po’ alto, e che la richiesta di resa a una banda di predoni terroristi dovrebbe venire prima, logicamente ed eticamente prima, della richiesta di resa allo stato d’Israele?            

Sanremo propone, Roma dispone. La “furia bestiale dei celerini drogati”, come dicevano le ordalie del 1977, si abbatte a Napoli sui sostenitori di Ghali e Dargen, scrivono i giornalini. La politica si muove, è il suo mestiere, e l’accordo trinazionale Schlein con la nazionalissima Meloni ci sta, è comprensibile. Ma il Parlamento si è rivelato canterino, eppure non sono solo canzonette gli ordini del giorno umanitari. Verso la liberazione degli ostaggi, di cui prendersi cura subito, e di un certo numero di terroristi di cui prendersi cura dopo, verso la tregua umanitaria, verso la distruzione e la resa di Hamas, è tutto molto semplice, fuori dallo stretto circuito di Roma parlamentare e dintorni: cessate il fuoco, terroristi di Hamas. 
            

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.