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L'Iowa di Robinson e il New Hampshire di Salinger. L'America sperduta che pesa sulle presidenziali

Marco Bardazzi

Sulle tracce di Trump in un viaggio letterario e cinematografico attraverso l'anima politica americana. Tra Gilead, i ponti di Madison County e il Giovane Holden

Chissà cosa avrebbe pensato di Donald Trump il reverendo John Ames? Difficile immaginare personaggi diversi tra loro come l’ex presidente degli Stati Uniti e il pastore protestante protagonista di “Gilead”, nato dalla creatività di Marilynne Robinson. Altrettanto sfidante è sforzarsi di capire come quel pezzo di mondo raccontato nei libri di una delle più grandi scrittrici americane contemporanee sia lo stesso che oggi si appresta a dare a Trump la possibilità di tornare una seconda volta alla Casa Bianca. Quando si guardano i luoghi dove si determina la politica americana, gli stati-chiave della campagna per la presidenza degli Stati Uniti, non ci si può non interrogare su quanto contrastino con la percezione che ne abbiamo da europei, spesso legata al cinema e alla letteratura americani. 


Prendiamo l’Iowa, per esempio. Tra pochi giorni sarà al centro dell’attenzione mondiale, perché per tradizione è il primo stato dove si vota nell’anno delle presidenziali. Il 15 gennaio vanno in scena i caucus, che sono quella specie di assemblee di paese con cui da queste parti si scelgono i rappresentanti pubblici, e tutti i sondaggi concordano nel prevedere un’ampia vittoria di Trump. Che gli aprirà la strada per replicare probabilmente il successo una settimana dopo in New Hampshire e poi decollare verso la conquista della nomination repubblicana e verso un rematch il 5 novembre con Joe Biden. L’Iowa, insomma, è dove si determinerà il destino degli Usa e in parte anche di noi europei, che con l’America abbiamo un rapporto privilegiato. Forzando un po’ la mano, si potrebbe sostenere che in Iowa si decidono, tra le altre cose, anche la guerra in Ucraina e il conflitto tra Israele ed Hamas. Eppure se diciamo “Iowa” fatichiamo in molti casi a distinguerlo da “Ohio” (che è un altro stato-chiave della corsa alla Casa Bianca). A meno che non andiamo a scoprire quanto Iowa c’è nel nostro immaginario collettivo, magari senza saperlo. Quattro esempi: i libri della saga della Robinson, pubblicati in Italia da Einaudi; John Wayne; i ponti di Madison County; il campo da baseball di “L’uomo dei sogni”. Se dovessimo organizzare un tour cinematografico-letterario dell’Iowa, per cercare di capire più a fondo uno stato politicamente così importante (nonostante abbia solo tre milioni di abitanti sparsi su una superficie che è sei volte la Lombardia), un buon punto di partenza sarebbe proprio la cittadina di Gilead. Una scelta che stimola l’immaginazione, visto che Gilead non esiste. 


Il luogo che dà il nome al romanzo più celebre della Robinson è infatti inventato, ma ispirato a una località vera: il piccolo comune di Tabor, vicino al confine con il Nebraska. E’ da qui che si dipanano le vicende di un pastore congregazionalista e uno presbiteriano e delle rispettive famiglie, gli Ames e i Boughton, che tra il 2004 e il 2020 la Robinson ha trasformato in una saga che si dipana in una quadrilogia di romanzi di successo: “Gilead”, “Casa”, “Lila” e “Jack” (presto in arrivo sul grande schermo in una versione cinematografica a cui lavora Martin Scorsese). Un artificio letterario che ricorda la fittizia cittadina di Holt, in Colorado, dove si ambientano le storie di Kent Haruf. Haruf è in effetti uno degli scrittori a cui è stata accomunata la Robinson. Così come l’hanno accostata al Cormac McCarthy della “Trilogia della frontiera”, o alla Flannery O’Connor dei racconti della Bible Belt del sud. Del resto, Marilynne Robinson ha trascorso tutta la propria vita professionale insegnando al celebre Iowa’s Writer Workshop dell’Università dell’Iowa, una fabbrica di talenti letterari dove hanno studiato o insegnato la stessa O’Connor e gente come John Cheever e Philip Roth. Con “Gilead” la Robinson ha introdotto il grande pubblico alla riscoperta di alcuni dei pilastri fondamentali della cultura cristiana protestante, quelli sui quali è stato costruito lo spirito americano fin dai tempi dei Padri pellegrini. Il racconto della vita rurale nel cuore del Midwest e nelle sue piccole comunità nate dai pionieri serve alla scrittrice (un po’ come era stato per Flannery O’Connor) per esplorare soprattutto la religiosità dell’America. Marilynne Robinson offre in particolare una rilettura del messaggio di Calvino interpretato dai suoi ministri di culto statunitensi, che sono riuniti nella chiesa congregazionalista. Si parla degli anni Cinquanta del secolo scorso, ma quello di “Gilead” è un mondo che ha ancora un peso importante nell’Iowa di oggi. Le denominazioni evangeliche, i gruppi di preghiera, le chiese e i pastori che le guidano sono una forza anche politica, capace di spostare voti spesso decisivi nei caucus.


Lo capì anni fa un giovane senatore che in mezzo alle pianure infinite di questo stato ha costruito il proprio successo politico: Barack Obama. Nel 2007, quando Obama cominciò a girare l’Iowa per farsi conoscere in vista dei caucus del gennaio successivo – che poi vinse a sorpresa contro Hillary Clinton – gli capitò tra le mani “Gilead” e lo divorò, diventando un fan della Robinson. Da presidente, poi, la invitò alla Casa Bianca per conferirle la National Humanities Medal e nel 2015, durante una visita in Iowa, organizzò un incontro con lei a Des Moines, la capitale dello stato, nel quale si calò nei panni insoliti di intervistatore per conto della “New York Review of Books”. “Ho letto ‘Gilead’ mentre facevo campagna elettorale qui in Iowa – raccontò Obama – nel tempo libero che mi lasciavano gli spostamenti tra una città e l’altra. John Ames è uno dei miei personaggi preferiti, per come è gentile, cortese e un po’ confuso su come conciliare la sua fede con tutti i vari travagli che attraversa la sua famiglia. Mi sono innamorato di quel personaggio e del libro”.  È interessante rileggere oggi quella conversazione, che è diventata anche un podcast di successo. La scrittrice e il presidente si confrontarono tra l’altro sul bisogno di tornare ai fondamenti del cristianesimo e del protestantesimo per fare i conti con il ruolo che la paura può giocare in politica e nella vita delle democrazie. “Penso che la base della democrazia sia la volontà di presumere che gli altri agiscano a fin di bene”, disse la Robinson. “Bisogna presupporre che fondamentalmente le persone vogliano fare la cosa giusta. Se uno si guarda intorno nella società, vede che in ultima analisi le persone fanno la cosa giusta. Ma quando la gente invece inizia ad elaborare teorie del complotto e cose del genere, che fanno sembrare che ciò che è apparentemente buono sia in realtà sinistro, non accettano più qualsiasi posizione con cui non siano d’accordo. Quando questo diventa parte della nostra conversazione politica, penso si tratti davvero dello sviluppo più pericoloso che possa esserci in termini di possibilità di continuare a essere una democrazia”. 


Oggi la Robinson osserva dalla sua casa di Iowa City l’evolversi della situazione politica americana e le sue preoccupazioni per la tenuta della democrazia sono probabilmente aumentate. Nella contea di Fremont, dove si trova la Tabor reale che ha ispirato la Gilead fittizia, nelle elezioni presidenziali del 2020 Trump ha preso oltre il 70 per cento dei voti. Il suo movimento Maga (Make America Great Again) è oggi ben radicato e organizzato in tutto l’Iowa, molti pastori protestanti invitano i fedeli a votare per lui e i caucus potrebbero confermare che il feeling con l’ex presidente prosegue. I suoi guai giudiziari e in generale tutti gli interrogativi etici che si porta dietro la figura di Trump non sembrano aver allontanato da lui l’America puritana: i “reverendi Ames” di oggi sono pronti ad affidargli di nuovo il paese. Proseguendo nel tour letterario-cinematografico dell’Iowa, ci si può spostare verso il centro dello stato, nell’area di Des Moines. Poco a sud della capitale si trova la contea di Madison, con i suoi caratteristici ponti coperti resi celebri nel 1992 dal romanzo bestseller di Robert James Waller. E molto di più tre anni dopo dalla trasposizione cinematografica di “I ponti di Madison County”, con la storia d’amore tra l’italiana Francesca, venuta a vivere in una fattoria dell’Iowa per aver sposato un militare americano dopo la Seconda guerra mondiale, e il fotoreporter Robert impegnato a realizzare un servizio sui ponti per il “National Geographic”. L’interpretazione di Meryl Streep e Clint Eastwood ne fece un successo planetario e contribuì a far conoscere al mondo l’Iowa rurale.  


Anche la Madison County oggi è terra Maga, qui Trump nelle presidenziali del 2020 ha raccolto il 66 per cento dei voti e punta a conquistare la contea anche nei caucus del prossimo 15 gennaio. C’è un altro nativo illustre della contea che forse con Trump si troverebbe abbastanza in sintonia: a Winterset, una cittadina di cinquemila abitanti, è nato John Wayne. Oggi la sua casa natale è un museo del cinema e una delle principali mete turistiche dell’Iowa. Spostandoci verso est, in direzione di Chicago, superata Iowa City dove vive la Robinson che è una rara roccaforte democratica (la contea ha scelto Biden nel 2020 con il 70 per cento di preferenze) e Cedar City che è altrettanto progressista, si entra nella Dubuque County, che è politicamente una zona combattuta. Forse per la vicinanza con il democratico Illinois e con lo swing state del Wisconsin, qui repubblicani e democratici se la giocano a ogni tornata elettorale. Alle ultime presidenziali ha vinto Trump di poco, ma la contea oscilla tra il rosso e il blu, i colori dei due partiti. La più grande attrazione della contea di Dubuque sono i campi di mais e le fattorie di Dyersville, in mezzo ai quali sorge da anni un perfetto “diamante” per il baseball. E’ il campo da gioco che fu costruito alla fine degli anni Ottanta per girare “Field of dreams” (“L’uomo dei sogni”), il film con Kevin Costner che è diventato un classico del racconto sui valori del Midwest: famiglia, baseball, granturco e sogno americano. Andando sul sito web fieldofdreamsmoviesite.com si scopre cosa è diventato quel set cinematografico. 
Il campo da baseball che il contadino Costner costruì tra la derisione dei vicini, per riportare in vita i fantasmi dei giocatori dei Chicago White Sox del 1919 travolti da uno scandalo sportivo, oggi è perfettamente funzionante. Tutto intorno ci sono le fattorie del film, diventate una specie di Disneyland del baseball, e la Major League ogni anno gioca qui una partita ufficiale del campionato della massima serie. Negli ultimi anni si sono affrontati qui prima i White Sox contro gli Yankees di New York, poi i Cincinnati Cardinals contro i Chicago Cubs e d’estate ogni sabato viene ricostruito un match storico.  


Anche questo è Iowa ed è sicuramente uno specchio di come vive un pezzo d’America che tutti gli aspiranti presidenti degli Stati Uniti cercano di capire e conquistare. È il motivo per cui Trump e i suoi avversari per la nomination come Ron DeSantis o Nikki Haley da un anno girano le sagre di paese, le fiere degli agricoltori e le partite locali di baseball cercando di rendersi credibili agli occhi della gente dell’Iowa, lanciando la prima palla di un match o girando gli hamburger alle grigliate. Anche in New Hampshire, dove il circo delle primarie si sposterà il 23 gennaio, le scene sono analoghe. Con la differenza che qui i candidati devono fare i conti con un elettorato più sofisticato e con una realtà del nordest con una vocazione più all’individualismo che alla vita di comunità. Del resto il motto ufficiale dello stato, quello che figura anche sulle targhe delle auto, dice tutto: “Live free or die”. Il gioco delle citazioni letterarie può funzionare anche per il New Hampshire. Lo scrittore più celebrato è il poeta Robert Frost, che vi trascorse molti anni con la famiglia (la sua casa a Derry è un monumento nazionale) e si ispirò ai paesaggi del New Hampshire per una parte importante della sua produzione artistica.

Ma la figura che forse incarna meglio la vocazione della gente del posto a voler essere lasciati in pace – una caratteristica che mette soggezione anche ai candidati alla Casa Bianca, che devono conquistarne i voti uno ad uno – è quella di J. D. Salinger.  L’autore del “Giovane Holden” aveva scelto la reclusione nei boschi dello stato del New England subito dopo che il suo libro, nel 1951, era diventato un bestseller mondiale. Intere generazioni di americani sono cresciute confrontandosi con gli interrogativi adolescenziali di Holden Caulfield, il protagonista di “The Catcher in the Rye”, come si intitola il libro nell’edizione originale. Ma Salinger è sempre rimasto lontano dal dibattito sulla sua opera in corso da decenni nelle scuole di tutto il mondo.Per anni, a ogni appuntamento elettorale, qualche giornalista temerario si è spinto fino a Cornish, il paesino al confine con il Vermont dove Salinger ha vissuto lontano dagli occhi del mondo fino alla morte nel 2010. La speranza, sempre vana, era quella di vederlo recarsi al seggio locale in occasione delle primarie o del voto presidenziale di novembre. Ma il padre di Holden non è mai stato visto o fotografato e non si sa se ci sia stato un presidente americano, dai tempi di Eisenhower a quelli di Obama, che sia riuscito a ottenere il suo voto.