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editoriali

Il veto di Orban rovina i successi di Meloni in Europa

Redazione

Il premier ungherese dice no a due importanti risultati per l'Italia: quasi 10 miliardi per le politiche migratorie e maggiore flessibilità nell'uso dei fondi Ue. Vatti a fidare degli amici sovranisti

La scorsa notte Giorgia Meloni era sul punto di portare a casa due importanti successi per l'Italia nel Consiglio europeo. Il primo riguarda la politica migratoria. La bozza di accordo sulla revisione quadro finanziario pluriennale - il bilancio 2021-27 dell'Ue - prevede 9,6 miliardi di euro in più per le politiche migratorie interne ed esterne: 2 miliardi destinati agli stati membri in prima linea per la gestione delle frontiere (incluse le nuove procedure di frontiera previste dal nuovo Patto su migrazione e asilo) e 7,6 miliardi per la cooperazione con i paesi terzi. E' meno di quanto proposto dalla Commissione ma, con i paesi frugali che chiedevano tagli, si tratta comunque di un risultato positivo per Meloni.

Il secondo successo - sul quale si intravede lo zampino del ministro Raffaele Fitto - è maggiore flessibilità nell'uso dei fondi dell'Ue per la politica industriale, in particolare lo sviluppo delle tecnologie avanzate e del greentech. Anche se al nuovo programma Step (Piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa) sono state ridotte le dotazioni aggiuntive (da 10 a 1,5 miliardi, concentrati solo sul Fondo per la difesa), la bozza prevede di usare "gli strumenti finanziari esistenti" per gli investimenti nelle tecnologie critiche. Tradotto: l'Italia potrebbe dirottare i fondi della coesione. Sarebbe l'Ue a finanziare al 100 per cento gli investimenti con un tasso di prefinanziamento del 30 per cento (tre volte tanto quanto previsto normalmente). Meglio ancora, per un anno l'Italia potrebbe recuperare i fondi non spesi dal precedente periodo di programmazione (2014-20) e usarli per Step.

Per un paese che non è in grado di spendere tutti i fondi di coesione e che non ha spazio fiscale, sono due deroghe vincenti. Il problema è che la bozza è rimasta una bozza. Al vertice c'era l'accordo di ventisei leader su ventisette. L'ungherese Viktor Orbán ha messo il veto, rovinando per ora i successi di Meloni. Vatti a fidare degli amici sovranisti.

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