(foto da Wikipedia)

Rondò comunista

Salisburgo e le sue contraddizioni, alle elezioni si afferma un comunismo rivisitato

Flaminia Bussotti

Eredi di Stalin? Non proprio: il balzo della Kpö in Austria si spiega con una politica sociale 2.0. Bandiera rossa nella città di Mozart

Neutrali, ambientalisti, nostalgici regio-imperiali, antinuclearisti, fanatici del Bio & Green, e ora gli austriaci sono anche comunisti? I risultati alle recenti elezioni a Salisburgo, con una straordinaria affermazione del Partito comunista, lo farebbero pensare, anche se si tratta di comunisti molto speciali, piuttosto di Verdi radicali, comunisti 2.0, totalmente deideologizzati. E poi Salisburgo, gioiello barocco e rococò, è la città dell’effetto ottico, delle apparenze, del trompe-l’oeil, come sapeva bene Thomas Bernhard che le ha dedicato meravigliose pagine al vetriolo. L’Austria è da sempre un misterioso groviglio di contraddizioni: un crogiuolo multiforme di fermenti e laboratorio di tendenze e umori contrastanti ma spesso forieri di sviluppi straordinari. Come la politica imperiale degli Asburgo, fatta evitando preferibilmente le guerre, attraverso piuttosto una astuta strategia matrimoniale. Da lì il famoso appellativo dal latino di “Felix Austria” (Bella gerunt alii, tu felix Austria nube. Nam quae Mars aliis, dat tibi diva Venus: le guerre falle fare agli altri, tu, Austria felice, sposati! Giacché quel che agli altri dà Marte, a te dà la dea Venere). O come nella musica con vette sublimi di compositori: da Mozart a Beethoven, che era tedesco ma trapiantato a Vienna, da Schubert a Bruckner, da Brahms, che pure era tedesco ma ha vissuto ed è sepolto a Vienna, a Mahler. O nelle avanguardie artistiche della fin de siècle e del ‘900: nella letteratura, solo per citarne alcuni, con Musil, Hofmannsthal, Schnitzler, Zweig, Roth, Canetti. Nella pittura, con Klimt, Schiele, Kokoschka. O nello scandaglio dell’inconscio con la psicanalisi di Sigmund Freud.
 
Un nuovo piccolo, ma sorprendente, movimento tellurico è stato registrato questi giorni a Salisburgo, che è uno dei nove Länder austriaci. Alle elezioni regionali del 23 aprile, la Kpö, il partito comunista austriaco che qui si chiama Kpö-Plus, è arrivato di colpo quasi al 12 per cento (11,7 contro lo 0,4 per cento che aveva ottenuto alle precedenti elezioni nel 2018): un balzo dell’11,3 che gli ha aperto le porte, per la prima volta dal 1949, del parlamento regionale. Nella città stessa di Salisburgo, capoluogo del Land, l’affermazione è stata ancora più impressionante, la Kpö è diventata seconda forza politica dopo la Övp, il partito popolare che governa la città e il Land da anni e guida anche il governo federale a Vienna in coalizione con i Verdi. Nella città che ha dato i natali a Mozart, i comunisti hanno conquistato il 21,51 per cento dei consensi, un aumento del 20,32, e tallonano da vicino la Övp che con il 24,84 per cento è sempre al primo posto ma con un forte calo di voti del 5,1. In aumento, e al terzo posto con il 18,72 per cento, la Fpö di estrema destra.

 

Dopo l’affermazione dei comunisti a Salisburgo si congettura molto sulle possibili ripercussioni nel governo federale a Vienna e sulle ragioni di questo successo, per un partito che dal dopoguerra non siede più in Parlamento ed è diventato irrisorio. Se nel 1945 la Kpö aveva ancora il 5,4 per cento dei consensi e quattro seggi in Parlamento, nel dopoguerra è progressivamente calata per effetto del Trattato di Stato nel 1955 (e la fine dell’occupazione sovietica), dei carri armati sovietici in Ungheria nel 1956 e a Praga nel 1968: se nell’immediato dopoguerra contava ancora 150.000 iscritti, nel 1965 ne aveva solo 36.400, nel 1974 20.000 e oggi solo 2.500.
 
L’esempio di Salisburgo ha un precedente, e si chiama Graz, subito ribattezzata Stalingraz. Nel capoluogo della Stiria, seconda città per abitanti dell’Austria, la Kpö è dall’autunno 2021 il primo partito nel consiglio comunale ed esprime anche la prima cittadina, la sindaca Elke Kahr (61 anni). Alle comunali i comunisti avevano conquistato il 29 per cento dei voti divenendo il primo partito a Graz: una sensazione in una città dove aveva sempre governato la Övp. Come ci si è arrivati? Niente programmatica roboante, niente propaganda, niente ideologia: bensì una capillare politica sociale, lavoro di base, presenza nel territorio e conoscenza da persona a persona dei cittadini. Insomma K per Kommunal, non per Kommunisten, che in Austria vengono chiamati “Kummerl”, in una simpatica licenza linguistica fra il dialettale e il vezzeggiativo. Piuttosto che dei massimi sistemi, la Kahr, e prima di lei il leader Ernest Kaltenegger, si preoccupa dei problemi della gente, spesso risolvendoli. Al primo posto quello degli alloggi e gli affitti esorbitanti: manca il bagno nelle case sociali? Un’emergenza idraulica? Non ci sono i soldi per l’affitto? Il telefono della Kahr è sempre aperto, giorno e notte, per ascoltare e trovare soluzioni. Cose che l’elettore non dimentica.

 

A questo modello si è rifatto anche il leader Kpö a Salisburgo, Kay-Michael Dankl (34 anni). Ha messo la crisi degli alloggi al primo posto del suo programma, ha aperto un consultorio per i cittadini e, come già fanno i compagni a Graz, devolve una parte dello stipendio a favore di chi è in difficoltà. Insomma, tutto tranne che un comunista trinariciuto, in odore di stalinismo come in passato, e niente immagine di apparatchik vetero-socialista. Al contrario, Dankl ha studiato storia all’università e ha lavorato come guida nei musei. Niente di più lontano quindi dai tempi in cui la Kpö austriaca era legata a doppio filo all’Unione sovietica ed era obbedientissima alla linea tanto che si diceva che “a Vienna si apre l’ombrello se a Mosca piove”.
 
“E’ uno alla mano, simpatico, non ha nulla del ‘cattivo comunista’, la sua è una politica di sinistra ma non comunista”, dice al telefono Helmut Brandstätter, uno che conosce bene la situazione da ex giornalista di spicco e attuale parlamentare: è stato direttore della rete di notizie n-tv a Berlino, poi del quotidiano austriaco Kurier fino al 2019 e quindi deputato al Consiglio Nazionale a Vienna (Parlamento) per i Neos, partito di orientamento liberal relativamente nuovo, di cui è portavoce per la politica estera e presidente del gruppo parlamentare Austria-Ucraina.
Secondo Brandstätter, il successo dei comunisti a Salisburgo, e prima a Graz, ha a che fare con il vuoto a sinistra: “Dipende dalla debolezza della Spö (il partito socialdemocratico), che non riesce a legare i suoi elettori, ed è stato agevolato anche dal Covid e la politica del governo per contrastarlo, fattore ancora molto sentito e controverso in Austria, e dall’inflazione”. “Di un nuovo partito di sinistra si discute da anni, tutti dicono sulla carta no ai comunisti ma poi si è visto a Graz: la sindaca Kahr è di sinistra ma non comunista, fa assistenza sociale, la Kpö è una migliore Spö”.
 
A Salisburgo ora, dopo il voto, si lavora a mettere insieme un governo. Nelle more delle trattative la Fpö potrebbe essere cooptata dalla Övp in una nuova coalizione regionale. E questo a dispetto delle assicurazioni del governatore Wilfried Haslauer (Övp), alla guida del Land dal 2013, che alla vigilia del voto aveva escluso un’alleanza con la Fpö (non mi piace il programma, non mi piace il personale, mai con loro, aveva detto). Invece sta già negoziando e probabilmente si arriverà a Salisburgo, come già nella Bassa Austria, a una coalizione regionale fra Övp e Fpö. Altre opzioni esisterebbero, con la Spö, o i Verdi, ma al momento sembrano solo sulla carta. In precedenza, nel 2018, Haslauer aveva guidato una coalizione cosiddetta “Dirndl” con i Verdi e i Neos, dai colori del vestito tradizionale locale per le donne. In realtà – in una città ricca e borghese come Salisburgo, di fondo cattolica e conservatrice, e portabandiera, con il celebre Festival, dell’Austria come Kulturnation – la gente non ama la Fpö, che da partito liberale si è vieppiù, dai tempi di Haider e tanto più oggi con il leader Herbert Kickl, radicalizzata in un partito estremista di destra xenofobo. Ma è probabile che il calcolo politico prevalga e si arrivi alla fine a un’alleanza fra popolari e liberali. Il che potrebbe rafforzare anche lo scenario di una coalizione a livello federale fra Övp e Fpö dopo le legislative nell’autunno del 2024. Coalizione che era al governo già con il cancelliere Sebastian Kurz (Övp), costretto a dimettersi per lo scandalo delle inserzioni sulla stampa con i soldi dei contribuenti per lanciare la sua immagine, e al vaglio ancora della magistratura che dovrà decidere se istruire un processo o meno.

 

E’ possibile un ritorno di Kurz in politica? “Lui vuole assolutamente tornare ma ci sono due procedimenti giudiziari in corso” (lo scandalo di Ibiza, che aveva investito la Fpö dell’ex vicecancelliere Hans-Christian Strache, ripreso in un video mentre prometteva favori in cambio di contropartite al suo partito) e quello delle inserzioni con al centro Kurz. Se finisce in un nulla di fatto, o se Kurz venisse scagionato, allora di sicuro ne approfitterebbe per tentare un come-back. “Ci vorrà del tempo comunque prima di una decisione della giustizia, ma non credo che tornerà in politica anche se lui lo vorrebbe”.
 
A Salisburgo si marcia comunque verso un’alleanza Övp-Fpö, e secondo Brandstätter è un male: “Quando la Fpö è al governo diventa prepotente, il potere le dà alla testa e provoca caos e corruzione (come già quando era al governo a Vienna all’epoca di Haider leader, e dopo con Strache). Lo scenario è molto realistico nel Land e per Haslauer sarebbe molto complicato”, afferma Brandstätter che dice di conoscere molto bene il governatore di Salisburgo da quando studiavano assieme a Vienna. Il futuro governatore (anche suo padre lo era stato) studiava legge e non voleva assolutamente entrare in politica, ma ora è nel guado e ci resta. In caso di una coalizione con la Fpö ci sarebbero proteste, dimostrazioni, gli intellettuali si mobiliterebbero. Un’alternativa potrebbe essere una coalizione con la Spö, oppure anche una a tre con i Verdi, ma il problema è che a livello nazionale i socialdemocratici sono allo sbando. “Il partito è lacerato e non si sa chi sarà il nuovo leader”. Attualmente sono in corso delle primarie e la leadership se la contendono in due: l’attuale presidente, Pamela Rendi-Wagner, succeduta all’ex cancelliere dimissionario Christian Kern, e prima donna alla guida del partito socialdemocratico. La sua guida però non ha lasciato il segno finora, tanto meno nei sondaggi. Poi c’è il governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil. Politico molto popolare, ex ministro della difesa federale, sanguigno e determinato, che sui dossier caldi parla chiaro e si espone, come sugli stranieri: “Sull’immigrazione Dozkozil è di destra, e su questioni sociali, gli alloggi, il welfare di sinistra”. Secondo Brandstätter, comunque l’ipotesi di elezioni anticipate rispetto alla scadenza regolare del 2024 è improbabile: Kickl certo spererebbe di diventare cancelliere (la sua Fpö è prima nei sondaggi attorno al 28 per cento), ma non è uno scenario realistico. La Spö è divisa e impreparata ad affrontare un voto anticipato, e “anche i popolari del cancelliere e leader del partito, Karl Nehammer, non vogliono le elezioni anticipate perché al momento la Övp è troppo debole”.

 

Da Salisburgo, con l’avanzata dei comunisti, è giunto un forte segnale di cambiamento e trasparenza, ma chissà se la politica lo saprà ascoltare, probabilmente no come sempre in passato. E parlando di Salisburgo e i suoi abitanti dai molteplici volti, impossibile non pensare alle infinite sciabolate inferte da Thomas Bernhard alla sua amata-odiata città dove ha a lungo vissuto (anche se era nato in Olanda). “La mia città è una facciata perfida su cui il mondo dipinge ininterrottamente la propria falsità”, recita uno dei tanti aforismi velenosi del grande scrittore. “La mia città è una malattia mortale”, dove i suoi abitanti prima o poi si suicidano o vanno a fondo uccisi “da questo suolo mortale assolutamente misantropo-architettonico-arcivescovile-ottuso-nazista-cattolico”. Oppure, Salisburgo come la “Roma tedesca, o la Roma del nord: una magnifica definizione, c’è tutto dentro: Roma, chiesa, tedesco, nazi, una bellissima miscela”. O anche, semplicemente, Salisburgo: “La più grande prostituta del mondo”.

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