La prima missione Vega, in una foto d'archivio (Lapresse)

Terra e spazio

Così il fallimento del Vega-C ha riaperto la competizione franco-tedesca

Jean-Pierre Darnis

Dopo l'insuccesso del lancio del razzo europeo, ripartono le discussioni per la cooperazione spaziale: una posta in gioco di grande rilievo, fra baruffe e accordi che svelano gli interessi dei diversi paesi

Ieri a Parigi la commissione d’inchiesta che doveva esaminare le cause del fallimento del secondo lancio del razzo Vega-C, il piccolo lanciatore europeo gestito dall’italiana Avio, ha reso pubbliche le sue conclusioni: una parte dell’ugello del motore di fabbricazione ucraina non ha retto. ArianeGroup fornirà un sostituto in modo tale da poter riprendere i voli. Questa faccenda potrebbe apparire come un epifenomeno tecnico. Il lanciatore Vega ha conosciuto due fallimenti su un totale di 20 lanci, e si era distinto per una lunga serie senza incidenti dal 2012 al 2019 dimostrando l’affidabilità del mezzo, ma lo scorso dicembre l’incidente avvenuto nel contesto del secondo volo della versione Vega-C aveva in qualche modo illustrato l’attuale crisi del programma di lanci spaziali europei. 

 

Mentre dal lato statunitense la Space X di Elon Musk ha ormai superato più di 200 lanci dei vettori Falcon, l’Europa si trova bloccata fra le necessarie revisioni tecnologiche per la ripresa dei voli di Vega-C e il ritardo accumulato nel nuovo programma Ariane 6 che non dovrebbe volare prima della fine del 2023. Rimangono un paio di vecchi razzi Ariane 5 e una prima versione del Vega, che però non possono veramente colmare i bisogni, e mettono a repentaglio l’autonomia europea di accesso allo spazio. Questa crisi ha anche prodotto una serie di tensioni. Nel contesto italo-francese la questione dei lanciatori è sempre stato un argomento delicatissimo. La Francia aveva per tanto tempo osteggiato lo sviluppo di un razzo da parte dell’Italia, e quando poi si è giunti a un accordo di cooperazione in chiave europea le leggi di controllo delle esportazioni strategiche hanno portato nel 2011 al blocco da parte delle autorità francesi della fornitura del software di guida all’Italia, anche perché comune a quello del missile nucleare strategico M51 – episodio vissuto in modo doloroso a Roma. La relazione si è poi normalizzata con la definizione di un meccanismo di sostengo reciproco ai rispettivi progetti Vega-C e Ariane 6, anche con un accordo siglato nel contesto della firma del Trattato del Quirinale nel 2021. Le successive dichiarazioni francesi di sviluppo del mini-lanciatore Maia hanno comunque rinnovato i sospetti italiani di un doppio gioco francese che mette in campo progetti concorrenti a quelli italiani mentre promette una politica concordata. 

 

Nel novembre scorso, a margine della ministeriale dell’Esa, Italia, Francia e Germania hanno firmato un accordo tripartito che riafferma il sostengo ai lanciatori Vega C, Ariane 6 e offre anche la possibilità di sviluppo di nuovi mini lanciatori europei, come richiesto dai tedeschi. Ci troviamo quindi di fronte a un quadro complesso, con una necessaria cooperazione europea ma anche spinte competitive incentivate dai modelli di accelerazione tecnologica attualmente in corso con il new space statunitense. L’argomento rimane molto delicato anche perché può facilmente prestarsi a spinte nazionaliste, mentre allo stesso tempo si capisce che per resistere alla pressione globale è necessario cooperare nel contesto europeo. Per l’Italia il successo iniziale di Vega è stato vissuto come un’importante fase di affermazione tecnologica nazionale, il che spinge spesso a descrivere il rapporto con la Francia come rivalità più che cooperazione. Ieri i quotidiani francesi La Tribune e Les Echos insistevano sulle colpe nella gestione di Vega, un modo anche per fare passare in secondo piano il pesantissimo ritardo di Ariane 6. Si rischia quindi di assistere a una nuova serie di baruffe italo-francesi? Magari anche no. La crisi è profonda e richiede soluzioni concertate per uscirne. 

 

Inoltre, il Trattato del Quirinale inizia a funzionare nel contesto ministeriale con la creazione di un forum di consultazione fra i rispettivi ministri dell’Industria, deciso da Bruno Le Maire e Adolfo Urso in un incontro a Parigi lo scorso novembre a margini della ministeriale Esa. Ieri si è tenuto a Roma un secondo incontro di questo comitato alla presenza dei ministri Giorgetti e Urso che hanno definito con Le Maire un’agenda economica e industriale che ha anche richiamato alla cooperazione spaziale. Lo spazio rappresenta certamente una posta in gioco di grande rilievo, ma viene anche inglobato in un insieme di dossier che richiedono una visione globale e non possono quindi troppo soffermarsi sulle spigolosità settoriali. Partendo dall’industria, si sta mettendo in atto una visione strategica delle relazioni italo-francesi, un meccanismo che illustra il rinforzamento della volontà politica, tra l’altro espresso dal lato italiano dal connubio fra i ministri Giorgetti e Urso che copre un’ampia fetta dello spettro politico. Si tratta certamente di un segnale positivo, che può apparire come paradossale mentre il rapporto fra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron rimane alquanto gelido, ma delinea seri scenari di confronto e di potenziale convergenza nella scia di un Trattato del Quirinale che appare già come un utilissimo strumento.

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