Nemici a sochi

Erdogan e Putin si incontrano di nuovo e la domanda è: cosa si offriranno?

Micol Flammini

I presidenti di Russia e Turchia si vedono per la seconda volta in poche settimane: quando si siedono allo stesso tavolo c’è sempre il sospetto che si stiano per mettere d’accordo su qualcosa che andrà molto bene per loro, meno per l’occidente. Dall'energia al grano, dalla Siria ai droni

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si incontreranno oggi a Sochi, in Russia. L’ultima volta, il presidente russo e l’omologo turco si erano visti a Teheran, quando il leader di Ankara fece attendere per circa due minuti in piedi un Putin che nascondeva l’imbarazzo e il fastidio: di solito è lui che si permette il lusso del ritardo. A Teheran, Erdogan ottenne lo sblocco dell’accordo per far ripartire il grano fermo nei porti ucraini, per ora è il solo a parlare sia con Mosca sia con Kyiv, anche se i rapporti con Putin sono più assidui: il leader turco non è mai andato a incontrare Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione. Il  vertice di oggi è stato preceduto da quello tra i ministri degli Esteri Mevlüt Çavusoglu e Sergei Lavrov in Cambogia, e quando Turchia e Russia si siedono allo stesso tavolo c’è sempre il sospetto che si stiano per mettere d’accordo su qualcosa che andrà molto bene per loro, meno per l’occidente e i suoi alleati. 

 

Erdogan e Putin sono avversari in tutto, ma trovano il modo di incastrarsi senza farsi sgarbi a vicenda: Putin usa Erdogan come spina nel fianco della Nato e dell’Unione europea ed Erdogan usa Putin   per dimostrare di essere indispensabile, come è accaduto con il grano. Il leader turco vuole ottenere dal capo del Cremlino il permesso di un intervento militare nel nord della Siria, mirato a togliere ai curdi siriani il controllo delle aree di Tal Rifat e Manbij. Putin, che in Siria  è dalla parte opposta della Turchia, è contrario, non vuole ulteriori azioni militari sul territorio e lo ha già fatto capire a Erdogan durante l’incontro in Iran. Secondo i giornali russi, Putin avrebbe offerto di aiutare economicamente la Turchia, che si trova di nuovo a fronteggiare la crisi della lira. Avrebbe proposto a Erdogan di entrare tra i Brics, il gruppo formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica a cui di recente hanno chiesto di aderire anche Argentina e Iran. Che Putin si sia offerto di salvare l’economia di Ankara sono speculazioni, per il momento, ma la Russia ha aiutato la Turchia a dotarsi della sua prima centrale nucleare: Rosatom, l’agenzia russa per il nucleare, costruirà la centrale di Akkuyu, e lo farà in gran parte con i soldi di banche russe. Ankara dipende già per il 45 per cento del proprio gas dalla Russia, aumenterebbe la sua dipendenza energetica in un momento in cui la maggior parte dei suoi alleati fa il contrario. In cambio dell’aiuto Putin potrebbe chiedere che Ankara non ratifichi l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. 

 

C’è un’altra cosa che Putin vorrebbe ottenere da Erdogan. Secondo indiscrezioni, il presidente russo avrebbe chiesto al suo omologo di aprire in Russia una fabbrica per la costruzione di droni Bayraktar, che stanno aiutando molto la resistenza ucraina. Il Cremlino si è accorto che in questi anni non ha investito abbastanza in droni in grado di competere con quelli degli avversari. Avrebbe chiesto aiuto all’Iran e avrebbe fatto una proposta anche a Erdogan. I Bayraktar sono tra le armi più importanti della Difesa turca e Ankara li ha usati in Siria, in Nagorno Karabakh (dove azeri e armeni hanno ricominciato a scontrarsi) e  in Libia. Tutti posti in cui russi e turchi sono avversari, difficile che Erdogan voglia mettere nelle mani di Putin le armi con cui lo sfida. 

  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)