la via del mar nero

Cosa significa per il mondo e per Kyiv l'accordo sul grano

Micol Flammini

A Istanbul Russia e Ucraina hanno firmato documenti separati per sbloccare le tonnellate di grano ferme a Odessa. I dettagli e i punti controversi

La Russia e l’Ucraina hanno firmato due accordi separati a Istanbul per sbloccare più di 20 milioni di tonnellate di grano ferme nei porti del Mar Nero. Si tratta di due documenti separati che Mosca e Kyiv hanno sottoscritto con la Turchia e con l’Onu e, per quanto non si tratti di un progresso politico che preluda alla possibilità di un negoziato per arrivare a un cessate il fuoco, è la prima volta che le due parti riescono a mettersi d’accordo, seppur non direttamente. Le spedizioni di grano partiranno da tre porti – Odessa, Chernomorsk e Yuzhny – cominceranno, a regime, tra un paio di settimane. Durante la firma, nel palazzo Dolmabahce di Istanbul, erano presenti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il segretario generale della Onu, António Guterres, il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, e il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov. I due ministri hanno siglato l’accordo con il rappresentante della Difesa turco, Hulusi Akar. Nessuna foto di rito, documenti separati e strette di mano separate, russi e ucraini si sono seduti attorno allo stesso tavolo, ma   in due momenti distinti. Guterres ha definito l’accordo, anzi gli accordi, un segnale luminoso. Erdogan, fiero di esserne l’artefice, si è congratulato con il presidente russo Vladimir Putin e con l’ucraino Volodymyr Zelensky. 

 

L’accordo durerà per centoventi giorni con possibilità di essere rinnovato fino a normalizzare le esportazioni. I porti non saranno liberati dalle mine installate dall’esercito di Kyiv per evitare un attacco russo dal mare, ma i mercantili che trasporteranno il grano  seguiranno dei percorsi indicati dalla Marina ucraina e ritenuti sicuri. Non ci sarà nessuna  scorta militare fornita da un paese terzo o dall’Onu. A Istanbul è stato istituito un comando congiunto con funzionari russi, ucraini, turchi e delle Nazioni Unite: avrà il compito di coordinare le spedizioni e risolvere inconvenienti. Le navi che si dirigono verso l’Ucraina saranno ispezionate in acque turche da una squadra composta dai quattro firmatari degli accordi, quindi anche dai russi. I punti non chiari rimangono, il più importante riguarda il  consenso a non attaccare i mercantili o i porti: le garanzie di sicurezza russe sono vaghe. Rimane la domanda più importante: cosa è stato concesso a Mosca, che fino a due settimane fa continuava a ripetere quanto fosse impossibile un accordo con Kyiv? La mancanza di incentivi per la Russia è soltanto apparente, infatti le Nazioni Unite si sono impegnate a  convincere le compagnie private a trasportare alimenti e fertilizzanti russi senza entrare in conflitto con le sanzioni imposte dagli  Stati Uniti e  dall’Ue. Prima di siglare l’accordo sul grano, Shoigu ha firmato con Guterres un memorandum per la cooperazione sulle forniture alimentari russe. 

 

Giovedì, dopo che la Turchia aveva annunciato che l’accordo era pronto e da Mosca era arrivata la conferma che Shoigu, uno dei protagonisti dell’invasione, era in viaggio verso Istanbul, il prezzo del grano ha iniziato da subito a calare. Rimangono punti scivolosi, incognite e una mancanza di fiducia di fondo che in questo momento è insanabile. Finora i paesi europei erano riusciti a incrementare il trasporto del grano su rotaia: 2,5 milioni di tonnellate al mese, una quantità insufficiente. Erdogan ha incassato il successo diplomatico che aspettava da marzo e il risultato, se l’accordo sarà rispettato e reggerà, è evidente. Non è un accordo politico, non si parla di pace, ma, per ora, è un sollievo per una crisi alimentare iniziata prima della guerra e aggravata dall’invasione russa. Per l’Ucraina è un buon accordo: non ha dovuto firmare nulla direttamente con Mosca, ricomincerà a esportare il suo grano, farà posto nei silos per il nuovo raccolto, e tutte le attività nelle acque territoriali ucraine saranno completamente sotto il controllo di Kyiv.

  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Sul Foglio cura con Paola Peduzzi l’inserto EuPorn in cui racconta il lato sexy dell’Europa, ed è anche un podcast.