Uomini della brigata al Quds sfilano per le vie di Teheran (foto LaPresse)

La dottrina Bennett contro gli ayatollah

La guerra segreta fra Israele e l'Unità 840, il nuovo tentacolo della “piovra” iraniana

Luca Gambardella

Il Mossad colpisce direttamente a Teheran e lo fa in autonomia per decapitare il corpo speciale delle brigate al Quds che minaccia gli israeliani in tutto il mondo usando le reti dei narcotrafficanti

Nel luglio del 2021 a Uromieh, una cittadina dell’Iran occidentale, un gruppo di uomini del Mossad fece irruzione nell’abitazione di un contadino azero di nome Mansour Rasouli. Legato e incappucciato, il commando portò l’uomo in un luogo sicuro a Teheran e lo interrogò per giorni. Rasouli apparteneva a un gruppo locale di trafficanti di droga, ma non era a questo che erano interessati gli uomini dei servizi segreti israeliani. Cercavano piuttosto delle informazioni su un’unità segreta delle forze al Quds, il corpo speciale delle Guardie della rivoluzione islamica, responsabile di organizzare assassini, rapimenti e attentati contro Israele in tutto il mondo. Dall’interrogatorio emerse che Rasouli era stato contattato da questo braccio segreto dei pasdaran, chiamato Unità 840, per organizzare tre attentati: uno contro un funzionario israeliano del consolato di Istanbul, uno contro un generale americano in Germania e un altro contro il giornalista e filosofo francese di fede ebraica Bernard-Henri Lévy. Per farlo, Rasouli si sarebbe avvalso dei suoi contatti nel giro dei narcotrafficanti e la ricompensa sarebbe stata di un milione di euro.

 

L’operazione del Mossad, oltre a sventare il piano iraniano, aveva tre particolarità: era stata resa pubblica con un leak al portale di informazione iraniano, ma con sede a Londra, Iran International; era stata compiuta direttamente e in autonomia sul territorio iraniano; non mirava più esclusivamente a colpire il piano nucleare di Teheran (come era successo invece nel novembre 2020, con l’omicidio del fisico nucleare Mohsen Fakhrizadeh, di cui il Mossad è considerato il responsabile), ma a dimostrare all’Iran che Israele è pronta a difendersi a viso aperto anche da solo. 

  

Dell’esistenza dell’Unità 840 si sapeva da novembre 2020, e sempre grazie agli israeliani. Dopo una serie di attentati con esplosivi piazzati lungo il confine con la Siria, Israele dichiarò pubblicamente che i responsabili appartenevano alle forze al Quds, e in particolare all’Unità 840, un gruppo incaricato di colpire Israele con attentati contro personalità di rilievo dalla Colombia al Kenya fino a Cipro. “Iran, ti stiamo osservando”, era scritto in un tweet delle forze di sicurezza israeliane che rompeva il loro consueto riserbo su questo genere di operazioni. E’ la strategia che gli israeliani stanno usando da qualche tempo per disinnescare sul nascere i piani dell’Iran e che ricalca quella usata dagli americani contro i russi: consiste nel pubblicizzare le informazioni confidenziali ottenute, anche le più sensibili. Anche ieri, Bennett ha condiviso sul suo account Twitter  il link dove chiunque può consultare i documenti che provano come l’Iran abbia spiato in questi anni l’Agenzia internazionale per l’energia atomica in modo da eludere i suoi controlli. Con tanto di cartone animato.  

   

Già lo scorso febbraio, Bennett aveva chiarito che Israele era pronto a cambiare le regole della sua lunga guerra nascosta contro l’Iran. “Finora ci siamo limitati a bisticciare con i tentacoli di una piovra. Ora dobbiamo schiacciare la sua testa”, aveva dichiarato. “Quando combattevo in Libano nel 2006 contro gli alleati dell’Iran (Hezbollah, ndr), gli ayatollah che li finanziavano e li armavano erano intoccabili. Ora, nella mia nuova percezione, è arrivato il momento per Israele di entrare nell’arena e indebolire la testa della piovra”. La conferma della nuova dottrina  Bennett è arrivata pochi mesi dopo. Prima con l’attacco dello scorso marzo a una base di droni iraniani a Kermanshah, poi con l’omicidio a Teheran del colonnello Hassan Sayyad Khodaei, vicecomandante dell’Unità 840. Khodaei aveva pianificato diversi attentati contro Israele, fra cui quello contro un diplomatico israeliano a Nuova Delhi nel 2012 e gli omicidi poi sventati dal Mossad con l’interrogatorio a Rasouli. Era una figura di rilievo dei pasdaran, consigliere del generale Qasem Suleimani, il comandante delle brigate al Quds ucciso dagli americani in Iraq nel gennaio 2020 con un drone. 

   

Ora Israele si prepara ad affrontare le ripercussioni della morte del colonnello Khodaei. Il sistema missilistico Iron Dome è in allerta in tutto il paese, le ambasciate israeliane nel mondo hanno alzato le misure di sicurezza mentre il Mossad ha messo in preallarme su possibili attentati iraniani anche all’estero. Si guarda con apprensione soprattutto alla Turchia, dove il governo israeliano sconsiglia di fare viaggi per “concrete e immediate minacce”. Domenica scorsa il sito dell’agenzia stampa iraniana Fars News, vicina ai pasdaran, ha pubblicato una lista di possibili obiettivi israeliani, “esperti in tecnologie militari e cyber security del regime sionista”. Il titolo dell’articolo era: “Sionisti che devono vivere nascondendosi”. 

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it