la protesta polacca

Vernice rossa sull'ambasciatore russo a Varsavia. Lezioncina per i pacifisti italiani

Il Cremlino ritira il diplomatico ed espelle la controparte polacca dopo la contestazione a Sergey Andreev durante un omaggio ai soldati sovietici. A Varsavia gli attivisti contro la guerra sono molto solerti e creativi nelle loro dimostrazioni. E sanno chi è il vero bersaglio

Enrico Cicchetti

Dall'Armata Rossa alla vernice rossa. Per contestare l'invasione dell'Ucraina, alcuni attivisti hanno lanciato sull'ambasciatore russo a Varsavia un secchio di pittura colore del sangue.

  

È il Giorno della Vittoria dell'Urss contro il nazismo. Un evento particolarmente sentito in Russia e nel mondo post sovietico e sfruttato dalla macchina della propaganda del Cremlino per giustificare la guerra in Ucraina. Ma non tutto si può controllare, né censurare e reprimere, tanto più se accade in territori fuori dal controllo di Mosca. Così, mentre si trovava davanti a un cimitero della capitale polacca, dove sarebbe dovuto entrare per rendere omaggio ai soldati dell'Armata Rossa caduti durante la seconda guerra mondiale, l'ambasciatore russo Sergey Andreev è stato affrontato da alcuni attivisti polacchi contrari all'invasione russa in Ucraina. Al grido di "fascista" hanno colpito Andreev con lanci di vernice e hanno impedito a lui e ad altri membri della delegazione di Mosca di deporre i fiori nel camposanto. 

    

      

In risposta alla contestazione, il Cremlino ha comunicato che ritirerà il suo ambasciatore dalla Polonia e che a sua volta espellerà dal paese l'ambasciatore polacco

 

    

Negli ultimi tempi gli attivisti polacchi sono stati molto solerti e creativi nelle loro proteste contro la guerra di Putin. E sanno chi è il vero bersaglio. In un'iniziativa del 13 aprile hanno invitato a portare articoli per la casa per decorare l'aiuola davanti all'ambasciata russa – un riferimento ai saccheggi di elettrodomestici, telefoni, stoviglie, giocattoli e persino di biancheria da parte delle forze russe in Ucraina. Tre giorni prima, dopo la diffusione dell immagini della strage di Bucha, si sono sdraiati per terra davanti alla sede diplomatica, con le mani legate dietro la schiena.

 

 

   

Da Varsavia arriva insomma una bella lezione ai pacifisti nostrani: si può protestare contro la guerra provando a colpire l'aggressore invece di esercitarsi in equilibrisimi, benaltrismi e ipocrite accuse all'occidente. Non a caso la Polonia risulta, da un recente sondaggio Eurobarometro, tra i paesi europei che condannano più fermamente il Cremlino per l'attacco a Kyiv, mentre i cittadini italiani non sembrano essere molto convinti che la guerra sia principalmente responsabilità della Russia. 

    

  

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  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016