Secondo la Turchia, Ucraina e Russia sono più vicine a un accordo

Micol Flammini

Mentre a Mariupol i combattimenti si fanno sempre più feroci, Ankara spiega i punti su cui Mosca e Kyiv starebbero discutendo. Zelensky dice di essere pronto a parlare con Putin e in un intervento al Parlamento israeliano paragona la guerra alla Shoah

La violenza dell’esercito russo si sta concentrando ancora contro Mariupol e Mykolaiv, due città che hanno lo sbocco sui due mari divisi dalla penisola di Crimea: il mare di Azov e il Mar Nero, due punti strategici. A Mariupol i combattimenti sono arrivati in centro dopo due settimane di bombardamenti, le forze di Kyiv si sono spostate nella parte meridionale della città e il giornale online ucraino Kyiv Independent ha raccontato che i cittadini vengono obbligati a trasferirsi in Russia: “I civili verrebbero portati in campi dove i russi controllano cellulari e documenti, poi vengono deportati”. La notizia non è stata confermata, in città le condizioni umanitarie sono gravi già da alcuni giorni e chi può cerca di fuggire. Ieri Mariupol sarebbe stata colpita con armi pesanti sparate da quattro navi della Marina russa nel Mar Nero. La resistenza di Mykolaiv invece ha l’obiettivo di fermare l’avanzata dell'esercito russo verso Odessa e le forze armate di Mosca hanno detto di aver sparato contro obiettivi militari i sistemi missilistici ipersonici Kinzhal, armi in grado di colpire a duemila chilometri di distanza. 

 

Mentre Mariupol è devastata e secondo l’Ucraina l’esercito russo sta preparando una nuova offensiva contro Kyiv e cerca di isolare Chernihiv e Sumy, due città a nord-est, la Turchia ha aperto un nuovo capitolo sui negoziati. Il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, ha detto al quotidiano turco Hurriyet che Russia e Ucraina hanno quasi raggiunto un accordo su quattro punti critici di un potenziale negoziato. Ha parlato di convergenze, domani potrebbero esserci nuovi colloqui. I quattro punti sarebbero: neutralità, smilitarizzazione, denazificazione e revoca delle restrizioni dell’uso del russo in Ucraina. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, aveva già ammesso che per Kyiv non c’era modo di aspirare a un ingresso nella Nato, ma vuole garanzie per la sicurezza del suo paese e vuole che siano garanzie molto chiare e vincolanti. La denazificazione è stata la prima parola detta da Vladimir Putin per giustificare l’invasione. Se davvero la denazificazione è uno dei punti su cui i due paesi si stanno accordando, per Kyiv sarà molto importante non accettare delle condizioni che aiutino la propaganda del Cremlino. Secondo il Financial Times è possibile che il compomesso porti a delle concessioni simboliche che comprendano la messa la bando di alcuni gruppi politici e l’ordine di cambiare i nomi di alcune strade intitolate a partigiani ucraini che hanno combattuto al fianco dei nazisti contro l’Unione sovietica. Sull’uso della lingua russa le posizioni potrebbero essere due: o Mosca vuole che la sua lingua diventi ufficiale nel paese o si accontenterà che Kyiv annulli le leggi che ne limitano l’uso. 

 

Un possibile accordo richiederebbe alla Russia di annunciare un cessate il fuoco e di ritirare le sue truppe dal territorio ucraino occupato. Che Mosca retroceda e non cerchi di mantenere almeno parte della zona in cui è riuscita ad avanzare è un’idea che gli stessi ucraini guardano con scetticismo, ma sanno di non poter cedere su questo punto e nello stesso tempo temono che il Cremlino stia utilizzando il tempo trascorso a negoziare per rafforzare il suo esercito e lanciare una nuova offensiva.  

 

In un’intervista alla Cnn, il presidente Zelensky ha detto che i colloqui vanno portati avanti anche se le possibilità di successo sono dell’1 per cento, ha ribadito ancora una volta di essere pronto a sedersi al tavolo con Putin in qualsiasi momento. Se i colloqui dovessero fallire, ha detto Zelensky, si rischierebbe “una terza guerra mondiale”. Oggi ha anche parlato alla Knesset e ha detto ai parlamentari di Israele, uno dei paesi chiamati a mediare: “Israele deve fare una scelta”. Il presidente ucraino ha paragonato l'invasione russa alla Shoah.  

 

 

Come l'esercito di Putin è in una situazione di stallo – colpisce in modo feroce Mariupol che dal punto di vista dei negoziati potrebbe avere un ruolo importante perché fa parte del territorio rivendicato dai separatisti, ma non avanza – anche il presidente al Cremlino non trova soluzioni all’isolamento che rende le condizioni di vita in Russia sempre più insostenibili. I paesi europei stanno cercando il loro modo di sostituire Mosca per gli approvvigionamenti di energia e oggi il vicecancelliere tedesco Robert Habeck è volato in Qatar per firmare una nuova partnership per l’energia.

  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)