(foto EPA)

Perché la narrazione di una “umiliazione” di Mosca dopo il crollo dell'Urss è surreale

Mauro Gilli

Ogni paragone tra come è stata trattata la Russia al termine della Guerra fredda e la Germania degli anni ‘20 e ‘30 è privo di paragone. Un breve riassunto di come sono andate realmente le cose

Mentre la Russia invade senza motivo e brutalmente l’Ucraina, sui media italiani si sentono dei distinguo. Pur manifestando la propria condanna alla condotta russa, molti rimproverano agli Stati Uniti, all’Ue e alla Nato in particolare, di aver umiliato la Russia dopo la fine della Guerra fredda mettendo così le basi per la politica revisionista perseguita da Putin negli ultimi vent’anni. Da un punto di vista morale lascia perplesso chi, durante un’invasione ingiustificata, cerca di comprendere le ragioni soggettive dell’invasore. Non è però sul piano morale che basta ragionare, ma piuttosto su quello analitico, storico e metodologico. Con la fine dell’Urss, secondo la vulgata, la Nato si è espansa “umiliando” così i russi. Una banale domanda sorge spontanea. Questo senso di umiliazione è dovuto alle presunte azioni occidentali o alla percezione soggettiva di parte della popolazione russa? I russi sono usciti dalla Guerra fredda dopo 70 anni di propaganda, indottrinamento ideologico e assenza di libertà di stampa: qualche dubbio sull’origine di questo senso di umiliazione è giustificato. 

Nel discorso sull’umiliazione russa, si fa spesso un paragone, interessante sul piano metodologico, che accosta la Russia di oggi alla Germania degli anni ‘20 e ‘30. Proprio come dopo la prima Guerra mondiale, quando le imposizioni delle potenze vincitrici sulla Germania avrebbero portato all’ascesa di Hitler, così la politica dei paesi occidentali dopo la Guerra fredda avrebbe portato all’ascesa di Putin e alla sua politica estera. Ci sono due problemi. Con tutte le colpe del caso, la Germania della prima Guerra mondiale non è paragonabile all’Unione Sovietica: non si basava su un’ideologia criminale, non ha negato libertà a tutti i suoi cittadini per 70 anni, non ha intenzionalmente ucciso milioni di individui e soprattutto sterminato popolazioni (estoni, lettoni, lituani e, guarda caso, ucraini, tra gli altri). 

Se proprio vogliamo fare paragoni storici, l’Urss andrebbe paragonata alla Germania nazista: due grandi regimi criminali del XX secolo. Da questo paragone  è però difficile far derivare l’umiliazione della Russia. Dopo la seconda Guerra mondiale, la Germania fu divisa in due e occupata militarmente, 12 milioni di tedeschi furono espulsi dai territori oltre la linea Oder-Neisse e la sua politica estera e di sicurezza fortemente condizionata:  le fu vietato di riarmarsi e sulla sua riunificazione più politici europei, ancora nel 1989, ritenevano di aver un diritto a decidere. E questo senza considerare i danni di guerra imposti.

Nel caso dell’Urss, non ci fu una sconfitta militare semplicemente perché la politica di difesa e deterrenza della Nato, soprattutto tra la metà degli anni ‘70 e la fine degli anni ‘80 obbligò l’Urss a correre una gara che non poteva vincere, quella dell’elettronica e del riarmo. E l’Urss implose. A differenza di ciò che i teorici dell’umiliazione sostengono, però, alla Russia non vennero imposti obblighi analoghi a quelli della Germania dopo la seconda Guerra mondiale, e neppure pari a quelli della prima. La Russia non ha pagato alcun indennizzo ai paesi Baltici né agli altri paesi membri dell’ex Urss o del Patto di Varsavia. Ha mantenuto il seggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Non solo ha mantenuto le sue armi nucleari, ma addirittura le sono state “restituite” quelle dell’Ucraina. Mentre dopo le due Guerre mondiale la Germania non ebbe voce in capitolo sull’ordine internazionale, alla Russia fu concesso di sedersi al tavolo per discutere il futuro dell’Ucraina, di cui la Russia si impegnava a rispettare i confini in cambio appunto delle sue armi nucleari (il Memorandum di Budapest del 1994, non rispettato da Putin con l’annessione della Crimea del 2014 e, a maggior ragione, con l’invasione odierna). E sempre con la Russia si firmò il “Nato-Russia founding act” nel quale si prometteva di non stanziare armi nucleari e truppe in maniera permanente nei nuovi membri della Nato. Come se la Germania nel 1949  fosse stata fatta sedere al tavolo per decidere le difese di Polonia o Francia. Ancora più paradossale è che per gestire questa fase l’amministrazione di George H. W. Bush rimosse le armi nucleari dalle navi della marina in chiave di distensione mentre la Nato progressivamente cancellava le esercitazioni militari legate all’art. 5, quello relativo a un attacco nemico.

In conclusione, lungi dal dire che Usa e Nato siano immuni da critiche, un breve riassunto su come andò il post Guerra fredda non dà esattamente l’impressione che l’Occidente abbia umiliato la Russia, anzi.
 

Mauro Gilli 

Senior researcher Politecnico di Zurigo

Di più su questi argomenti: