Chi decide a Berlino sulla Russia

Micol Flammini

La politica estera tedesca sembra andare in due direzioni diverse: da una parte Annalena Baerbock, ministro degli Esteri che ieri ha incontrato Lavrov, dall'altra il cancelliere Scholz. Anche l'America vuole sapere come la pensa il governo tedesco sul rapporto con Mosca e sull'Ucraina, per questo Blinken andrà a Berlino

Annalena Baerbock, ministro degli Esteri tedesco del partito dei Verdi, è andata a Mosca per incontrare il suo omologo russo, Sergei Lavrov, e anche per dirgli con chiarezza cosa pensa della minaccia all’Ucraina, del gasdotto Nord Stream 2 e della repressione crescente contro gli oppositori politici in Russia. E lo ha fatto, è stata diretta, ha detto che non ci sono motivazioni “comprensibili” che possano spiegare l’ammassamento di truppe russe vicino all’Ucraina, che non potrà esserci sicurezza “nella nostra casa comune europea se non ci sono regole su cui tutti possono fare affidamento” e con Lavrov a fianco non ha nascosto che il prezzo economico che la Russia si troverebbe a pagare in caso di attacco all’Ucraina è alto – anche se la minaccia di escludere la Russia dal circuito di pagamenti Swift è già svanita.

 

Il ministro degli Esteri russo si è mostrato conciliante, ha difeso la posizione di Mosca, ha rimproverato le posizioni antirusse di alcuni paesi a Bruxelles e ha tirato fuori il rispetto degli accordi di Minsk, che prevedono che l’Ucraina dia uno status speciale alla regione del Donbass. E’ normale che Kiev, che combatte da sette anni per recuperare quell’area, voglia ridiscutere gli accordi. Baerbock come ministro degli Esteri però si trova spesso a esprimere posizioni molto diverse rispetto a quelle del suo governo e il rischio è che ormai la Russia abbia inteso che se si vuole capire con chi sta Berlino non bisogna tanto ascoltare il suo ministro degli Esteri, intransigente su questioni di diritti umani o climatiche. Ma bisogna chiedere direttamente al cancelliere Olaf Scholz, che sul Nord Stream 2, per esempio, non la pensa come la Baerbock e il suo partito.

 

Il Nord Stream 2 è il gasdotto che collega la Russia e la Germania, è un affare importante per Mosca, è pronto, ma ancora non è in funzione. La Baerbock ha detto più volte che la Germania e l’Europa non possono permettersi di lasciare che Mosca usi il gasdotto come un’arma e al momento non ci si può fidare della Russia. A Berlino tanto i socialdemocratici, per tradizione non ostili a Mosca, quanto i Liberali credono che il gasdotto per il momento debba essere tenuto lontano dalla crisi ucraina. La pensano come Lavrov e come il Cremlino, sicuramente non come il loro ministro degli Esteri. In caso di attacco le posizioni di Scholz cambierebbero, lo ha detto lui stesso, ma Mosca sa che Berlino vuole il dialogo e questo non aiuta l’Ue a farsi vedere forte contro la minaccia russa.

 

La stampa tedesca nei giorni scorsi era molto agitata, temeva che Baerbock, vista come troppo inesperta, finisse nelle grinfie del navigato Lavrov. Temevano potesse trattarla come trattò Josep Borrell lo scorso anno, ma non è accaduto, forse perché sa che le posizioni della Germania assomigliano poco a quelle della Baerbock, che spinge, condanna, punta i piedi, ma non ha il sostegno del suo cancelliere. La posizione ambigua della Germania non piace neppure all’America, per questo Antony Blinken, segretario di stato americano, domani sarà a Berlino per discutere con Baerbock e Scholz dei rapporti con la Russia.

 

L’Amministrazione Biden ha già fatto un passo importante nei confronti di Berlino, non ha ostacolato il completamento del Nord Stream 2, una condizione vantaggiosa per la Germania, ma adesso esiste una minaccia reale nei confronti di Kiev, che Berlino sembra non percepire. Secondo il Kommersant, Blinken venerdì incontrerà Lavrov a Ginevra e in queste settimane di tensioni sarà un vertice importante. Sa che non potrà andarci senza aver chiarito la posizione della Germania, la Russia punta sulle divergenze e finché gli alleati atlantici non sapranno dare una risposta unita saranno poco credibili.
 

  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)