Parigi, Mémorial de la France combattante (foto da Google street view)

Il memoriale sul Mont-Valérien

Un museo per ricordare il terrorismo in Francia e non perderne la memoria

Mauro Zanon

Tra resilienza e resistenza, parole chiave della dialettica di Macron che dal 2022 troveranno spazio in un luogo simbolo di Parigi: “Atto di riconoscenza verso le vittime”

La prima pietra verrà posata nel marzo 2022 nel comune di Suresnes, sul Mont-Valérien, luogo simbolico della Resistenza francese che ospita il Mémorial de la France combattante. E’ nella banlieue ovest di Parigi che l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha deciso di insediare il futuro Museo-memoriale del terrorismo, per ricordare tutte le vittime di attacchi terroristici sul suolo francese dal 1974, data dell’attentato al Drugstore Publicis di Parigi commesso dal venezuelano Carlos, ai recenti drammi di matrice jihadista.

 

Si tratta del primo museo di questo tipo in Francia, sul modello del Memoriale dell’11 settembre a New York. “Verrà costruito nell’attuale sede dell’Institut national supérieur de formation et de recherche pour l’éducation des jeunes handicapés et les enseignements adaptés (Inshea) che prossimamente traslocherà a Saint-Germain-en-Laye – si legge nel comunicato dell’Eliseo che annuncia la nascita del memoriale –. La resilienza è iscritta nell’origine di questo edificio modernista costruito per i bambini in situazione di difficoltà negli anni Trenta. La resistenza è inerente alla sua posizione perché la struttura si trova sul Mont-Valérien, luogo della nostra memoria nazionale”.

 

Resilienza e resistenza: due parole importanti che ritornano spesso nei discorsi di Macron e rappresenteranno i due pilastri valoriali del museo-memoriale. La futura istituzione, consacrata a ogni forma di terrorismo (attacchi jihadisti, indipendentisti, anarchici, nazionalisti), dedicherà spazio non solo ai morti, ma anche a chi è sopravvissuto, ai feriti, fisici e psichici, ai soccorritori che hanno salvato tante vite con la loro prontezza e a tutti coloro che sono stati in prima linea. Il progetto, poco mediatizzato fino a poche settimane fa, è nato nel settembre del 2018 da un rapporto intitolato “Terrorisme: faire face”, commissionato dal capo dello stato a un comitato di esperti di questioni memoriali. L’idea di un museo consacrato alle vittime del terrorismo figurava nelle quattordici proposte avanzate dagli autori del rapporto, accanto all’introduzione di una giornata di commemorazione nazionale – è stata instaurata per la prima volta l’11 marzo 2019.

 

Nel febbraio di due anni fa, Édouard Philippe, allora primo ministro, ha inviato la lettera di incarico allo storico di origini egiziane Henry Rousso, autore del libro “Vichy, un passé qui ne passe pas”, che avrà il compito di curare entro il 2027, anno previsto per l’inaugurazione, un imponente lavoro di memorializzazione patrimoniale. “Il memoriale nazionale è un atto di riconoscenza verso le vittime. Il museo vi aggiunge un atto di conoscenza, di esposizione, di trasmissione, è un richiamo alla storia. Non c’è memoria senza storia”, ha spiegato Rousso. A chi gli chiede se non sia troppo presto per creare un luogo di questo tipo, visto che il terrorismo continua a colpire la Francia con inquietante regolarità, risponde così: “Il terrorismo che fa pesare sulla nostra società una minaccia quotidiana punta su un effetto di stordimento. Vuole il caos, una strategia della tensione. Noi rispondiamo con un effetto di conoscenza, un atto di resistenza attraverso la cultura, un processo di resilienza”.

 

Come riportato dal Point, accanto al museo-memoriale di Suresnes sorgeranno altre forme di memorializzazione degli attentati terroristici: strade, cerimonie e targhe commemorative per una memoria istituzionale, libri, film e serie tv per una memoria culturale.

 

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