La politica italiana è cieca sul Qatar, ricchissimo bastione dell'Islam radicale

Giulio Meotti

Il nostro Parlamento approva l’accordo bilaterale tra Roma e Doha che dà il via libera all’apertura di scuole coraniche nel nostro paese. Una debole volontà politica e una economia fatiscente formano il letto caldo perfetto per i nemici della società aperta

Camera e Senato hanno ratificato l’accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica tra l’Italia e l’emirato del Qatar. Ed è subito esplosa la polemica politica. L’accordo fu firmato a Roma nel 2012 quando il premier era Mario Monti. Oggi la vergognosa firma finale arriva con un governo rossogiallo, ma lo stesso leader della Lega, Matteo Salvini, due anni fa ebbe a dire: “Il Qatar si sta distinguendo per un certo equilibrio rispetto agli estremismi mostrati in questi giorni da paesi quali, per esempio, l’Arabia Saudita. Vi dico che ho trovato un paese stabile e sicuro dove l’estremismo islamico non ha futuro”. Il problema dunque è che la politica italiana è affetta da una cecità trasversale sulla natura del piccolo stato mediorientale. Il generale Jonathan Shaw, già vicecapo di stato maggiore britannico, ha accusato il Qatar di avere “acceso la bomba a orologeria per diffondere l’islam radicale nel mondo”.

 

Doha da molti anni è accusata di soffiare sull’islamizzazione in medio oriente e in Europa, dove investe molto in educazione, welfare, moschee e propaganda. L’Italia, in particolare, è un piatto prelibato per Doha. Un documentario e un libro di due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, hanno rivelato che il Qatar ha finanziato 140 progetti di moschee e di centri islamici in Europa e che il paese con il maggior numero di progetti (50) è proprio l’Italia. Una debole volontà politica, l’accondiscendenza storica verso regimi espansionistici e antioccidentali e una economia fatiscente formano il letto caldo perfetto per i nemici della società aperta, siano essi il Partito comunista cinese o il piccolo potentato ricchissimo di gas liquido e di ideologia salafita, il lupo islamista travestito da agnello.

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  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.