Così Sarkozy (con Letta) fa l'ago della bilancia nell'affaire Lagardère

Mariarosaria Marchesano

L'ex presidente della Repubblica francese lavora per trovare una soluzione nella battaglia per il controllo di uno dei più grandi gruppi editoriali del suo paese, dove potrebbe entrare con un ruolo strategico anche l'ex premier italiano

Millano. Nicolas Sarkozy si trova al centro dei giochi in una complessa vicenda finanziaria che lo vede esercitare la sua influenza di past president della Repubblica francese per trovare un punto di incontro tra interessi contrapposti nella battaglia per il controllo di uno dei più grandi gruppi editoriali del suo paese. In questa stessa vicenda, che riguarda il gruppo Lagardère, 7 miliardi di fatturato e una fitta rete di interessi nel mondo dei media (Hachette, Paris Match, Elle, Telé 7 Jours), ma anche del commercio aeroportuale, potrebbe entrare con un ruolo strategico anche un altro primo ministro, l’italiano Enrico Letta. Potere politico, e potere finanziario: il connubio non è una novità, ma oggi potrebbe trovare una nuova sintesi franco-italiana all’interno dello stesso organo di controllo del colosso quotato alla Borsa di Parigi. È grazie alla mediazione di Sarkozy, che pare ci abbia lavorato durante tutta la quarantena trascorsa con la moglie Carla nella villa di Cap Nègre sulla Costa Azzurra (dimora che fece anche da sfondo alle loro prime fughe amorose), che le parti potrebbero trovare un punto di incontro. Da un lato, c’è il fondo d’investimento Amber, che ormai è il maggior azionista di Lagardère, e dall’altro, Arnaud Lagardère, esponente della blasonatissima dinastia, il quale, pur detenendo una quota di minoranza, può contare su una rete di alleanze tra gli altri soci che va dal finanziere Vincent Bolloré, arrivato in suo soccorso nelle ultime settimane, al fondo del Qatar passando per la banca Crédit Agricole.

 

Amber accusa di fatto Lagardère di avere distrutto valore in un gruppo nel quale pesa più di quanto gli dovrebbe essere consentito dalla sua quota di partecipazione, grazie a una governance fondata su una società in accomandita e non su una società per azioni. Il fondo attivista, famoso per aver condotto altre battaglie analoghe, compresa quella in Parmalat contro un’altra dinastia francese a cinque stelle, i Besnier, punta a ribaltare questo schema, ma per adesso si accontenterebbe di veder accolta nell’assemblea in programma per oggi la sua proposta di revoca di otto dei dieci amministratori che compongono il consiglio di sorveglianza del gruppo Lagardère, in cui è stato da poco cooptato Nicolas Sarkozy.

 

Ebbene, secondo le voci che circolano alla vigilia del cruciale appuntamento, il compromesso sarebbe stato trovato intorno alla figura dell’ex presidente francese e di uno dei suoi manager di stato più fidati dai tempi dell’Eliseo: Guillaume Pepy, presidente dell’autorità ferroviaria nazionale. Questi, infatti, sono gli unici due nomi del consiglio che Amber è disposto a confermare per il prossimo mandato. E come contropartita chiede che gli altri otto nomi siano quelli della sua lista, tra i quali figura Enrico Letta. Il fatto è che essendo Sarkò un amico di vecchia data della famiglia Lagardère – prima del padre Jean Luc e poi del figlio Arnaud, che in passato non ha esitato a definire “un fratello” tranne poi infuriarsi contro di lui pubblicamente quando nel 2011 postò un video hot con una giovane fotomodella – ha fatto da ago della bilancia in una partita che se sfuggisse di mano ad Arnaud potrebbe danneggiare la reputazione di quel sistema francese capace di essere crocevia di capitali internazionali e allo stesso tempo conservare una discreta dose di “sovranismo” finanziario. Un ruolo molto vicino a quello che svolge un banchiere d’affari. Tanto è bastato per tranquillizzare un fondo come Amber, il cui fondatore, Jospeh Marie Oughourlian, è ormai un finanziere naturalizzato francese pur essendo nato a Beirut e di origine armena. Resta tutto da capire, invece, che cosa Oughourlian si aspetti da Letta.

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