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Così l'industria del sesso giapponese si adatta al virus

Giulia Pompili

Se Tokyo non è come New York (per ora) nel numero di contagi è anche perché il mondo di sotto sta cercando di controllare i focolai. Il fuzoku ai tempi del coronavirus

Roma. C’è qualcosa che nessuno riesce a capire nel caso giapponese. Per proteggersi dalla pandemia di covid, il paese del Sol levante ha preso provvedimenti tardissimo; l’emergenza nazionale è stata dichiarata due settimane fa, e il governo centrale ha scelto un lockdown molto soft: si consiglia di stare a casa, ma non è obbligatorio. Secondo il team di esperti del governo di Tokyo è meglio imparare da subito a convivere con il virus, e non rischiare il collasso dell’economia: insomma, modello svedese. Ma la società giapponese è un mondo a parte, alieno e spesso sconosciuto. Uno dei primi problemi delle autorità è stato convincere le persone a stare a casa: una specie di incubo, perché i salaryman a casa non ci sono mai, gli appartamenti nelle grandi città sono minuscoli, e la cultura impone la presenza fisica in ufficio anche perché il tecnologico Giappone, in realtà, non si è mai emancipato dai supporti tutt’altro che digitali come fax e timbri. In aiuto è arrivata l’agenzia immobiliare Kasoku, che ha lanciato il sito internet corona-rikon.com (vuol dire divorzio-da-corona) e trova rifugi temporanei per “coppie frustrate”. L’altro problema della società giapponese che affronta la sfida del virus è il mondo di sotto, quello fatto di tre parole imprescindibili nella vita quotidiana nipponica: izakaya, pachinko e fuzoku – i luoghi dove si beve, quelli dove si scommette sulle slot machine, e l’industria del sesso. Il governo sa che controllare i contagi nel mondo di sotto vuol dire controllarli anche in quello di sopra, ma l’impresa è difficile.

 

Secondo l’associazione dei medici giapponesi Tokyo sarebbe potuta diventare presto una nuova New York, epicentro dei contagi in America. Per ora, però, la situazione sembra sotto controllo. Come è possibile, se quasi tutto finora è rimasto aperto, business as usual? La governatrice Yuriko Koike, in aperta polemica con il primo ministro Shinzo Abe, vorrebbe un lockdown alla cinese, è preoccupata perché nell’area metropolitana i contagi hanno superato i quattromila (su 14 milioni di abitanti), la curva è in salita ed è iniziata la Golden week, la settimana di festività più importante per il Giappone. C’è la possibilità che si stiano facendo pochi tamponi, ma secondo alcuni virologi la cultura giapponese di pulizia e igiene dei luoghi pubblici, oltre alla possibilità considerata disonorevole di trasformarsi in untori, per ora sta frenando i contagi. E anche il mondo di sotto cerca di restare a galla senza trasformarsi in un focolaio, in una specie di collaborazione inedita e informale. 

 

(foto LaPresse)

 

A Tokyo i bar come gli izakaya possono lavorare fino alle 20 e hanno da poco scoperto il delivery; dei pachinko era stata ordinata la chiusura, ma alcuni continuavano a lavorare nonostante i divieti, così la Koike ha minacciato di pubblicare i nomi dei proprietari (la gogna pubblica lì è ben più di una condanna): risultato? Hanno chiuso tutti. Il vero problema resta il sesso: un giro d’affari da 24 miliardi di dollari l’anno in Giappone, un mondo difficile da controllare perché chi frequenta i love hotel o gli strip club non ha voglia di dirlo agli investigatori in caso di contagio. E allora i fuzoku si sono organizzati. E’ difficile “ridurre le interazioni sociali dell’80 per cento” come richiesto dal governo se parliamo di sesso, quindi si favoriscono pratiche “alternative”, durante le quali si può tenere la mascherina e il metro di distanza. “Abbiamo igienizzanti per le mani ovunque”, spiega una dipendente al South China Morning Post. E quando si parla di industria del sesso in Giappone si parla di uno spettro amplissimo, per esempio anche dei papakatsu, uomini che escono con ragazze carine e disponibili, a fronte di un compenso economico, e solo per compagnia. Scriveva il Daily Shincho che i dipendenti del settore ora promuovono le uscite con clienti abituali, senza finalità fisiche. E il governo? Dopo una iniziale esclusione, Abe ha deciso di inserire i dipendenti dell’industria del sesso, che ufficialmente non è legale nel paese, tra i destinatari del sostegno economico governativo. 

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.