Starmer, il Biden inglese che può dare al Labour la rivoluzione del buon senso

Paola Peduzzi

Il responsabile per la Brexit nel governo ombra di Corbyn ha più l’ambizione di unire le varie anime del partito piuttosto che di rottamarle

Milano. Oggi il Labour britannico annuncerà via mail il suo nuovo leader: se tutto va come sembra, è Keir Starmer, il più moderato tra i candidati rimasti in corsa per la successione di Jeremy Corbyn. Il quale in questi giorni ha rilasciato molte interviste di addio in cui ha detto due cose: la crisi da coronavirus dimostra che avevo ragione, ci vuole una rivoluzione radical-socialista per salvare un sistema a pezzi; il Labour non s’azzardi a fare governi d’unità nazionale, con i conservatori non si collabora nemmeno in epoche di pandemie. I corbyniani hanno applaudito e sospirato, mentre temono che l’arrivo di Starmer cambi tutti gli equilibri nel partito, cioè che voglia operare una decisa de-corbynizzazione del Labour.

 

In realtà Starmer ha più l’ambizione di unire le varie anime del partito piuttosto che di rottamarle: ha lo stesso passo di Joe Biden in America, lento e rassicurante (non ha ovviamente la stessa esperienza), vuole mettere pace tra moderati e radicali senza infliggere ulteriori strappi. Parte da sé stesso: se lui è riuscito a trovare uno spazio e un equilibrio – è stato il responsabile per la Brexit nel governo ombra di Corbyn, il più applaudito all’ultima conferenza di partito, nell’autunno scorso – in un Labour dilaniato dal rancore e dalle epurazioni, vuol dire che può succedere anche alla struttura stessa del partito. Starmer parla di unità senza fare grandi promesse né azzardi, non ha una visione ambiziosa del futuro per il momento, ma soltanto la volontà di far ripartire il dialogo interno e guidare un’opposizione più pragmatica e meno ideologica al governo di Boris Johnson. In questo ha un vantaggio e uno svantaggio: il primo è che il Labour è ai suoi minimi storici elettoralmente parlando visto il record negativo toccato da Corbyn alle elezioni di dicembre, quindi Starmer non può che migliorare le prospettive del partito. Lo svantaggio è che i Tory sono fortissimi, hanno una maggioranza solida e una leadership molto determinata.

 

Certo, poi c’è il coronavirus. Starmer ha cominciato la sua campagna elettorale per la leadership del Labour in un mondo e la conclude in un altro. Sembrava destinato a una calma opposizione senza velleità per i prossimi cinque o anche dieci anni ma ora ci sono molte più incognite e molte più sfide per il governo di Johnson, e quindi anche per il primo partito dell’opposizione. Molti sostengono che Starmer non debba abdicare alla sua natura pragmatica, e che anzi proprio buon senso e pragmatismo sono quello che i cittadini chiedono adesso e probabilmente chiederanno in futuro, quando questa prima fase di convivenza con il virus sarà superata – quelle che verranno, come si sa, saranno più complicate. Starmer potrebbe avere la tentazione che molti leader di sinistra hanno in questo momento: consumare la propria vendetta radicale. Globalizzazione, capitalismo, riforme liberali: sono tutti sul banco degli imputati, mentre i sistemi sanitari collassano e l’approvvigionamento internazionale di materiale sanitario diventa di competenza delle intelligence. Come dice Corbyn, ma anche Bernie Sanders negli Stati Uniti: la nostra formula si è resa necessaria. Molti commentatori però sostengono che le misure emergenziali sono appunto straordinarie, ma che per l’ordinario i cittadini non avranno né voglia né bisogno di rivoluzioni o rivoluzionari, ma di leader rassicuranti, non improvvisati né istrionici, che possano riportare il mondo in un suo nuovo equilibrio di convivenza con il coronavirus. La normalità è la nuova ambizione, e la chance per i pragmatici, a partire da Starmer.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi