Il deradicalizzato ideale

Giulio Meotti

Il terrorista di Londra era la vetrina delle illusioni multiculti. Fino al giorno in cui ha ucciso i suoi salvatori

Roma. E’ stata una tragedia delle buone intenzioni. “Jack Merritt è morto nell’attacco sul London Bridge. Non dimentichiamo quello per cui si batteva”, scriveva ieri Emma Goldberg sul New York Times. Merritt è una delle due vittime di Usman Khan, il terrorista islamico che venerdì pomeriggio nella capitale inglese ha ucciso a coltellate seminando il panico. “Lacrime per i due idealisti”, titolavano ieri i giornali inglesi sulla veglia di preghiera per le vittime (l’altra è Saskia Jones, studentessa presente alla conferenza colpita dall’attentatore). Venerdì era il quinto anniversario dell’organizzazione Learning Together, un evento dove erano convogliati da ogni parte del paese ex detenuti, staff, studenti ed esperti di criminologia. Le fotografie postate sui social poco prima della strage mostrano tutta l’empatia e la buona volontà che gli organizzatori avevano messo nel loro lavoro di recupero dei detenuti.

  

Khan era uno degli ospiti di punta della giornata sul London Bridge, in quanto senior del programma di deradicalizzazione e recupero di jihadisti condannati (Khan era finito in carcere nel 2012 per aver cercato di far saltare in aria la Borsa di Londra, l’allora sindaco di Londra Boris Johnson e il London Eye, a due passi dalla strage di venerdì). Learning Together aveva indicato in Khan un “case study” su come funziona il programma di reinserimento. Aveva anche scritto una poesia e una nota di ringraziamento agli organizzatori, dicendosi entusiasta per la loro iniziativa. Merritt, una delle due vittime dell’attentato, aveva iniziato a lavorare con Khan quando era ancora dietro le sbarre a Whitemoor.

  

Un anno fa era tornato libero a Londra Anjem Choudary, l’imam e predicatore d’odio che aveva radicalizzato numerosi giovani musulmani inglesi da una moschea della zona est di Londra, inneggiando allo Stato islamico ed entrando in contatto con aspiranti jihadisti alcuni dei quali si erano poi rivelati protagonisti di atti di terrorismo. Ieri è uscita una fotografia del terrorista di Londra Usman Khan al fianco del suo “amico”, Anjem Choudary.

  

“Mi piacerebbe seguire un corso del genere in modo da poter dimostrare alle autorità e alla mia famiglia che non ho le opinioni che avevo prima del mio arresto e posso anche dimostrare che al momento ero immaturo, e ora sono molto più maturo e voglio vivere la mia vita come un buon musulmano e anche un buon cittadino della Gran Bretagna”, aveva scritto Khan per cercare di accedere al programma di recupero. Il sito di Learning Together ieri è stato messo off line, ma una vecchia cache spiega che quella di Khan era una “storia di successo”. Il terrorista avrebbe dovuto anche iniziare un corso all’Institute of Continuing Education nei mesi a venire.

  

“Learning Together apre le menti, sblocca le porte e dà voce a coloro che sono nascosti al resto di noi”, aveva scritto Khan. “Aiuta a includere coloro che sono generalmente esclusi. Non posso dire abbastanza grazie all’intero team di Learning Together e a tutti coloro che continuano a supportare questa meravigliosa comunità”. David Wilson, professore emerito di Criminologia alla Birmingham City University, ha detto ieri sera: “Fondamentalmente, le persone sanno cosa devono dire, il sistema carcerario non ha idea di come affrontare i terroristi”. Cambridge stava anche pensando di offrire a Khan, che sognava attentati su larga scala sul modello di quelli a Mumbai, un posto come undergraduate. “Non sono un terrorista”, aveva detto in una intervista alla Bbc. “La comunità sa che queste etichette che ci stanno mettendo… sapranno che non sono un terrorista”. E’ lo stesso cui venne trovata una lista di obiettivi da colpire tra cui l’ambasciata americana, alcune sinagoghe e le case di diversi rabbini. Non doveva allontanarsi dalla sua casa di Stafford. Ma Khan ha usato il permesso accordatogli per partecipare alla conferenza per raggiungere Londra e compiere lì, dove avrebbe avuto più eco mediatica, la sua strage. Deradicalizzato e libero di tornare a uccidere, come un ex detenuto di Guantanamo.

  

E’ stato un misto letale di taqiyah, dissimulazione islamica, e di naïveté, ingenuità multiculturale. Scriveva ieri Julie Burchill su Spiked: “Il passante sul London Bridge è un eroe, mentre l’uomo che stabilisce le regole a Westminster o nei tribunali è un pagliaccio”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.