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Chi è Berger, l’unico sindacalista che non sciopera contro Macron

La “vera forza tranquilla” del mondo sindacale francese

29 Novembre 2019 alle 10:07

Chi è Berger, l’unico sindacalista che non sciopera contro Macron

Laurent Berger (a sinistra) col primo ministro Edouard Philippe (a destra) (foto LaPresse)

Parigi. Lo sciopero che inizierà il prossimo 5 dicembre contro la riforma delle pensioni rischia di bloccare la Francia. Ferrovieri, insegnanti, infermieri, avvocati, netturbini, elettricisti, saranno in milioni a rinunciare alla propria attività o a scendere in strada per protestare contro il nuovo sistema pensionistico a punti che il presidente Macron vorrebbe introdurre (per ogni euro di contributi versati ci saranno gli stessi diritti pensionistici, a prescindere che si lavori nel settore pubblico o in quello privato), creando un unico regime universale in sostituzione dei 42 regimi speciali esistenti.

 

La grève, che suscita grandi timori in seno all’esecutivo, è sostenuta da tutti i partiti di sinistra, compreso il Partito socialista di Olivier Faure alla disperata ricerca di consenso elettorale, e da tutti i grandi sindacati. O meglio, quasi tutti, perché c’è un’eccezione: la Cfdt (Confédération française démocratique du travail), il sindacato riformista guidato da Laurent Berger, la “vera forza tranquilla” del mondo sindacale francese, come lo ha definito il Figaro. 

 

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“La riforma sistemica deve essere ambiziosa e sociale. La Cfdt la difende dal 2010 (Berger guida il sindacato dal 2012, ndr), stiamo continuando a difenderla ed è per questo motivo che non parteciperemo alle manifestazioni del 5 dicembre: la loro parola d’ordine (si riferisce in particolare alla Cgt, il sindacato oltranzista di Philippe Martinez, il tribuno che vorrebbe passare da 35 a 32 ore settimanali di lavoro, ndr) è lo status quo del sistema attuale, portatore di forti ingiustizie che è necessario correggere”, ha dichiarato Berger all’Obs in un’intervista che sta facendo molto rumore nel mondo sindacale parigino. “Un giovane che inizia la sua carriera e lavora meno di 150 ore per trimestre paga i suoi contributi pensionistici, ma non riceve in cambio nessun diritto. Vi sembra normale? Stessa situazione per le donne, che finiscono di lavorare più tardi rispetto agli uomini per ottenere una pensione a tasso piano. Inoltre, il fatto che non esista una compensazione per i mestieri usuranti, come l’operaio edile o il lavoratore del settore agroalimentare, non è normale. E’ dimenticando questi ‘invisibili’ che si favorisce il Rassemblement national”, ha aggiunto Berger.

 

E’ l’unico sindacalista, questo figlio di operai di 51 anni (suo padre lavorava come saldatore nei cantieri navali di Saint-Nazaire, quelli che, salvo imprevisti, passeranno presto nelle mani italiane di Fincantieri), a ritenere che il meccanismo “a punti” per calcolare la pensione futura sia socialmente più giusto rispetto a quello attuale. Ed è l’unico, Berger, a invitare i suoi colleghi alla calma, a tornare a dibattere in maniera sana e costruttiva, a esprimere il proprio disaccordo senza isterie. “Talvolta ho l’impressione di vivere in un paese isterico! Non è più possibile avere un solo dibattito in maniera posata, e non parlo soltanto delle questioni sociali. E’ diventato difficile fare appello all’intelligenza individuale e collettiva”, ha detto all’Obs, con una certa amarezza. E ha aggiunto: “Cos’è che fa funzionare una democrazia? E’ il riconoscimento, da parte di ognun, degli interessi contradditori che attraversano una società. La capacità di entrare nella discussione e di confrontarsi positivamente. E’ in questo modo che si riescono a far emergere delle soluzioni”. Con il suo metodo dialogante, ostile al settarismo della Cgt guidata da Martinez, è riuscito nel 2018 a portare il suo sindacato al primo posto in Francia per numero di iscritti, contando l’insieme dei lavoratori sindacalizzati del settore pubblico e privato. “Uno spartiacque nella storia sociale della Francia”, commentò il Monde. “La sua ossessione è la giustizia sociale. E in questo senso traduce alla perfezione la cultura della Cfdt”, dicono di lui. Negoziare, invece di opporsi frontalmente. Ma gli altri sindacati, per ora, non sembrano intenzionati a seguirlo.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Il suo ultimo libro è 'Brigitte Bardot. Un'estate italiana' (Gog edizioni), con i bozzetti di Milo Manara.

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