Macron e i lavoratori di Whirlpool

Redazione

“Non è lo stato che assume quando c’è una crisi”. Le differenze con la gestione italiana

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, è arrivato giovedì a Amiens, nella sua città natale, con l’obiettivo di contenere la collera degli studenti e dei lavoratori, che a partire dal prossimo 5 dicembre potrebbero partecipare allo sciopero a oltranza indetto dai sindacati contro la riforma delle pensioni – uno sciopero che rischia di bloccare il paese. Con gli studenti dell’Università Jules -Verne, il confronto è stato duro ma costruttivo, Macron ha detto che c’è la tendenza a parlare “troppo male” della Francia e dello stato del paese: le cose non vanno così male, ci vuole anche un po’ di salutare ottimismo per affrontare le sfide, e vincerle. Ma questo discorso rassicurante è passato in secondo piano, quando il presidente ha visto un gruppo di ex dipendenti della fabbrica Whirlpool – in 163 sono senza lavoro dopo il fallimento dell’operazione pilotata dallo stato con il gruppo Wn, che è finito in liquidazione – e lo scambio di vedute è stato aspro.

 

“Lei aveva promesso dei posti di lavoro su questo sito! Dovevano essercene centinaia e invece 200 persone sono disoccupate!”, hanno gridato in faccia all’inquilino dell’Eliseo alcuni ex lavoratori. Macron ha risposto che lui, a differenza di “altri”, e in primis Marine Le Pen, ha sempre “detto la verità”. “Ve l’ho detto che la fabbrica sarebbe stata chiusa. Ve l’ho detto guardandovi negli occhi. Il mio impegno è che tutti i lavoratori di Whirlpool ritrovino delle prospettive e un posto di lavoro. Ci batteremo per questo”, ha detto Macron, sottolineando che “non è colpa dello stato se il progetto di acquisizione non è andato a buon fine” e che “non è lo stato che assume le persone quando qualcosa va male”. In Italia, Whirlpool ha ritirato a fine ottobre la procedura di cessione dello stabilimento di Napoli. Ma non c’è troppo da esultare. Perché senza prospettive per un piano industriale sul lungo periodo, la fuga del gruppo americano dallo stabilimento napoletano sarà soltanto posticipata di qualche mese. E il guaio più grosso è che nessuno al governo ha guardato in faccia gli operai per dirglielo e offrire loro delle alternative reali di occupazione come ha fatto Macron.

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