Le Pen e Piketty portabandiera dell'alleanza contro Macron

Mauro Zanon

Guarda un po’ chi si ritrova unito tra i fan del megasciopero contro il presidente: l’economista e la leader del Rassemblement national

Parigi. Da una parte lei, la guida del Rassemblement national (Rn) e della destra identitaria francese, dall’altra lui, il frenchie che fa strage di cuori tra i liberal americani con le sue crociate-contro-il-Capitale. Marine Le Pen e Thomas Piketty sono i portabandiera della nuova alleanza rossobruna che va apparecchiandosi a Parigi in vista dello sciopero a oltranza che inizierà domani, così diversi, eppure uniti nella lotta frontale contro la riforma delle pensioni dell’arcinemico Macron, il “fottuto liberale” (dixit Mélenchon) deciso a modernizzare anche il sistema previdenziale dopo il mercato del lavoro. “Questa riforma colpirà tutti. Contrariamente a ciò che lascia intendere il governo, non è un attacco esclusivo ai regimi speciali e alla difesa di categorie specifiche”, ha dichiarato la Le Pen su Bfm.tv, invitando i francesi “a esprimere il loro disaccordo” scendendo in strada e prolungando la grève finché il progetto di riforma non sarà ritirato. “Sostengo lo sciopero, la mobilitazione e il corteo del 5 dicembre”, ha aggiunto la presidente del Rn, precisando, tuttavia, che lei non manifesterà, perché la strada “non è il posto di un dirigente politico”. Diversi quadri del Rn, tra cui Sébastien Chenu, deputato e portavoce di Marine Le Pen, saranno in piazza per protestare mano nella mano con la Cgt, il sindacato rosso di Philippe Martinez, e le altre organizzazioni sindacali che mirano a bloccare il paese come nel 1995, quando l’allora primo ministro Alain Juppé fu costretto a cedere, sotterrando le ambizioni riformiste. Con loro, in un’ammucchiata antigoverno, ci sarà anche Piketty, di passaggio a Parigi per proseguire la promozione del suo ultimo libro, “Capital et idéologie”, e disegnare scenari apocalittici sulle diseguaglianze nel mondo.

 

“E’ un’immensa truffa”, ha tuonato su France Inter Piketty, secondo cui il sistema a punti che Macron vorrebbe introdurre, assorbendo in un unico regime universale i quarantadue regimi speciali esistenti, contribuirà a “riprodurre le diseguaglianze fino alla morte”. “Il governo ha un problema con la nozione di giustizia”, ha detto l’economista francese. Già a settembre, quando iniziavano a delinearsi i contorni della riforma promossa da Macron e dal suo Alto commissario Jean-Paul Delevoye (l’ex ministro chiracchiano ha condotto diciotto mesi di negoziazioni con le parti sociali in giro per la Francia prima di convergere verso il progetto definitivo), Piketty aveva bollato il piano del governo come un nuovo “regalo ai ricchi”, che non avrebbe risolto il problema delle diseguaglianze: anzi, le avrebbe aggravate. Trovando una sponda inaspettata, in questa sua analisi ideologica (va ricordato che Piketty fu colui che suggerì a Hollande la superaliquota al 75 per cento sui redditi superiori a un milione di euro, e il consigliere economico dell’ex candidato del Ps alle presidenziali Benoît Hamon), proprio in Marine Le Pen, attaccata per le sue “finzioni catastrofiste” persino da François-Xavier Bellamy, eurodeputato dei Républicains e non certo alleato di Macron.

 

 

La Le Pen e Piketty sono i due estremi che si abbracciano, l’unione ideologica tra la sovranista antiliberale e il guru della gauche radicale, i predicatori della catastrofe che non c’è, perché la Francia è in forma, o perlomeno non è mai stata così in forma da dieci anni a questa parte. Basti vedere i dati sulla disoccupazione e sulla crescita. Nel secondo trimestre del 2019, il tasso di disoccupazione è sceso all’8,5 per cento (nel terzo è salito dello 0,1), raggiungendo il livello più basso dal 2009: per gli esperti il merito va alle riforme liberali portate avanti da Macron prima da ministro dell’Economia, poi da presidente della Repubblica. E per quanto riguarda la crescita, i risultati pubblicati a fine ottobre dall’Insee mostrano che anche la direzione economica è quella giusta. Nel terzo trimestre del 2019, la Francia ha registrato un più 0,3 per cento, lo stesso valore registrato nei due trimestri precedenti, superando le aspettative che stimavano un aumento del pil dello 0,2 e diventando la “locomotiva d’Europa” a discapito di una Germania che sembra sempre più in affanno. Le cose non vanno male come vorrebbero far credere i Piketty e le Le Pen, professionisti del piagnisteo e del pessimismo.

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