La via di Macron verso l'est

Redazione

Sei paesi approvano la riforma francese per l’allargamento. Una condizione

Ieri sei paesi hanno scritto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per dire che la proposta francese di riformare le regole per permettere a un paese di diventare membro dell’Ue è giusta e va sostenuta. La lettera, visionata dal sito di cose europee Politico, è firmata da Italia, Austria, Repubblica ceca, Polonia, Repubblica slovacca e Slovenia e vuole quindi guarire la ferita, non soltanto fisica ma anche esistenziale, che Emmanuel Macron ha arrecato all’Ue durante il Consiglio europeo di ottobre, quando si era opposto all’apertura dei negoziati per permettere l’ingresso di Macedonia del nord e Albania. Quel “no” fu preso con rabbia, come una promessa non mantenuta, e l’opposizione del presidente francese, seppur motivata dalla necessità di curare prima i malati che già popolano la casa europea e poi di lasciar entrare altri, rappresenta la negazione della politica di apertura dell’Ue.

 

Il presidente francese aveva poi spiegato che l’Unione anche in questo ha bisogno di essere riformata, il processo di allargamento deve essere severo, minuzioso, non soggetto a lungaggini e, soprattutto, se un paese non risponde ai requisiti richiesti dall’Ue, l’Ue deve avere la possibilità di interrompere il processo in qualsiasi momento. Erano tutti contro la Francia e lunedì la Francia, per riaprire il dialogo, ha presentato una bozza di riforma in cui ha spiegato come intende gestire, anche dal punto di vista tecnico, questo nuovo processo. Ieri le accuse e i musi lunghi hanno iniziato a sciogliersi e ammorbidirsi. Sei ministri degli Affari europei hanno cercato un compromesso: va bene riformare, ma i negoziati con Macedonia del nord e Albania non si toccano: “Siamo pronti a impegnarci nello sforzo di migliorare il processo. Lo faremo nella consapevolezza che… l’Ue raggiungerà il consenso necessario per avviare i negoziati nel marzo 2020”, si legge nella lettera. Il presidente francese ha sottolineato una carenza, lo ha fatto nel modo solito, spesso brusco, ma ha poi mostrato la strada per uscirne. Il cuore dell’Ue per sua natura è destinato ad allargarsi, lo ha capito anche Macron, il quale però non intende rinunciare alle riforme necessarie.