cerca

Il Brasile di Bolsonaro apre alle liberalizzazioni

Il presidente brasiliano sceglie politiche economiche di mercato ma subisce il fascino di personaggi come Trump e Salvini. I primi sei mesi di governo visti dal politologo Segrè 

13 Giugno 2019 alle 16:30

Il Brasile di Bolsonaro apre alle liberalizzazioni

Foto LaPresse

È infine partita la prima liberalizzazione di Jair Bolsonaro, con l’autorizzazione al gruppo spagnolo di turismo e trasporto Globalia a operare voli interni in Brasile attraverso una nuova filiale della sua compagnia aerea Air Europa. Una decisione passata quasi inosservata, con il traguardo dei primi sei mesi di governo che arriva in un quadro di scandali, ministri che si dimettono e proteste. Si tratta di una liberalizzazione seria? Sì, secondo Gustavo Segré, politologo argentino esperto di Brasile, socio del Center Group, professore alla Università Paulista e analista internazionale. “La proposta economica di Bolsonaro è chiaramente di impronta liberale là dove la libera concorrenza avvantaggia il consumatore. È prevista l’installazione di tre aerolinee nel breve periodo, il che dimostra che la sua proposta in campagna elettorale di una economia più aperta e che attragga investimenti è un fatto e sta iniziando a realizzarsi”.

   

Bolsonaro è abitualmente associato a personaggi tipo Donald Trump o Matteo Salvini. Ma le sue politiche sono del tutto opposte a quelle sovraniste. “Bolsonaro ammira Trump e si direbbe che sembra imitarlo nella forma in cui esprime le proprie opinioni, che a entrambi ha procurato più di un mal di testa. Non li vedo simili nella politica interna: Trump protegge l’industria americana e chiude le sue frontiere commerciali collocando imposte, mentre Bolsonaro vuole aprire il Brasile al mondo, e il mondo al Brasile”.

     

Bolsonaro ha anche annunciato una riforma del sistema pensionistico, che va in senso opposto alla quota 100 di Salvini. Perché questa riforma è importante? “La riforma della legge sulle pensioni non è importante: è fondamentale perché il Brasile non assista al crack del proprio sistema pensionistico. Il suo deficit annuale in campo pensionistico è pari ai 70 miliardi di dollari. La gente versa per pochi anni e vive sempre più a lungo, il che aumenta il deficit. Se il Brasile approva la legge sulle pensioni, la sua economia migliorerà in maniera sostenuta nei prossimi anni”.

   

Ma Bolsonaro è riuscito a fare altre cose liberali? E con quale effetto sull’economia? “Per il momento, poco o nessun risultato. Sebbene il risultato dell’attività economica del primo trimestre dell'anno non sia attribuibile a lui, in questo periodo si è registrata una caduta dello 0,2 per cento. Non è molto rappresentativa, ma è pur sempre una flessione. L'esplosione dei consumi ancora non si è vista e la crescita economica è più lenta del previsto. Bolsonaro ha perso molto tempo litigando con i suoi alleati. Dovrebbe mostrare più attitudine da presidente perché gli investitori credano al suo programma di lungo termine e il Brasile cresca nella misura in cui potrebbe: almeno intorno al 2 per cento all’anno”.

     

Cosa si è visto invece dei paventati rischi di involuzione autoritaria? A parte qualche frase infelice… “Appunto, nulla al di fuori delle sue frasi, molte volte fuori luogo e non necessarie. Bolsonaro sembra non aver capito che il provocatore può ottenere voti, ma poi quando diventa presidente deve dare spazio alla raccolta di idee per un progetto di paese. Provocare gli avversari in questa fase gli fa perdere adepti. Non li aggiunge”. E nel frattempo Maduro continua a mantenersi a potere… “E ne uscirà solo attraverso qualche tradimento del suo circolo prossimo di potere o con un eventuale abbandono della sua alleanza con il vertice delle Forze Armate, peraltro altamente compromesso con i casi di corruzione e abusi di potere. Altre opzioni si tradurrebbero in un bagno di sangue per il popolo venezuelano".

    

Bolsonaro è anche sempre più preoccupato che Cristina Kirchner possa tornare al potere. Tant'è che per sostenere Mauricio Macri ha ora deciso di lanciare assieme a lui il progetto del peso real: una moneta comune tra Brasile e Argentina, estendibile a tutto il Continente. E anche questo tipo di misura va in senso opposto alla ossessione anti-euro. “Bolsonaro non è l’unico preoccupato. Gli investitori di tutto il mondo hanno lo stesso timore. Se vincesse la formula che vede Cristina Kirchner candidata alla vicepresidenza con Alberto Fernández non ci sarebbe più modo di avere né alleanze commerciali né politiche bilaterali comuni”. E Lula? “Il Pubblico Ministero ha accettato la proposta della Difesa perché l’ex-presidente passi a un regime di semi-detenzione. Ma manca ancora una data in cui occuparsi della questione, perciò, nel frattempo, il Tribunale Superiore di Giustizia dovrà prendere qualche decisione. Ciò potrebbe mettere in semi-libertà l’ex-presidente, almeno durante il giorno, fino a che non debba tornare in carcere in regime chiuso per un’altra sentenza di seconda istanza. Ricordiamolo: Lula ha una sentenza di un secondo processo in prima istanza e ha cinque procedimenti pendenti”.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi