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Alla Commissione Ue c’è l’ipotesi Georgieva per mettere tutti d’accordo

La direttrice generale della Banca mondiale riempie molte delle caselle necessarie per trovare un punto di equilibrio nella nomina del successore di Juncker

5 Giugno 2019 alle 06:00

Alla Commissione Ue c’è l’ipotesi Georgieva per mettere tutti d’accordo

Kristalina Georgieva (foto LaPresse)

Bruxelles. La bulgara Kristalina Georgieva alla presidenza Commissione potrebbe essere il nome che consente ai leader dell’Ue e alla coalizione europeista che si sta formando all’Europarlamento di sbrogliare la matassa delle nomine della nuova legislatura europea. Attuale direttrice generale della Banca mondiale, Georgieva conosce bene i meccanismi comunitari dopo essere stata commissario agli Aiuti umanitari con José Manuel Barroso e vicepresidente della Commissione responsabile per l’amministrazione e il bilancio con Jean-Claude Juncker (prima di andarsene per i continui conflitti con il braccio destro del lussemburghese, l’onnipotente Martin Selmayr). Donna, europeista entusiasta e ottimista, proveniente da un paese dell’est, con una solida esperienza internazionale, indipendente ma considerata vicina al Partito popolare europeo, Georgieva riempie molte delle caselle necessarie per trovare un punto di equilibrio nella nomina del successore di Juncker.

 

Il suo nome non è ancora emerso tra i favoriti e non lo sarà per le prossime settimane. Ma nei circoli diplomatici brussellesi alcuni scommettono su di lei in caso di stallo prolungato sulle candidature del popolare Manfred Weber, del socialista Frans Timmermans e della liberale Margrethe Vestager. “Georgieva è una candidata molto seria”, spiega al Foglio una fonte vicina alla cancelliera Angela Merkel. “Georgieva può essere Macron-compatibile”, dice un altro diplomatico europeo. Nella partita sulle nomine per il momento nessuno osa fare la prima mossa per paura che il proprio candidato venga bocciato dagli altri schieramenti. Mancano poco più di due settimane al Consiglio europeo del 20 di giugno che dovrebbe scegliere i presidenti di Commissione, Consiglio europeo e Bce, oltre all’Alto rappresentante per la politica estera. “Tutti stanno aspettando che gli altri facciano la prima mossa”, spiega il diplomatico.

 

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L’Europarlamento ufficialmente difende il processo degli Spitzenkandidaten, che non piace a Emmanuel Macron e a una maggioranza di capi di stato e di governo. Ma l’Europarlamento ha chiesto più tempo al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per iniziare le discussioni sulle nomine. Alcuni diplomatici non escludono che tutto il processo possa prolungarsi fino a settembre. Lo Spitzenkandidat del Ppe, il tedesco Weber, ufficialmente ha il sostegno di Merkel, ma più per ragioni di politica interna (non rovinare i rapporti con la Csu bavarese) che per convinzione. Inoltre, socialisti e liberali sono determinati a rompere il monopolio dei popolari sulla Commissione, mentre Macron non è disponibile a fare un regalo ai tedeschi senza ottenere in cambio la presidenza della Bce. Il capolista dei Socialisti&Democratici, l’olandese Timmermans, potrebbe guidare una coalizione progressista (senza i popolari) e non dispiace a Macron, ma non avrebbe i numeri per governare in modo stabile, ha contro l’Italia ed è indigesto ai paesi dell’est per il suo ruolo nel difendere lo stato di diritto dentro alla Commissione Juncker. La liberale danese Vestager piace a Merkel e Macron ed è considerata da tutti come la più adatta. “Teoricamente sarebbe più facile per lei trovare una maggioranza. Ma se Weber sarà ucciso dai liberali, i popolari potrebbero vendicarsi uccidendo Vestager”, dice il diplomatico.

 

Nelle trattative e nei veti incrociati rientrano anche operazioni personali, come quella di Michel Barnier e Guy Verhofstadt o di alcuni premier a fine mandato come l’olandese Mark Rutte e il belga Charles Michel. Il belga Verhofstadt, attuale presidente del gruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, ambisce allo scranno più alto dell’Europarlamento e alcuni leader liberali sospettano che stia manovrando contro Vestager. “Se i liberali hanno la presidenza di un’altra istituzione, non possono avere anche quella della Commissione”, spiega il diplomatico. Lo stesso vale per Rutte e Michel, che potrebbero succedere a Tusk alla presidenza del Consiglio. L’olandese è al suo ultimo mandato da primo ministro. Il belga è appena uscito sconfitto dalle elezioni politiche. Il duo di liberali del Benelux venerdì sera incontrerà gli altri premier incaricati di trattare a nome delle diverse famiglie politiche (lo spagnolo Pedro Sánchez e il portoghese António Costa per i socialisti, il croato Andrej Plenkovic e il lettone Arturs Krisjanis Karins per i popolari). Le quotazioni di Barnier sono invece in calo. Il caponegoziatore Ue sulla Brexit non ha saputo aspettare il momento giusto e ha commesso l’errore di far conoscere troppo presto le sue ambizioni. Tutto il contrario di Georgieva che, da Washington, finge indifferenza in attesa di una chiamata da Bruxelles.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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