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La strategia della Verde Schulze contro i nazionalismi

Dal successo in Baviera alle elezioni europee, l'astro nascente dei Grünen tedeschi ci racconta come si fa “forte” l’Europa 

16 Marzo 2019 alle 06:00

La leader dei Verdi tedeschi ci spiega la sua strategia contro i nazionalismi

La leader dei Verdi tedeschi Katharina Schulze(Foto LaPresse)

Roma. Katharina Schulze è una trentatreenne minuta, dotata di un sorriso contagioso che comunica ottimismo e fiducia nel futuro. Lo scorso ottobre ha trascinato i Verdi tedeschi (i Grünen) al raddoppio dei consensi nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento bavarese, bloccando l’avanzata dell’estrema destra xenofoba e nazionalista dell’Afd. Oggi è uno dei leader dei Grünen riconosciuti a livello nazionale e guarda da questa posizione alle elezioni europee. Dovendo tracciare l’identikit dell’astro nascente di un partito che non è più, o non è solo, una formazione ambientalista radicale, ma un soggetto politico che si rivolge anche al centro, si potrebbe ricorrere a una galleria di foto scattate durante la campagna elettorale: Schulze con il Dirndl, il costume tradizionale bavarese, Schulze con un boccale di coca cola in mano (non beve birra), Schulze che posa con i poliziotti del servizio notturno a Monaco, Schulze che ride e scherza con un gruppo di pensionati.

 

La visione della Schulze, che i media tedeschi hanno soprannominato “pila Duracell” per il suo infaticabile attivismo (“È una che non molla finché non ottiene il risultato”, ha scritto la Suddeutsche Zeitung), è ambientalista ma anche ultraeuropeista e ferocemente antinazionalista. “Il nazionalismo ci porta al caos e si combatte con una Europa più forte”, dice al Foglio. Le sue parole d’ordine sono: immigrazione controllata (durante la campagna elettorale girava con un cartello recante la scritta “la mia patria è la tua patria”), sicurezza, unità dell’Europa, solidarietà tra i paesi europei, sostegno dei redditi più bassi, tassazione dei colossi del web e naturalmente protezione dell’ambiente in tutte le sue declinazioni.

 

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La leader dei Grünen non si pronuncia sul sistema di alleanze dopo il voto di maggio, anche se si rende conto che in caso di una forte avanzata dei nazionalpopulisti i Verdi potrebbero diventare ago della bilancia nella formazione di una maggioranza democratica: “I Verdi sono pronti a parlare con tutti, eccetto che con i partiti autoritari e antieuro. I sondaggi sono incoraggianti: ma quello che faremo lo decideremo dopo le elezioni sulla base dei programmi”. E il programma europeo ideale della Schulze è quasi rivoluzionario visto con la tradizionale metrica politica. “La Commissione che si insedierà dopo il voto – spiega – dovrebbe avere alcune priorità. Primo, bloccare tutti quei sussidi che la politica agricola comune eroga alle attività che conducono alla estinzione delle specie animali.

 

Secondo, affrontare il problema, che è reale, del gap sociale tra i paesi europei, perché il potere e la credibilità della Commissione saranno sempre più legati alla capacità di sostenere i deboli e i poveri. Noi lottiamo per l’introduzione di un salario minimo vincolante a livello europeo e per regole comuni vincolanti sui temi sociali, come la salute, le pensioni e la disoccupazione. Terzo, occorrono direttive comuni in campo fiscale, la cui precondizione è che le aziende paghino le tasse dove realizzano i profitti. Per questo siamo favorevoli a tassare le multinazionali digitali come Amazon ed Apple”.

 

Si tratta di un programma che può apparire quasi utopistico e troppo sbilanciato a sinistra. Ma che essendo tarato per il Parlamento europeo non include gli elementi di bilanciamento pragmatico sul fronte della sicurezza e della immigrazione controllata che sono stati i cavalli di battaglia nella campagna elettorale bavarese e che hanno consentito ai Grünen di drenare voti agli ultraconservatori della Csu. Le idee della Schulze in realtà vanno incontro agli orientamenti di un elettorato di centro, cittadino, moderato ma non conservatore, deluso dallo spostamento a destra della Cdu-Csu, alla ricerca di una nuova casa politica, un elettorato che in Germania è sempre più diffuso.

 

E d’altra parte i Grünen non sono più il partito della protesta: hanno partecipato ai colloqui per la formazione di un governo di coalizione dopo le elezioni del settembre 2017, hanno governato in passato e sono pronti a rifarlo. “I Grünen sono l’unico partito tedesco che non cambia posizione da un giorno all’altro a seconda delle convenienze. Il nostro è un messaggio chiaro, offriamo soluzioni non problemi. Durante la campagna elettorale ho capito che la gente è stufa di avere paura, la gente chiede soluzioni coraggiose Il nostro motto è proprio questo ‘abbi coraggio non paura’”. “Le prossime elezioni europee – prosegue – sono decisive. Torneremo a un pericoloso nazionalismo? La politica rifiuterà la globalizzazione? O rilanceremo l’Europa come una comunità sempre più forte e lavoreremo per una Europa che combatte il cambiamento climatico, difende la democrazia e il principio di solidarietà? I cittadini vogliono politiche coraggiose”.

Marco Cecchini

Ha imparato a leggere i giornali grazie a un professore di Filosofia che nella Pisa preda dei furori sessantottini predicava il federalismo di Carlo Cattaneo e flirtava con i radicali. Suo padre, volontario in Africa, gli parlava della guerra. Sarà per questo che si è appassionato alle guerre combattute con le armi della moneta e del credito. Ha scritto il suo primo articolo per Lotta Continua. Ma prima di diventare giornalista economico militante si è preparato nel fortino della finanza nordista: la milanesissima Comit. Da li il salto al Corriere della Sera, come inviato, e poi a Roma, portavoce del Tesoro. Oggi da consigli a IVASS e Banca d’Italia. Ha una moglie sudtirolese, una figlia grande ormai lumbard e un figlio piccolo dal nome toscano e dall’aspetto teutonico.

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