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La rivoluzione digitale di Angela Merkel

Il governo stanzia 5 miliardi di euro, spalmanti in cinque anni, per digitalizzare le scuole elementari tedesche. Obiettivo: recuperare il gap con i paesi asiatici e diventare testa di serie in Europa

26 Febbraio 2019 alle 06:00

La rivoluzione digitale di Angela Merkel

Angela Merkel (foto LaPresse)

Berlino. Recuperare il gap con i paesi asiatici e diventare testa di serie in Europa, riacciuffando i paesi nordici e baltici. È questo il duplice obiettivo del governo di Angela Merkel, impegnato in un progetto per la digitalizzazione delle scuole elementari tedesche. A causa di un complicato gioco di competenze incrociate – l’educazione in Germania è competenza dei Länder e non dello stato centrale – il Parlamento ha dovuto ritoccare la Legge fondamentale tedesca a maggioranza qualificata per permettere al governo di stanziare 5 miliardi di euro spalmanti in cinque anni per le scuole dei più piccini. Con 574 voti a favore su 648, giovedì scorso il Bundestag ha approvato la modifica costituzionale. Fra i sì si contano dunque i voti della grande coalizione Cdu-Csu (bavaresi) e socialdemocratici, ma anche quelli dei Verdi, della Linke e dei Liberali (da sempre favorevoli a investimenti nella rete digitale), mentre hanno votato no 74 deputati sovranisti (AfD) adducendo una questione procedurale. Traduzione: si tratta di un buon provvedimento ma noi per principio votiamo contro.

 

A metà marzo dovrà giungere il sì ufficiale del Bundesrat, dove governo e Verdi godono di una maggioranza bulgara, per cui il sì della Camera alta è dato per scontato. In questo modo i primi fondi potrebbero arrivare già dalla fine dell’anno. Secondo i calcoli del ministero federale dell'Istruzione, ciascuna delle circa 40.000 scuole elementari riceverà in media 137.000 euro, l’equivalente di 500 euro a bambino. La somma sarà investita per passare dalla lavagna con il gesso alla whiteboard digitale, per mettere le scuole in rete e per potenziare le reti wifi. Mancano i soldi per computer e tablet, hanno osservato alcuni economisti, tutti d’accordo però nel sottolineare che si tratta di un passo nella giusta direzione. Poiché il governo federale si è astenuto a questo giro dal chiedere ai Länder di impegnarsi economicamente per la svolta digitale, è possibile che la fornitura dei tablet sia demandata alle famiglie e c’è chi ha fatto notare che bisognerà adoperarsi per evitare le disparità fra i bambini: non tutte le famiglie possono permettersi device costosi.

 

Il problema, semmai, sottolinea la Welt, sarà trovare le migliaia di esperti di IT necessari prima per la messa in opera del patto digitale per le scuole e poi per la manutenzione dell’infrastruttura digitale: come in altre società del benessere, i tedeschi campano a lungo e fanno pochi figli; e in un mondo di pensionati gli esperti di informatica sono merce sempre più rara. La questione del patto digitale per le scuole è anche culturale, come accennato dalla capogruppo dei Verdi al Bundestag, Britta Haßelmann: “è stato inviato un chiaro segnale ai genitori che si stanno assumendo la responsabilità dell'istruzione”.

 

A differenza di quanto succede in Gran Bretagna, in Germania non si spingono i bambini a leggere e a scrivere in età prescolare né a cominciare la scuola a sei anni. Al contrario, in un paese largamente influenzato dalla pedagogia steineriana e puntellato di scuole Waldorf, i tedeschi spesso lasciano che i loro pargoli restino all’asilo per alcuni mesi dopo il compimento del sesto anno di età. Allo stesso modo, in tante scuole elementari è comune che bambini di prima, seconda e terza studino in classi unificate, ciascuno con il proprio ritmo. Nel tempo libero la linea non cambia: i bambini tedeschi sono invitati a stare all’aria aperta e a giocare con le costruzioni di legno e non certo a spendere tempo sugli apparecchi elettronici. In questo senso, la svolta digitale nelle scuole elementari implica una notevole iniezione di modernità. Una svolta attesa, visto che nel patto di coalizione la parola “digitale” appare in ogni capitolo. Questo è solo l’inizio, ha dichiarato soddisfatta la viceministra all’Innovazione Dorothée Bär: “Dal 2022 avvieremo la digitalizzazione della pubblica amministrazione”.

Daniel Mosseri

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