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I dolori del liberale Lindner

Il leader della Fdp tedesca è giovane ma ha l’aria da uno che ha già dato tutto. La competizione con la Merkel per il cuore di Macron e tutti gli altri politici che lo oscurano in Germania

10 Gennaio 2019 alle 09:58

I dolori del liberale Lindner

Foto LaPresse

Ora o mai più, deve aver pensato Christian Lindner, capo del partito liberale tedesco Fdp, durante le festività natalizie. A guardarsi intorno, è rimasto solo lui. Nel senso della vecchia guardia parlamentare e politica che negli anni del governo di Angela Merkel ha popolato la scena. Sono scomparsi Martin Schulz e Sigmar Gabriel dell’Spd; Cem Özdemir e Claudia Roth dei Verdi; Gregor Gysi della Linke, per citare solo i più noti. E tra un po’, al più tardi a fine legislatura nell’autunno del 2021, ma probabilmente prima, se ne saranno andati anche la Merkel e il suo ingombrante sparring partner Horst Seehofer, capo della Csu.

     

In questi giorni Lindner deve essersi detto che bisogna assolutamente rimediare all’errore fatto nel 2017, quando aveva pronunciato la famosa frase: “E’ meglio non governare, piuttosto che governare in modo sbagliato”, e poi fatto saltare le trattative per una coalizione Unione, Verdi e Fdp, la cosiddetta coalizione Giamaica. 

   

Per Lindner i tempi sono stretti. C’è infatti un grande movimento di poltrone, di nuovi volti che si affacciano sulla scena politica nazionale. A iniziare dalla Cdu, dove Annegret Kramp-Karrenbauer ha preso in mano la guida del partito, ma non è detto che sarà lei anche il prossimo candidato alla guida del paese. I sostenitori del suo ex sfidante Friedrich Merz non si sono ancora dati per vinti. Anche Andrea Nahles, alla guida dell’Spd, non scenderà necessariamente in campo. Da qualche settimana c’è Olf Scholz, attuale ministro delle Finanze, che sembra volere di più, mentre per i Verdi c’è Robert Habeck a farsi strada a suon di tweet e di ripensamenti (anche se a volte maldestri, come quello in cui annunciava che i Verdi avrebbero portato la democrazia in Turingia).

  

Facce nuove contro facce vecchie, non giovani contro vecchie. Perché Lindner di anni il 7 gennaio ne ha compiuti 40, mentre Habeck ne ha 49, Kramp-Karrenbauer 56, e Sc holz 60. Il fatto è che in passato loro sono stati meno o per nulla presenti sulla scena politica nazionale.

  

Il settimanale Spiegel lo definisce un dinosauro della politica. Lindner incassa e tira dritto. Non ha tirato fuori il partito dalle secche del 2013 (allora l’Fdp non riuscì nemmeno a superare la quota di sbarramento del 5 per cento), l’ha riportato al 10,7 per cento per poi ora lasciare il posto ad altri. 

  

Per le europee Lindner ha deciso di affiancare il presidente francese Emmanuel Macron e La République en Marche. Nel Parlamento europeo appartengono allo stesso gruppo, quello dell’Alde. Inoltre sono accomunati da un credo politico che ha diversi punti di contatto, ma ci sono anche disaccordi sostanziali. Lindner, per esempio, mostra una certa comprensione nei confronti dei gilet gialli (salvo condannarne le violenze), perché l’Fpd dopo il 2013 si è scoperta più empatica verso le difficoltà della gente, ma non concorda con la decisione di Macron di aprire i cordoni della borsa per calmare gli animi; anche il fondo di solidarietà europeo (i tedeschi parlano di Transferunion), proposto da Macron trova Lindner contrario. Secondo lui sarebbe meglio un fondo investimenti con il quale sostenere innovazioni e ammodernamento delle infrastrutture dove necessario. Con il presidente francese condivide invece l’idea di una maggior cooperazione tra gli stati dell’Ue. “Le singole sovranità europee devono unirsi in un efficace pool, anziché murarsi ognuna dietro ai propri confini”, dice nell’intervista dello Spiegel di questa settimana. E infine spera nella fine di una logica ereditaria che vede da decenni, e con il benestare dei socialdemocratici, un popolare alla guida della Commissione Ue. Perché mai dare per scontato che il prossimo leader sarà il tedesco cristianosocia le Manfred Weber, si chiede, considerando cheil Ppe ha tra i suoi membri anche Fidesz, il partito del paladino della democrazia illiberale, il premio ungherese Viktor Orbán?

 

Ma il fulcro del discorso tenuto domenica da Lindner era rivolto innanzitutto alla grande coalizione. “Le dimissioni di Merkel, meglio prima che dopo”, diceva all’uditorio. “Kramp-Karrenbauer? Sbaglia ed è offensivo chi la giudica una mini-Merkel. Ha una sua chiara e precisa linea politica”. Che punta però sul ritorno dello statalismo e su un ritorno al passato per quel che riguarda i diritti civili. “Ha citato il matrimonio per tutti d’un fiato con la poligamia e l’incesto. Questa non è conservatore ma reazionario!”, affermava deciso. Lindner apre anche a una possibile futura coalizione Giamaica, ma con altri politici al timone, precisa. Ma suona un po’ come voler correre ai ripari. Il partito naviga stabile attorno al 9 per cento di consensi. Difficile dire ora se il leader riuscirà a vendersi una seconda volta agli elettori come il rinnovatore.
 
 

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