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Che ci va a fare il presidente cinese a Palermo? La pazza visita

La scelta dell’hotel lontano dalla sede diplomatica americana, la mastodontica delegazione, e la decisione di andare in Sicilia

Giulia Pompili

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pompili@ilfoglio.it

16 Marzo 2019 alle 06:19

Che ci va a fare il presidente cinese a Palermo? La pazza visita

Xi Jinping (foto LaPresse)

Roma. Il Grand Hotel Parco dei Principi di Roma è uno dei più sicuri della capitale. Circondato dal parco di Villa Borghese, tra il rettilario dello zoo e le ambasciate di Austria e Arabia Saudita, gli accessi a via Gerolamo Frescobaldi sono facilmente controllabili dalle Forze dell’ordine. Sarà il Parco dei Principi la base della mastodontica delegazione (si parla di 200 persone) che accompagnerà il presidente cinese Xi Jinping, il secondo uomo più potente della terra, nella sua visita di stato in Italia. Xi, che viaggerà insieme alla first lady Peng Liyuan, soggiornerà qui per due notti, dal 21 al 22 marzo, e probabilmente dormirà nella Royal suite, al sesto piano dell’hotel, con vista sul parco e – in lontananza – la cupola di San Pietro. Fonti del Foglio spiegano che i funzionari di Pechino avrebbero domandato alla controparte italiana un viaggio “rilassante” per Xi: il presidente arriverà a Roma dopo il momento politico più importante per la Cina, le annuali “due sessioni”: dopo 15 giorni di densissimi lavori, per il presidente e il suo entourage serve riposo, e silenzio. E’ necessario un luogo abbastanza vicino all’ambasciata cinese – che si trova nel cuore del quartiere Trieste, a meno di un chilometro e mezzo dal Parco dei Principi – che rispetti gli altissimi standard di sicurezza richiesti dai cinesi, ma soprattutto che sia lontano da Via Veneto. Spiega al Foglio una fonte che ha seguito varie delegazioni cinesi che il problema è che a Pechino non si fidano dei tetti dell’Ambasciata americana (che si trova appunto in Via Veneto), dove la leggenda vuole siano istallate le antenne con cui l’America ascolta tutto.

 

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A Roma il presidente cinese arriverà nel tardo pomeriggio di giovedì all’aeroporto di Fiumicino. La giornata di venerdì sarà quella cruciale: al mattino ci sarà il colloquio al Quirinale con il presidente Mattarella, poi ci saranno tre ore di “programma privato”, organizzato dall’ambasciata cinese. Nel pomeriggio di venerdì ci saranno due visite lampo in successione al Senato e alla Camera per incontrare, nel giro di venti (venti!) minuti, la seconda e terza carica dello stato, e poi finalmente il motivo di tutto il gran parlare di questi giorni: l’appuntamento a Palazzo Barberini, e la sessione congiunta del Business Forum – cioè i veri lavori delle intese che contano. All’ora dell’aperitivo, e prima del ritorno al Quirinale per la cena di stato, visiterà il Colosseo, chiuso al pubblico in quell’orario (e chissà chi farà da guida turistica, se l’architetto Barbara Nazzaro, la stessa che accompagnò Barack Obama, oppure il nuovo direttore ad interim Alfonsina Russo). Sabato mattina Xi sarà all’Altare della patria e poi subito dopo a Villa Madama, a firmare – così pare – l’adesione dell’Italia alla Via della Seta.

 

Anche nel caso della prima visita di stato di un presidente cinese da dieci anni a questa parte, il protocollo con il governo gialloverde al potere ha visto qualche deragliamento. Di solito, infatti, è la Farnesina che si occupa della visita, ma stavolta tutto si è concentrato molto anche nel gabinetto del sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci. Sarebbe stata sua, infatti, l’idea di portare Xi nella sua città natale, cioè Palermo. Ma che ci vada a fare il presidente cinese per meno di 24 ore in Sicilia ancora non è chiaro a nessuno: Di Maio dice che è per i porti, ma da Pechino hanno più volte smentito l’interesse per i porti del sud Italia (c’è già il Pireo, in Grecia: loro hanno bisogno di Trieste e Genova per arrivare al nord Europa). Sarà per l’accordo sul trasporto via aereo delle arance siciliane, il “grande successo” ottenuto dal ministro dell’Agricoltura Centinaio nella sua recente missione a Pechino. Di sicuro in Sicilia c’è una piccola comunità cinese, il 3 per cento del totale italiano, e la maggior parte viene dallo Zhejiang, l’area costiera a sud Shanghai. Xi – che è descritto come un uomo di grande cultura, appassionato di storia – a Palermo visiterà il Teatro Massimo, e si sta decidendo in queste ore su un incontro con il governatore Nello Musumeci e il sindaco Leoluca Orlando. Forse al governo di Roma sperano che la vista del golfo di Palermo, dalle stanze del Grand Hotel Villa Igiea, faccia avere un ripensamento sugli investimenti cinesi in Sicilia.

Giulia Pompili

Giulia Pompili

Giulia Pompili è nata il 4 luglio. E' giornalista del Foglio dove scrive soprattutto di Asia – nel 2012 ha vinto il premio giornalistico "Umberto Agnelli" della Fondazione Italia Giappone. Recita a memoria i test missilistici di Kim Jong-un, ma pure le canzoni degli Afterhours. E' terzo dan di kendo.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Marzo 2019 - 15:03

    Al direttore - Ah, gentile Giulia Pompili. Le sue precisazioni, le sue richieste di sapere "cosa, perché e come", riflettono al bacio il clima ossessivo dell'opinione pubblica che pretende di sapere, conoscere, nei dettagli specialmente, quello che i potenti "ordiscono" a danno del popolo. I gestori della comunicazione , comunque declinata e somministrata, s'adeguano e, già che ci sono, l'alimentano. Tutto normale, anzi logico, nel mondo dell'effimero.

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