Foto LaPresse

La piazza ferma Bouteflika, che non si candida più (ma rimanda il voto)

Rolla Scolari

L'anziano leader si ritira dalla corsa elettorale ma resta a palazzo. I militari appoggiano la transizione, che consiste per ora in un rimpasto di governo

Milano. Una piazza testarda e pacifica, ironica e festosa è riuscita nel suo intento, dopo tre settimane di mobilitazione continua, dalla capitale ai più remoti villaggi dell’Algeria. Il suono insistente dei clacson ieri ha accolto la notizia arrivata dall’agenzia di stampa nazionale, quella che milioni di manifestanti nel paese volevano sentire da giorni: l’anziano leader Abdelaziz Bouteflika, da poco tornato nel paese direttamente dalla clinica svizzera dove è in cura, si è ritirato dalla corsa elettorale. Le elezioni, però, sono rimandate. Si terranno dopo una già promessa “conferenza nazionale” con l’obiettivo di riformare il sistema politico ed elaborare un progetto di Costituzione entro il 2019. La nuova Carta sarà poi sottoposta a referendum popolare. “Tahia el Djazair”, viva l’Algeria, hanno gridato dalle finestre uomini e donne alla notizia, tra il frastuono della sorpresa. Subito dopo l’annuncio, gli algerini sono scesi in strada, con i tamburi e le bandiere nazionali.

 

    

Per ora, benché il voto sia stato rimandato, la reazione non può essere che di festa, perché la piazza algerina ha gridato per giorni uno slogan unico, protestato con un obiettivo unico e inequivocabile: evitare un quinto mandato di Bouteflika, il leader al potere da 20 anni. Non è la prima volta che una piazza araba in rivolta contro decenni di angherie fa cadere un dittatore. La strada è stata spianata dalle rivolte del 2011, dalla Tunisia alla Libia. Qualunque sia stato l’esito di quelle sollevazioni popolari, una faticosa transizione democratica a colpi di compromessi, come in Tunisia, o il caos libico e siriano, giovani popolazioni per decenni frustrate dal permanere di antichi despoti hanno capito di avere una voce. E di poter cambiare gli equilibri. È la prima volta però, in Algeria, che un dittatore è caduto senza scontri di piazza, senza violenze, attraverso una protesta collettiva non contrassegnata da simboli di partito o strumentalizzata da opposizioni. Le forze dell’ordine, forse in attesa della costruzione di un fragile compromesso politico nei corridoi del palazzo, hanno dall’altra parte evitato il confronto, e gestito la mobilitazione, memori del passato di sangue algerino. Dopo giorni di silenzio delle autorità davanti al gonfiarsi dei numeri del dissenso, il palazzo sembra aver trovato un compromesso.

  

La prima fotografia pubblicata ieri dall’agenzia ufficiale dopo le dichiarazioni scritte di Bouteflika è quella del presidente assieme al capo di stato maggiore, il generale Ahmed Gaid Salah. I militari, racconta l’immagine, appoggiano la transizione, che consiste per ora in un rimpasto di governo. Il premier Ahmed Ouyahia si è dimesso, ed è stato sostituito dal ministro dell’Interno Noureddine Bedoui. Il potente ministro degli Esteri, Ramtane Lamamra, diventa vicepremier, e resta capo della diplomazia. La vera novità è l’introduzione della carica di vicepresidente (senza però nominarne uno), quindi di quel piano B che finora era sempre mancato in Algeria, assieme all’idea stessa di un successore a Bouteflika. “Non ci sarà un quinto mandato e per me non è mai stato il caso, il mio stato di salute e la mia età non mi danno che un ultimo dovere verso il popolo algerino: il contributo alle fondamenta di una nuova Repubblica”, è scritto nel testo di Bouteflika. L’incarico del presidente scade il 28 aprile, e visto che non ci sarà un’elezione il rischio ora è che la nuova annunciata transizione possa sì aver scongiurato un quinto mandato, ma rischi di diventare una dilatazione temporale del quarto, nonostante le promesse. Ieri notte, la piazza algerina ha festeggiato un risultato storico per il paese, per la regione e l’intero mondo arabo, mentre sui social network c’è già chi esorta a non allentare la pressione sul regime, e mette in guardia: Bouteflika ha rinunciato a candidarsi, ma il voto è stato rinviato. E per ora, il leader resta a palazzo.

Di più su questi argomenti: